L'Archetipo Anno III n. 8, Giugno 1998

Pittura

I COLORI NELL'ARTE

Il bisogno di penetrare le leggi a cui sono soggetti i fenomeni del senso della vista nacque in Goethe dalla meditazione delle opere d'arte dei pittori. Ogni quadro gli presentava un enigma. Quale rapporto ha il chiaroscuro coi colori? Quale rapporto hanno i diversi colori fra loro? Perché il giallo risveglia un senso di serenità, e l'azzurro uno di serietà? La teoria newtoniana non poteva dare nessuna chiave per aprire questi misteri. Essa deduce tutti i colori dalla luce, li pone in serie l'uno accanto all'altro, e non dice nulla circa i loro rapporti con l'oscurità né circa i viventi rapporti dell'uno con l'altro. Dal punto di vista che Goethe raggiunge per vie sue proprie, egli può invece risolvere gli enigmi che l'arte gli aveva proposto. Il giallo deve possedere un carattere sereno, lieto, dolcemente attraente, essendo il colore piú prossimo alla luce. Sorge dalla piú leggera mitigazione della luce. L'azzurro fa pensare all'oscurità che in lui agisce. Perciò risveglia un senso di freddo, e "ricorda anche le ombre". Il giallo rossastro sorge da un'intensificazione del giallo dalla parte dell'oscuro. Grazie a questa intensificazíone cresce la sua energia. La serenità, la letizia, si tramutano in gioia piena. Quando l'intensificazione procede oltre, dal giallo rossastro al rosso giallastro (scarlatto), il senso di letizia e di gioia piena si trasforma in un'impressione di violenza. Il violetto è l'azzurro che tende al chiaro. La quiete e la freddezza dell'azzurro diventa cosí inquietudine. Tale inquietudine aumenta ancora nel rosso azzurrino (paonazzo), Il rosso puro (carminio) sta nel mezzo, fra il rosso giallastro e il rosso azzurrino. L'impetuosità del giallo rimane moderata, la quiete indolente dell'azzurro si anima e si ravviva. Il rosso dà l'impressione della soddisfazione ideale, della conciliazione dei contrari. Un senso di soddisfazione viene anche dal verde, che è un miscuglio di giallo e d'azzurro. Anzi, poiché ivi la serenità del giallo non è intensificata, e la quiete dell'azzurro non è turbata dal richiamo del rosso, la soddisfazione sarà piú pura di quella prodotta dal rosso stesso.
L'occhio, quando gli si mette dinanzi un colore, ne chiama subito un altro. Se vede il giallo, sorge subito in lui il desiderio del violetto; se percepisce l'azzurro, chiede l'aranciato, se vede il rosso, domanda il verde. Si comprende che sorga il senso della soddisfazione, quando si pone accanto ad un colore che è esibito all'occhio, un altro colore a cui l'occhio tende per sua natura. Dall'essenza dell'occhio risulta la legge dell'armonia dei colori. I colori che l'occhio vuole vicini fanno un effetto armonico. Se si trovano vicini due colori di cui l'uno non chiami l'altro, l'occhio viene stimolato a reagire. La combinazione di giallo e porpora ha qualche cosa d'unilaterale, ma di gaio e di ricco. L'occhio vuole il violetto accanto al giallo, per vivere a suo modo. Se viene il color porpora al posto del violetto, vuol dire che l'oggetto fa valere i suoi diritti di fronte a quelli dell'occhio: che non si adatta alle esigenze dell'organo. Combinazioni di tal genere servono a chiamar l'attenzione su quel che v'è di significativo nelle cose. Non vogliono soddisfare incondizionatamente, ma caratterizzare. A queste combinazioni caratteristiche si prestano i colori che non sono in opposizione diametrale fra loro, ma che non sono neppure l'uno sfumatura dell'altro. Combinazioni di quest'ultimo genere danno alle cose in cui si verificano una cert'aria di mancanza di carattere.
Goethe ha imparato a conoscere nella natura il divenire e l'essere dei fenomeni della luce e dei colori. Ma l'ha anche a sua volta riconosciuto nelle creazioni dei pittori, ove si trova innalzato a un gradino superiore, tradotto in spirituale. Mediante le sue osservazioni sulle percezioni visive, Goethe ha quindi acquistato una profonda visione del rapporto fra natura ed arte.

Rudolf Steiner

R. Steiner, Concezione goethiana del mondo, Carabba, Lanciano 1925


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