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La manipolazione del “genoma umano”, per cui si potrà in futuro
modificare i geni sbagliati che provocano gravi malattie, come è
considerata dalla Scienza dello Spirito? Se va a modificare il karma dell’individuo,
non scombina il suo progetto ante-nascita? Oppure è giusto contrastare
con tutti i mezzi la malattia, l’handicap?
Nei trapianti di organo in genere, in quello del cuore in particolare,
cosa succede dell’eterico e quindi a tutto l’essere spirituale del donatore,
che forse non si può sciogliere dai suoi involucri fino alla morte
del ricevente?
Nei cibi “transgenici” viene innestato un gene proveniente da un altro
vegetale o, addirittura, da un animale: questa commistione è un
disordine accettabile o condannabile?
È un’esigenza di tutti, in un periodo in cui continuamente viene
annunciato dai media che nuove frontiere della scienza sono state varcate,
il porsi tali domande, ma il discepolo della Scienza dello Spirito in particolare
ha il dovere di trovare dentro di sé le giuste risposte. I mirabolanti
raggiungimenti della medicina, della biologia e della tecnologia vengono
ogni giorno sbandierati per rassicurare l’uomo del fatto che la sua futura
permanenza sulla Terra sarà sempre piú lunga, comoda, ben
organizzata e naturalmente felice. In realtà, non esistono “scoperte”
in campo medico, biologico, scientifico, cosí come in ogni altro
campo dello scibile umano, che non siano ascrivibili alle Gerarchie Spirituali.
Queste le elargiscono come doni solo quando si giunge a meritarli, ma perché
ciò accada occorre il sacrificio personale di rari studiosi, veri
esploratori di nuovi territori, che siano disposti a dedicare le loro energie,
spesso le loro personali risorse economiche, talvolta la propria stessa
vita, a percorrere sentieri lontani dal tracciato seguito dalla scienza
ufficiale. Valga su tutti l’esempio del medico e biologo Luigi Di Bella.
Anche se riteniamo dunque di dover prendere le distanze dall’attuale
onnipervadente scienza materialistica, consideriamo comunque giusto che
l’uomo faccia quanto è in suo potere perché nascano individui
sani e armoniosamente costituiti. L’essere giunto alla conoscenza del DNA
e del genoma umano implica però alcune tragiche tentazioni, come
quella, ad esempio, di confezionare una razza di soggetti sani, intelligenti
e belli, dominante sul resto di una umanità lasciata all’azzardo
della cosiddetta “casualità biologica”. Inutile dire di quale grave
responsabilità si troverebbe a dover rispondere la scienza in una
simile eventualità. Lo spiritualista sa bene, in ogni caso, che
quanto spetta di peso karmico a un individuo nel suo arco esistenziale
dovrà ugualmente essere da questi affrontato e scontato, in una
forma o nell’altra.
Passando al problema dei trapianti, sappiamo che organi fondamentali
del nostro corpo fisico, come cuore, polmoni, milza e fegato, svolgono
una funzione che va ben al di là di quanto registrano le apparecchiature
di rilevazione o le analisi di laboratorio. Per gli organi che sovrintendono
alla digestione, ad esempio, si tratta di operare una completa trasformazione
di quanto come nutrimento ci giunge dall’esterno, per farlo divenire nostra
intima sostanza vitale. Per il cuore, tempio dell’Io, il còmpito
è ancora piú elevato e misterioso. Lí avviene il processo
di eterizzazione del sangue: ad ogni battito cardiaco il nostro fisico
tocca il divino e per un attimo si trasfigura. Quando ancora l’uomo possedeva
l’antica sapienza, il terapeuta si metteva in sintonia con il malato per
agire sul suo corpo eterico e sull’astrale, riequilibrando ciò che
traumi di ordine fisico o psichico avevano disarmonizzato. A misura che
ci si è allontanati dalle conoscenze spirituali, si è dovuti
ricorrere all’ausilio di sostanze esterne, vegetali, minerali o di sintesi,
per ottenere il recupero della salute. In passato, al termine dei lunghi
studi di medicina effettuati, nel giuramento di Ippocrate il neo-medico
doveva impegnarsi a non ricorrere alla chirurgia, metodo di intervento
meccanico delegato a persone di meno profonda preparazione. Oggi che parti
del corpo fisico vengono assimilate a pezzi di ricambio di un’automobile,
c’è chi preconizza efficienti e fornitissime banche d’organi, con
“donatori” tenuti in vita da sofisticate apparecchiature in grado di mantenerli
in attesa del giusto momento e del giusto “ricevente” per effettuare l’espianto.
Non è il caso di inoltrarci in ulteriori considerazioni nel merito,
a parte quella di un evidente legame karmico tra donatore e ricevente.
Riguardo alla necessità della persona che muore di sciogliere i
propri vincoli animici dal corpo eterico-fisico, Rudolf Steiner ci dice,
cosí come tuttora insegnano alcune religioni che hanno conservato
le antiche tradizioni, che la cremazione aiuta ad accelerare tale processo.
Possiamo quindi arrivare a ipotizzare che la sopravvivenza biologica persino
di un solo organo vitale potrebbe in effetti rallentarlo, se il donatore
disincarnato non avrà sviluppato un adeguato livello interiore durante
la vita.
Per quanto riguarda infine i cibi transgenici, grande inquietudine
ci coglie pensando al carico di errore umano che intere popolazioni, ignare
cavie, potrebbero scontare sulla propria salute. Vanno soprattutto considerati
gli scopi che ispirano la loro realizzazione, la quale deriva in massima
parte dagli interessi speculativi di alcune potenti multinazionali. Queste
dichiarano di svolgere ricerche volte ad alleviare condizioni di carenze
alimentari particolarmente drammatiche, al presente nel Terzo Mondo, e
in un futuro non auspicabile anche nelle aree industrializzate, qualora
la minaccia del degrado ecologico dovesse causare la rarefazione delle
risorse. Anche volendo portare l’esercizio della positività fino
a farci considerare sincere tali dichiarazioni, non possiamo, da spiritualisti,
non prendere atto dello sconfinamento oltre le barriere che la natura ha
posto come limite invalicabile fra le specie. Pensiamo agli esiti di sconsiderate
sperimentazioni sia sugli animali da allevamento, fatti crescere, nutriti,
trasportati e soppressi in modo spesso dissennato e crudele, sia sui vegetali,
che, trattati in modo da divenire piú produttivi e meno attaccabili
da parassiti, intemperie e sempre piú inquinanti insetticidi, diserbanti
e fungicidi, non contengono piú in sé la capacità
di riprodursi, essendo il loro seme sterile, inutilizzabile quindi per
una nuova semina. Ne deriverebbero aspetti devastanti per i piccoli coltivatori,
i quali non sarebbero economicamente in grado di rifornirsi dalle sunnominate
ditte, le sole in grado di mettere a disposizione l’ulteriore necessaria
semenza. Per riequilibrare il già sovvertito ordine naturale e sanare
una tanto depauperata terra, occorre un drastico coinvolgimento degli esseri
del mondo elementare, i quali si vedono continuamente costretti a rimediare
agli inevitabili disordini derivanti dall’incursione di malaccorti studiosi
in un terreno cosí complesso e delicato. Nonostante tale provvidenziale
aiuto, di questi incauti tentativi, è inutile dirlo, saremo tutti
destinati a pagare amaramente le spese, e con gli interessi.
Ciò che l’uomo conquista, e fra le più grandi conquiste
ci sono la salute e la sconfitta della fame nel mondo, lo deve al superamento
di prove karmiche individuali e collettive della società alla quale
appartiene: nulla vi è di scontato, automatico. Il progresso non
va avanti per forza d’inerzia: l’involuzione è dietro l’angolo come
lo hanno ampiamente dimostrato grandiose civiltà del passato di
cui la storia ci dà conto e insieme ad essa il rischio di permanere
nella pania del materialismo. Questo, necessario all’uomo per un breve
e già terminato periodo del proprio cammino evolutivo, lungi dal
risolvere i suoi problemi sempre ripullulanti, non può portare che
a un potenziamento della sua istintività e del suo egoismo. Occorre
riscuotersi dall’incantamento della materia e volgersi al vivente, del
quale gli studiosi hanno solo un astratto concetto, non la percezione.
Grandiosi saranno invece gli effettivi progressi della civiltà quando
l’uomo sarà finalmente in grado di riconoscere il limite della materia
e di superarlo per mezzo di una riconquistata libertà. La via da
percorrere, che ci è stata mirabilmente indicata dal Maestro d’Occidente,
è quella del “pensiero libero dai sensi”, l’unica capace di svincolarci
dalla fisicità e di farci tornare a percepire e comprendere l’essenza
del vivente.
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In
copertina: Robinet Testard -
Dama con Unicorno
miniatura francese, fine del XV secolo
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Di Lieto
Cura redazionale: Marina Sagramora
Autorizzazione Tribunale di Roma
N. 104/89 del 4.3.1989
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Mese di Giugno
2000
Programmazione html: Glauco
Di Lieto
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Numeri arretrati
Anno 1999:
Anno 2000:

Jean Fouquet
La Disputa tra Virtú e Fortuna
miniatura XV secolo
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Questa
miniatura su pergamena venne eseguita da Jean Fouquet a Tours nella seconda
metà del XV secolo, su commissione di Filippo il Buono, duca di
Borgogna. Costituisce il frontespizio dell’opera didattica in prosa e versi
dal titolo Discorsi di Virtú e Fortuna, composta nel 1447
da Martin Le Franc, poeta e retorico francese. L’opera, articolata in tre
libri, descrive e illustra gli argomenti portati dalle due contendenti,
Virtú e Fortuna, in appoggio alla pretesa di supremazia nella vita
degli uomini che ciascuna di esse avanza. Al centro del dipinto vediamo,
solennemente assisa sullo sgabello curule del giudizio, la Saggezza intenta
ad ascoltare le ragioni addotte dalle due rivali a sostegno della propria
causa. Alla sua sinistra è la Fortuna, che indossa un eccentrico
e frivolo abito multicolore, simbolo di precarietà e incostanza,
e ha una mano occupata ad azionare la ruota dell’azzardo che gira sospesa
sulla vertigine di un baratro. Con l’altra mano brandisce, quasi con fare
minaccioso, uno scettro dorato, mentre ai suoi piedi guata la civetta,
simbolo di angoscia e morte. L’ambigua figura, senza pupille, si staglia
contro uno squallido scenario segnato da alberi inariditi su cui incombe
un diruto castello infestato dai corvi, monito di rovina per chi si affida
alla sola Fortuna. Alla destra della Saggezza, serenamente espone le sue
motivazioni la Virtú, paludata di abiti regali ma composti; ai suoi
piedi, tra leggiadre infiorescenze, è il pavone, simbolo di lunga
vita e di rinascita. Alle spalle dell’armoniosa figura si delinea un idillico
paesaggio percorso da un calmo fiume ceruleo, al di là del quale
maestoso e turrito si erge, popolato da mirabili uccelli, il castello delle
conquiste morali e delle realizzazioni spirituali. Verso la Virtú
sembra già propendere il favorevole verdetto della Saggezza.
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