L'Archetipo Anno III n. 9, Luglio 1998

SITI E MITI

EXTERNSTEINE

Nella regione della Renania-Westfalia, nel cuore della Germania sassone, partendo dalla cittadina di Detmold ci si può addentrare nella Selva di Teutoburgo, una sconfinata distesa boschiva di abeti e faggi. È in quel fitto tenebrore di alberi secolari che, in una giornata dell'estate del 9 d.C., le tribú germaniche capeggiate da Arminio (Hermann) tesero un'imboscata alle legioni del Reno comandate da Publio Quintilio Varo, annientandone tre. Varo, ferito, si uccise, ma il suo sacrificio d'onore non bastò ad acquietare la frustrazione di Augusto che, dicono gli storici, andava di notte vagando per il palazzo imperiale invocando: "Varo, Varo, rendimi le mie legioni!"
Chissà se i Romani, transitando per la Selva, prima e dopo la débacle di Varo, fino alla risolutiva rivincita di Germanico nel 16 d.C., si rendevano conto di calpestare il suolo di uno dei santuari piú insigni e onorati della tradizione celtico-germanica: il Tempio del Sole nella zona detta "Externsteine". La traduzione del termine è, secondo alcuni esperti "pietre esterne, o aliene" oppure, e questa sembra la tesi piú accreditata, "pietre che vengono dalle stelle", ex sterne, appunto.
Si tratterebbe quindi di meteoriti del tipo delle Meteore greche, precipitate in quel luogo in epoca lontanissima e finite col fondersi con il paesaggio, ma non cosí completamente perché le popolazioni locali non si rendessero conto della loro estraneità alla configurazione morfologica del territorio, e le considerassero quindi sacre e dotate di poteri sovrannaturali. Le rocce basaltiche vennero pertanto scolpite con figure rappresentanti le divinità del pantheon germanico. Queste rimasero intatte fino al passaggio di Carlo Magno, il quale, in un rigurgito di ortodossia pseudo-cristiana, le fece cancellare, operando cosí una damnatio memoriae nella migliore tradizione fondamentalistica osservata da condottieri e demiurghi di varie fedi e appartenenza etnica in tutta la storia dell'umanità. Carlo Magno non riuscí però a svellere la grande Roccia dell'Aquila dalla quale i sacerdoti druidi parlavano al popolo, né ad estirpare la stele di pietra che, al centro di una grande nicchia, quando il sole la colpiva attraverso un foro circolare orientato a Nord-Est, serviva a segnare il solstizio d'estate e, nel corso dell'anno, le varie scansioni temporali utili a stabilire le cadenze rituali e agricole.
Anche qui come altrove, ovunque gli uomini vogliano, immergendosi nella pace metafisica dell'isolamento e dell'armonia naturale, propiziare l'incontro con la divinità, si rinvengono le caratteristiche ricorrenti che provano la qualità esoterica di un luogo: grotte di transito per la dimensione "oltre", sorgenti di purificazione, rocce emananti magnetismo, di cui anticamente, per osmosi, si caricavano le sacerdotesse addette alla divinazione. E tutto ciò avveniva spesso nonostante gli oltraggi portati nelle varie epoche dagli uomini votati alla materialità e alla contesa per il possesso dell'effimero transeunte.
Poco distante sorge il monumento eretto ai primi dell'Ottocento per commemorare Arminio. L'eroe germanico vi è raffigurato nell'atto di sguainare un'enorme spada, in cima a un articolato torrione. I visitatori, come per la Statua della Libertà, possono accedere all'interno e salire fin entro la statua del condottiero. Apologia del dominio e della potenza, per controbilanciare quella che i Romani sfoggiavano durante i loro trionfi.
La contrapposizione tra la spada e il caduceo, la guerra e la pace, è un male antico che divide gli uomini, li guida per una via opposta a quella che conduce alle stelle. Il Tempio del Sole, ricavato nelle rocce piovute sulla terra come dono cosmico, resta a monito e memoria del solo cammino che l'uomo dovrà percorrere per realizzare il Regno. Traguardo che egli dovrà raggiungere insieme a tutti gli altri uomini che si eleveranno al di sopra delle distinzioni etniche, politiche e ideologiche: impugnando la sola spada delle proprie virtú morali.


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