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Un detto cinese afferma: «Molte sono le religioni, ma una sola
la ragione». Questo per asserire che soltanto il giudizio umano è
in grado di assimilarsi alla verità e alla conoscenza. Le tre religioni
cinesi – l’universismo, il confucianesimo e il taoismo – non hanno quindi
rappresentato altro che strumenti, i cosiddetti “veicoli”, per giungere
alla comprensione finale e globale delle leggi che regolano il cosmo, per
accedere a una verità non trascendente e rivelata, bensí
immanente e concreta, collegata però alle strutture eterne ed armoniche
dell’universo. I massimi esponenti della religione cinese, Confucio e Lao-Tse,
piú che una Chiesa hanno fondato una scuola di pensiero, lasciando
detti e parabole, aneddoti e leggende, spesso tramandati solo oralmente.
Anche le varie dottrine derivate dall’insegnamento di questi due grandi
pensatori hanno fissato norme di condotta colme di significati simbolici,
il cui fine ultimo è quello di stabilire una relazione tra l’uomo
e il cosmo, tra l’individuo e la natura, tra lo stesso soggetto sociale
e la sua famiglia, tra il cittadino e lo Stato.
L’uomo deve accedere alla dimensione del Tien, il Cielo, che
è sopra tutte le cose create, fondamento della fede e della vita.
Il Cielo è il dominatore, il sovrano. Da lui emanano i princípi
della moralità e delle leggi che regolano le relazioni sociali.
Il Cielo è fondamento delle Li, le pratiche cerimoniali e
ritualistiche, osservando le quali l’uomo realizzerà il Tao,
concetto di causa prima e anima del mondo, uniformandosi ai canoni segreti
che ne reggono l’ordinamento.
Secondo le antiche credenze dell’universismo, riprese poi dal taoismo,
il cosmo è un organismo dinamico, i cui singoli elementi interagiscono.
Da ciò deriva che l’uomo deve conformarsi allo Spirito, al Tao
dell’universo, in uno scambio osmotico in base al quale cosmo e uomo
si influenzano vicendevolmente: le forze cosmiche agiscono sull’uomo e
questi, per converso, con il suo comportamento volto al male o al bene,
può condizionare quelle forze superiori rendendole favorevoli o
avverse alla sua stessa esistenza, in un circolare sinergismo senza principio
né fine, al di là del tempo e della storia.
Tale complesso ordine cosmologico e le sue connessioni con l’esistenza
dell’uomo e i fenomeni naturali si sono impressi in Cina, sin dalla piú
remota antichità, nelle consuetudini sociali, negli oggetti di uso
religioso e comune, nelle ornamentazioni delle opere d’arte, fino ad essere
simbolicamente rappresentati in abiti, gioielli e arredi che testimoniano
dell’inesauribile patrimonio fantastico e mitico di questo popolo.
L’immagine riprodotta a sinistra mostra un amuleto componibile nelle
otto forme simboliche, rappresentanti le fasi della creazione cosmica,
dall’Uno indiviso fino all’uomo realizzato. Partendo dal lato superiore
sinistro, le figure in successione descrivono infatti la discesa dal Celeste
all’umano, e la risalita che l’uomo deve compiere dalla dualità
all’unità del Tutto cosmico.
Il Tao, il Verbo, il principio immanente dell’Universo, si manifesta
creando il T’ai-chi (1), costituito
da sette mondi visibili e sette esoterici. Questa potenza dinamica, Te,
si attiva mediante il caos energetico (2),
che si organizza in forze cosmiche disposte secondo partiture spaziali
(i trigrammi Kua), sulle quali si regolano il tempo e le cadenze
naturali (3). Da tale organizzazione nasce
l’uovo cosmico (4), che racchiude il germe
di tutta la creazione, la Terra e il Cielo, la T’ien-ti. L’uovo
si divide (5) dando origine al dualismo cosmico,
alle due polarità Yin e Yang, principio maschile e
femminile. Dalla ritrovata unione di tale principio, dalla fusione del
maschile col femminile, scaturisce l’essere androginico (6),
l’unico in grado di realizzare la conoscenza del trascendente, attraverso
la quale egli ottiene l’illuminazione, espressa nel fiore di loto (7).
L’Uomo realizzato può riascoltare quindi la Voce del Cielo, simboleggiata
dal tamburo sacro (8), giungendo cosí
alla dimensione immortale taoista, il Chang Kuo-lao.

Il T’ai-chi
con il simbolo
dello Yin e Yang |
I trigrammi
Kua secondo
la disposizione geomantica |
| Gli otto trigrammi Kua,
variamente combinati, producono i sessantaquattro esagrammi che rappresentano
in termini simbolici l’evolversi delle vicende cosmiche, umane e naturali
sul piano materiale, morale e psichico. Gli oracoli dell’ I-King,
o Libro delle Mutazioni, interpretando tali simboli, dovevano guidare giorno
per giorno sia il popolo minuto, nelle sue grandi e piccole necessità,
sia soprattutto l’Imperatore ad assecondare i decreti del Cielo, quel Tao
appunto all’origine del Tutto cosmico. Essi illustrano inoltre le innumerevoli
congiunture e coincidenze che legano un fenomeno all’altro nel tempo e
nello spazio. La consultazione dell’ I-King veniva e viene tuttora
praticata utilizzando 49 steli di achillea, ritenuta un vivo ricettacolo
delle forze del Tao. |
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