Giuseppe
passava di casa in casa, per chiedere un po’ di asilo, alludendo alle
delicate condizioni della santa Sposa, ma non ottenne che ripulse.
Ritornato quindi sui suoi passi piú triste che mai, informò la diletta
Consorte di aver cercato inutilmente e poi soggiunse che conosceva un
sito alla periferia della città, dove i pastori solevano sostare nell’andare
a Betlemme con il gregge. Cosí avrebbero potuto trovare almeno un
riparo per la notte.
- Nella collina v’era
una grotta, dentro la quale Giuseppe cercò rifugio. Sulla stessa zona
rocciosa erano aperte altre caverne; uno stretto passaggio introduceva a
una specie di abitazione. La grotta era naturale, però una parte di
essa prospettava un riparo in muratura, aveva aperture protette
superiormente da grate, dalle quali entravano aria e luce. Dentro un’altra
grotta, piú ampia e calda, venne messo l’asinello di Giuseppe. In
essa s’internava un angolo abbastanza spazioso. Su quella parte della
grotta, di fronte all’entrata, si rifugiò la Vergine quando nacque la
“Luce del mondo”. Sulla zona a mezzogiorno stava il presepio, dove
il bambino Gesú fu adorato. Il presepio era scavato nella stessa
roccia, destinato ad abbeverar gli armenti. Su di esso v’era una
mangiatoia di legno. Davanti al presepio si sarebbe poi assisa la
Vergine con il bambino Gesú, quando sarebbero venuti i tre Re a offrire
i loro doni.
- Era abbastanza tardi
quando i santi Sposi si avvicinarono alla grotta. Giuseppe preparò un
posto per la soave Consorte, la quale l’occupò, mentre egli faceva un
po’ di luce e penetrava dentro la grotta. Giuseppe, dopo avere appeso
alla parete dell’ambiente una lampada accesa, le domandò umilmente
perdono di non aver potuto trovare un migliore rifugio, ma Ella si
sentiva felice e si coricò sul giaciglio preparato con involti e
coperte da Giuseppe.
- Poi egli usci di là
per attingere acqua e piú tardi si avviò verso la città per
provvedere l’indispensabile, tra cui un po’ di carbone. Ritornato
con carboni ardenti, accese un focherello e preparò un giaciglio sul
quale la santa Consorte potesse passar meno disagiatamente la notte.
Ella diceva che la nascita del divin Bambino sarebbe avvenuta a
mezzanotte, dacché si compivano allora nove mesi trascorsi dall’Annunciazione
dell’Arcangelo Gabriele. La Vergine domandò che si disponesse ogni
cosa cosí da poter onorare nel miglior modo l’entrata nel mondo del
Bambino promesso dall’Altissimo e concepito in modo soprannaturale.
Quando la Vergine confidò che si avvicinava l’ora del grande evento,
il Consorte accese varie lampade e poi uscí dalla grotta.
- Appena tornato, vide
la Vergine che pregava con lo sguardo fisso sul Pargoletto adagiato
davanti a Lei. Tutto luminoso, il Figlio di Dio e della Vergine era
coricato sopra un tappeto, davanti alla estatica sua Mamma. Giuseppe,
compreso di umiltà e fervore, si prostrò dinanzi al divino Neonato.