- Leonardo da Vinci voleva comporre e dipingere
una Cena meravigliosamente bella per varietà di espressioni e novità di
movimenti. Non pensava ad altro e meditava tutte le ore del giorno il
mistero di quella Cena, cercando di penetrare i sentimenti dei vari
personaggi, da Gesú, sublime nel suo sacrificio, a Giuda, disperato nel
suo tradimento; da San Giovanni, giovanissimo e bello, a San Pietro, irato
contro i persecutori. Per via il pittore scrutava i volti degli uomini, in
cerca di modelli adatti per le sue figure. Studiava le espressioni della
meraviglia, dell’incredulítà, dello sdegno, della rassegnazione, della
confidenza, nel viso di tutte le persone che vedeva. Osservava e annotava.
Meditava e correggeva.
- Fu visto di mattina presto salire sui palchi del
Cenacolo, in fretta, prima dell’alba, dopo una nottata di ricerca per un
tratto spirituale o un colore d’anima. A volte giungeva sul lavoro
soltanto a mezzogiorno, meditabondo. Prendeva il pennello, correggeva un
solo particolare e ripartiva. Sembrava che non lavorasse di buona voglia.
Il priore del Convento se ne lagnava. Invece Leonardo lavorava sempre,
anche quando non toccava il pennello. Lavorava mentalmente, pensando
sempre alla sua opera senza distrazione, cercando dentro di sé
suggerimenti e fuori di sé modelli.
- Un giorno incontrò in un giardino un bellissimo
giovane. Viso di un ovale perfetto, occhi sereni, naso retto, bocca dolce,
capelli biondi naturalmente inanellati sul collo. Era il ritratto della
purezza e della nobiltà, della confidenza e della generosità. Il pittore
gli si avvicinò e gli chiese se voleva fargli da modello per il San
Giovanni.
- In pochi giorni, lavorando con fervore, Leonardo
terminò la figura del piú giovane e piú puro degli Apostoli. Poi
ricominciò la ricerca e il tormento per le altre figure. Lavorò
saltuariamente, qualche volta dimenticando di andare a mangiare, qualche
giorno passando le ore tormentandosi la lunga barba. Trascorrevano i mesi,
trascorrevano gli anni. Il priore del convento si era già pentito di aver
affidato il lavoro ad un artista cosí lento. Si lagnò col duca di
Milano, il quale chiese a Leonardo il perché di tanto ritardo. Il pittore
gli rispose che gli mancavano due teste da fare, quella di Gesú e quella
di Giuda; quella del sommo amore e quella del piú triste peccato. Non
trovava modelli adeguati. Per il volto di Gesú attendeva un’interna
illuminazione, ma per quello di Giuda tutti i giorni egli si recava nei
luoghi frequentati dalla piú bassa umanità: bettole, trivi, bische.
- Una sera, al lume di una fiaccola, scorse la
faccia di un uomo quasi infernale, che spiava i dadi del gioco e dava in
orribili bestemmie. Leonardo attese nell’ombra che il crocchio dei
giocatori si disperdesse quasi al termine della notte. Seguí l’uomo, il
quale, avendo perso, aveva sul volto i tratti della disperazione.
- «Vuoi riavere i denari che hai perso al
gioco?» disse il pittore all’uomo col volto segnato dal vizio.
- «Cosí fosse!» rispose cupamente il giocatore.
- «Vieni con me, mi farai da modello».
- S’incamminarono per le vie della città. L’alba
già toccava le cime dei campanili quando giunsero a Santa Maria delle
Grazie. Entrarono nel Cenacolo ancora in ombra.
- Il pittore si mise a preparare i colori in
attesa della luce. L’uomo sopra una panca, muto, attendeva. Quando il
primo raggio del sole entrò dalle finestre e risvegliò i colori della
pittura, Leonardo invitò il modello sul palco:
- «Sali quassú».
- L’osservò. Il viso dell’uomo aveva
veramente i tratti di un Giuda: capelli ispidi, fronte aggrottata, occhi
biechi, bocca amara. Con alacrità si dette a ritrarlo in tutta la sua
bruttezza.
- A un tratto sente un singhiozzo. Si volge
meravigliato. Il suo modello piange.
- «Che hai? – chiede – Vuoi essere pagato
subito?»
- «No – risponde in lacrime l’uomo – piango
di come sono mutato».
- «Perché mutato? Non ti ho ritratto con
somiglianza?»
- «Sí, ma tre anni fa mi ritraeste ben
diverso».
- Nel dir questo l’uomo puntava il dito verso la
figura di San Giovanni.
- «Vedi com’ero allora? Io stesso ti servii di
modello per quella beata figura; e ora...»
- «Tu saresti dunque lo stesso uomo?» chiese
Leonardo meravigliato, quasi incredulo.
- «Purtroppo» gli rispose l’altro.
- «E che cosa hai fatto in questi anni per
ridurti cosí?»
- L’uomo errò con lo sguardo lungo la pittura,
poi lo fermò sulla figura di se stesso giovane e puro. Abbassò la testa
e rispose con pena:
- «Ho peccato».