- C’era una volta un uomo che uscí nella notte
per cercare del fuoco. Andò di casa in casa picchiando:
- «Oh, buona gente, apritemi! La mia donna ha
dato alla luce un bambinello ed io devo avere del fuoco per lei e il
piccolo».
- Ma era notte profonda. Tutti dormivano, nessuno
ascoltava. L’uomo camminò a lungo, a lungo, finché notò un chiarore.
Si diresse verso quella parte e vide un fuoco bruciare all’aperto.
Intorno al fuoco c’era un gran numero di pecore addormentate e un
pastore a guardia del gregge.
- Quando l’uomo si avvicinò alle pecore, tre
grossi cani ai piedi del pastore si destarono e spalancarono le bocche per
abbaiare. Ma non si udí alcun latrato; poi, mostrando i terribili denti
aguzzi, si gettarono sull’uomo. Tentavano di addentarlo alla gola, alle
mani, alle gambe, ma i denti non riuscivano ad affondarsi nella carne.
Volle allora avvicinarsi al fuoco, ma le pecore giacevano cosí fitte, una
accostata all’altra, che a nessuno sarebbe riuscito passare. Ma egli
passò sui corpi delle pecore addormentate e nessuna si destò e nessuna
si mosse.
- Quando l’uomo giunse vicino al fuoco, il
pastore alzò gli occhi. Era costui una persona burbera e arcigna, dura
verso tutti. Vedendo lo straniero, afferrò il suo lungo bastone acuminato
e glielo lanciò contro con forza. Il bastone sibilò in aria e, quando
stava per colpire, deviò, andando a cadere lontano, nel campo. Ora l’uomo
si fece vicino al pastore e gli disse:
- «Amico, aiutami e dammi un po’ di fuoco. La
mia donna ha dato alla luce un bambinello e devo scaldare lei e il
piccino».
- Il pastore stava per rispondere sgarbatamente di
no, ma si ricordò che i cani non avevano morso, che le pecore non si
erano mosse, che il bastone aveva deviato; fu preso da timore e disse:
- «Prendine quanto ne vuoi!»
- Ma intanto non era rimasto piú né un ceppo
acceso né un ramo, solo una grande quantità di brace: e lo straniero non
aveva né pala né orciolo per prendere e portar via la brace.
- Appena il pastore se ne accorse, ripeté con
gioia cattiva:
- «Prendine quanto ne vuoi!» e pensava: “Non potrà prendere un bel
nulla!”.
- Ma l’uomo si chinò e con le mani prese i
carboni piú accesi e li mise nel mantello. I carboni non gli bruciarono
le mani né il mantello ed egli li portò via come se fossero noci e mele.
- Quando il perfido pastore vide questo strano
caso, cominciò a stupirsi.
- “Che notte è mai questa – pensava – che i
cani non mordono, le pecore non si spaventano, il fuoco non brucia?”
- E richiamò indietro lo straniero:
- «Che notte è questa, e come avviene che tutte
le cose hanno pietà di te?»
- «Non te lo posso dire, se non lo vedi da te!»
e cosí dicendo si ripose in cammino per portare il fuoco alla donna e al
bambinello.
- Ma il pastore era curioso di conoscere il
perché di quei fatti cosí strani e si levò in piedi e seguí da lontano
lo straniero. Vide che l’uomo non aveva nemmeno una capanna e la donna e
il bambinello giacevano in una grotta. Allora il pastore si sentí muovere
a compassione per il bambino che poteva morire di freddo nella grotta. E
cosí, senza quasi accorgersene, sciolse il sacco, ne tolse un caldo panno
di lana di pecora e lo diede allo straniero, perché ne facesse un
giaciglio per il bimbo.
- Allora, mentre il cuore del pastore si muoveva
alla pietà, egli vide quello che prima non aveva potuto vedere e udí
ciò che prima non aveva potuto udire.
- Intorno al bambinello era una fitta schiera di
piccoli angeli con le ali d’argento e tutti cantavano che nella notte
era nato il Salvatore, Colui che doveva salvare il mondo dai peccati. Era
grande giubilo, grande letizia e canti e suoni, là dove il pastore prima
non aveva potuto vedere alcuna cosa. Allora egli cadde in ginocchio e
ringraziò Dio.