L’Archetipo Anno III n. 14, Dicembre 1998

... E VENNE TRA NOI

 

Fino ai trent'anni preparò il Suo corpo, la Sua anima e la Sua mente: li temprò perché potessero accogliere e contenere l'essenza cristica. E quando ne fu permeato, la portò con modestia e coerenza.
Non scrisse libri, non costruí templi, non ebbe di Suo che la tunica inconsutile e i calzari.
A coloro che si perdevano dietro a complicate speculazioni filosofiche e sillogistiche mostrò l'efficacia di un linguaggio chiaro e diretto che, pur esprimendosi con semplicità in parabole, aveva l'assoluta potestà della sintesi e della logica piú raffinata, penetrando nei cuori della gente che L'ascoltava come la pioggia nelle zolle riarse e avide.
Non maneggiò denaro, non si occupò di politica, separò lo spirito dalla materia e Cesare da Dio.
Chiuse i libri della legge e aprí quello dell'Io interiore, facendo capire agli uomini che il Regno dei Cieli era alla loro portata in quanto essi erano figli di Dio, divina sostanza in divenire.
Perdonò, amò, pacificò, guarí, resuscitò. Eppure, mai personaggio della storia umana fu piú osteggiato, odiato, combattuto, tradito e vilipeso, e con Lui anche i valori e i simboli che aveva donato al mondo.
Nessuno piú di Lui fu mal compreso dai nemici come da molti dei Suoi stessi seguaci. Se la Terra ancora si dilania e soffre sotto il peso delle ingiustizie e degli errori, è perché gli uomini non hanno ancora accolto il Suo messaggio, il senso del Suo venire tra noi, a farsi carne e sangue, patire dolore e morte, vincere la materia con la resurrezione.
Egli è sempre lí nella Luce, nel punto cruciale in cui tutte le vie si congiungono. E attende: che finalmente ci sia dato capire il male che ci facciamo ogni giorno dimenticando chi veramente siamo e qual è il sentiero da percorrere per giungere a Lui.

Ovidio Tufelli

 

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