REDAZIONE

 

Nella risposta al Sig. Riccardo Sampieri sul numero di agosto, leggo parole che mi sembrano a dir poco esagerate: …«L’essere al centro diviene per essi il vuoto abissale»... Riferendosi alla conquista del centro di sé non mi pare proprio si dovrebbe parlare di abisso, bensí di ottenimento di una radianza da cui gli altri dovrebbero venir attratti.

Stefano Cosimati

Rudolf Steiner evoca proprio la necessità della “caduta nell’abisso” in un suo mantra che recita cosí: «Non bisogna rinunciare al dramma della conoscenza / in cambio della grammatica della conoscenza. / Anche la paura non ci deve distogliere dal cadere nell’abisso dell’individuale, / poiché da questo abisso ci eleviamo in unione con molti spiriti / e ci sperimentiamo imparentati con essi. / In tal modo nasciamo a nuovo dal mondo spirituale. / Ma abbiamo accolto in noi la morte. / Siamo divenuti noi stessi distruttori di quanto è divenuto. / Questo vive spiritualmente attraverso di noi / noi siamo presenti nella sua distruzione».

La fine dell’articolo sul barone Ungern Sternberg, apparso a firma P. Filippani Ronconi nel numero di agosto di “Archetipo” merita una precisazione. Credo che come studiosi di Scienza dello Spirito dovremmo tener presenti alcune cose in merito ai rapporti fra Antroposofia ed ambienti occultistici legati all’estrema destra tedesca dopo la Prima Guerra Mondiale. Sul “simbolo solare” proveniente dall’Asia, la swastika, Rudolf Steiner espresse, a quanto riferisce S. Rihouët-Coroze nella sua biografia del Dottore, serie preoccupazioni: evidentemente l’occhio del veggente percepiva sia il fascino che esso avrebbe esercitato sulle masse dell’Europa Centrale riducendole allo stesso livello di quelle bolsceviche sia gli orrori di cui sarebbe stato segno. Esso era fra l’altro da oltre un decennio “patrimonio” di circoli occultistici anticristiani (ed antisteineriani) attivi in Germania ed Austria, sotto il magistero controiniziatico di Guido List, di Lanz Von Liebenfels e di Rudolf Glauer “von Sebottendorff”, tre dei “padri spirituali” del NSDAP di Hitler, e fu adottato da tale partito nel 1919. Va detto inoltre che i giovani intellettuali della “Thule” consideravano Steiner un nemico da eliminare, tant’è che nel 1922 il Dottore evitò di un soffio, sembra grazie all’intervento di W.J. Stein, le loro pallottole. Da allora Egli non poté piú parlare a Monaco, luogo dell’attentato. Questi alcuni dei fatti: certamente manca lo spazio per un’analisi minimamente approfondita di tali fenomeni storici, tuttavia credo che tentare di accreditare un’origine “solare” del nazionalsocialismo sia un vero e proprio capovolgimento della verità.

Andrea Franco

La nostra redazione si ritiene onorata di aver potuto ospitare lo scritto di una personalità del livello del Prof. Pio Filippani Ronconi, profondo conoscitore della storia e della simbologia orientale, il quale ha efficacemente illustrato uno straordinario personaggio che ha agito in un territorio lontano dai resoconti storici normalmente portati al pubblico. Quanto alla runa, o croce gammata, o svastica, o ruota della vita, o ruota della reincarnazione – a seconda delle interpretazioni dei molteplici popoli che l’hanno assunta tra le proprie raffigurazioni allegoriche – essa è un simbolo molto elevato, considerato da Rudolf Steiner la rappresentazione di un chakra. Ne è fregiato lo stesso Goetheanum, al suo ingresso, ed è anche riportato su alcune pubblicazioni antroposofiche, sempre rappresentato in senso destrogiro, mentre quello sinistrogiro è piú pertinente a molte tradizioni orientali. Si tratta effettivamente di un simbolo solare, come piú estesamente illustrato in un articolo a firma Ovidio Tufelli dal titolo “L’eterno divenire” che compare in questo stesso numero. Il fatto che il nazionalsocialismo lo abbia adottato come emblema non vuol dire che sia diventato un logo esclusivo di quel movimento politico. La croce nelle sue varie figurazioni, come quella della svastica, è patrimonio archetipico dell’umanità intera e vale come segno del suo anelito al divino. Per questo essa divenne, in varie epoche e modalità, il sigillo iniziatico di circoli esoterici impegnati nella ricerca spirituale, come la Teosofia di cui anche Rudolf Steiner per un periodo fece parte.

…Come riuscire ad andare incontro alle persone che ci circondano, in casa e nell’ambiente di lavoro, stabilendo contatti “veri” e non solo di “buon vicinato” o di amena compagnia festaiola o di reciproco aiuto quando non di complicità fra colleghi? Mi accorgo infatti che per quanto si cerchi, tali rapporti non arrivano mai a superare la barriera che l’egoismo di ognuno frappone fra sé e gli altri.

Girolamo Sorbilli

Il vero rapporto con gli altri sorgerà quando l’uomo avrà trasformato se stesso attraverso un serio e costante impegno nella disciplina interiore, in particolare nell’ascesi del pensiero, che gli permetterà di realizzare il proprio Io. Come disse un giorno a tale proposito il Maestro d’Occidente: «Ritrovato il sentiero piú segreto del pensiero, là dove s’immerge nella tenebra della Terra, la forza scaturisce pura e primordiale là dove è veduta operare alla conoscenza del mondo, nel percepire e nel rappresentare. È la stessa forza sconosciuta, perché immediata, senza forma, donata sino all’essenza, sino a che alla sua donazione subentra il processo periferico dell’ego, la struttura soggettivo-materialistica del sapere. Questa forza è l’impeto vero dell’Opera, perché l’immediatezza dell’Io muove in essa. Occorre attingere a questa forza per operare nel mondo, per accendere incontri in cui si redima la natura egoica piú profonda, e dalle tenebre dell’anima scaturisca di nuovo la Luce».

Accuso ogni giorno di piú il peso degli anni con la relativa, inevitabile difficoltà ad agire liberamente. Il decadimento fisico mi spaventa, e temo quello mentale. Ho spesso bisogno di aiuto per affrontare problemi pratici che in passato ero io a risolvere per gli altri. E mi domando quale sia lo scopo della vecchiaia, che togliendoci le forze ci fa pesare sulle persone che ci stanno vicine, le quali spesso mal sopportano il condizionamento imposto dalla nostra presenza…

Quintilio Paratore

La vecchiaia è necessaria quando lo Spirito, che dagli anni chiede un’evoluzione, per limitata che sia, non ha conseguito ancora il punto cui era destinato. Dopo la formazione dei corpi fisico, eterico e astrale, in cui l’Io deve svolgere il proprio còmpito sulla Terra, e dopo il loro sviluppo e maturazione, c’è il riassorbimento dell’uno nell’altro. Quindi l’astrale assorbe l’eterico e l’eterico il fisico. Da ciò deriva il decadimento fisico che si palesa in età avanzata. Dobbiamo valutare positivamente il tempo concessoci per riuscire a raggiungere il livello dettato dal karma. In pari modo, l’individuo provato dagli anni sollecita in chi gli è accanto un sentimento di pietà e devozione, cui consegue un giusto atteggiamento di sollecita assistenza e servizio, fruttifero per chi lo esercita.

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In copertina: Arcangelo Michele, dipinto su tavola
di Mara Maccari eseguito secondo i canoni
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