L’Archetipo Anno III n. 2, Dicembre 1997
I Quaderni

Attraverso la devozione la conoscenza può dignificarsi, sí da accedere al mondo spirituale. Questa “conoscenza”, la cui elaborazione deve divenire il contenuto della vita, per essere vera, per realizzarsi, deve essere consacrata, deve attraversare un processo di cristificazione. Il dolore del mondo ha questo senso.
Ciò che l’uomo chiama felicità è una routine banale, che non ha senso per chi conosce il sentiero iniziatico. Arte, sentimento, affetto, poesia, cultura, sono un illusorio bagaglio per chi non conosce il senso della “via”: nessuno, che non conosca la “via”, può amare gli altri: ama al massimo se stesso. È la routine dei dormenti che rendono piú difficile il passo a coloro che operano per lo spirito. Occorre sacrificio per costoro, ma non subire il loro condizionamento affettivo, o etico, o culturale o economico.
Amare è reincontrarsi dal segreto essere dell’altro. Come essere dell’amore, l’amato è sciolto dalla sua corporea configurazione, ma in esso si nega l’essere corporeo di colui che ama. Perciò l’amato, in quanto accogliente la negazione, ricostituisce la fiamma che ritorna ed ama, e lo scambio è continuo. La comunione è ininterrotta, se è consapevole la determinazione.
Perché la determinazione del cuore divenga luce della coscienza, è necessario il dolore. Il dolore attiva l’amore. La comunione è dunque reale, quando la negazione si continua sino a riaffermarsi come amore.
Questa aurea ascesa verso il Graal è il senso reale dell’incontro della coppia umana: incontro che investe tutti i piani: dallo spirituale all’animico, al corporeo. L’ascesa è all’altezza pura, al sacro mondo della luce creatrice.
Ma anzitutto è necessario ricostituire l’“androgine” spirituale. L’Io, penetrando nell’anima, deve andare a possedersi in quelle potenze profonde dell’essere corporeo in cui dormono “divinità” che attendono da un atto assoluto dello spirito la loro liberazione: normalmente da queste esso ora è privato del suo potere, in quanto preso dalla maya della separatività sensibile.
Il mistero dell’amore magico è un gioiello splendente nel segreto tessuto del cosmo terrestre: un’opera di redenzione angelica. È il senso della riascesa dalla sfera del falso sentimentalismo, della recitazione luciferica, della corruzione e della morte. È l’ascesa al San Graal.
Là dove le anime sono potenze di luce operanti per il bene della razza umana, il loro sentiero è sempre tracciato dalla fraternità del Graal.

Massimo Scaligero

(M. Scaligero, Manoscritti inediti, Quaderni II e III, Dicembre 1968)
© Tutti i diritti sono riservati
Per gentile concessione dell’Associazione Culturale Fondazione Massimo Scaligero

L'amor gentile

Krishna e la sua sposa Radha

L’amore di Krishna e Radha, sacro per i mistici indiani,
rappresenta l’unione dell’umano con il divino.


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