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Attraverso le difficili e negative esperienze vissute in campo sentimentale mi sono chiusa anche alle esperienze spirituali, e ho perduto la connessione con ciò che, in un felice periodo della mia vita, sentivo in me come reale comunione con il divino…

Gabriella Panicucci

Con il massimo impegno di volontà dobbiamo lavorare allo sviluppo della nostra interiorità, soprattutto praticando i cinque esercizi fondamentali, in particolare la concentrazione, cosí da trovare il contatto profondo con il nostro Io. Solo identificando l’Io con il centro di sé, si può accogliere in sé l’essenza, il Logos. La massima autoaffermazione è la massima negazione di sé: «Non io, ma il Cristo in me». Nell’assoluto erigersi al centro di sé, dimentichi di sé, si ritrova ciò a cui si apre, mediante il dolore e l’oscurità, l’anima dell’uomo.

Dovendo esporre in estrema sintesi l’idea prima della Scienza dello Spirito, la sua origine e il suo fine ultimo, a quale opera di Rudolf Steiner potrei in particolare riferirmi?…

Eugenio Fradelletti

Racconta W.J. Stein che egli un giorno domandò a R. Steiner: «Che resterà della Sua opera nei millenni?» e questi gli rispose: «Null’altro che la Filosofia della Libertà. Ma in essa è contenuto tutto il resto. Se qualcuno realizza l’atto di libertà descrittovi, trova tutto il contenuto dell’antroposofia».

…Mentre riesco a comprendere la realtà dell’Io come controparte spirituale dell’ego che agisce nella quotidianità, non sono ancora giunto a cogliere il senso e la realtà dell’anima, che resta per me un insondabile mistero…

Marzio Abbagnati

Il Maestro d’Occidente ci ha spesso, nelle sue parole, lasciato intravedere il mistero dell’anima e il compito umano che consiste nel conoscerla e identificarsi pienamente con essa. Egli affermava che la forma dell’eternità rivela entità che sono sostanzialmente le forze segrete e sconosciute dell’anima: l’individualità non si realizza prima di assumerle come sue o identificarsi con la loro essenza. L’Io che crei come causa dell’essere, dal nulla, in realtà attinge alla forza da cui esso stesso origina o di cui è origine: questo è un lavorare nel silenzio della notte, ossia nella solitudine e nel segreto dell’anima: non nella notte temporale, ma nelle ore del giorno o della notte in cui è possibile ritirarsi nell’intimo profondo dell’anima per ritrovarvi il Divino: è come un andare a fondo nella tenebra dell’anima, un penetrarla sino a esaurirla, sino a vedere il primo splendore di ciò che non conosce tenebra. È un discendere, ritornando a essere ciò che realmente si è.

…Ci troviamo in alcuni momenti della vita a subire prevaricazioni gravi e reiterate tanto nella sfera sociale quanto in quella privata. È giusto in tal caso denunciare agli organi giudiziari chi si rende colpevole di queste vessazioni nei nostri confronti? In alternativa all’azione legale c’è spesso la tentazione di farsi giustizia da sé. Esiste una terza via, piú consona a chi segue la Scienza dello Spirito?

Saturnino Facchinetti

Nel caso ci accada di dover subire vessazioni, possiamo, certo, rispondere in base alle leggi civili, denunciando, oppure, con una sommaria giustizia personale, ritorcendo. Ma sappiamo che il Mondo spirituale tiene conto sia delle offese che ci vengono fatte sia del nostro modo di reagire ad esse. Se sopporteremo le prove che il destino ci porta incontro, accettandole, sarà il “Signore del karma” a sciogliere per noi i nodi esistenziali, anche quelli piú pesanti che crediamo insolubili, e a “rimettere i nostri debiti”.
Maître Philippe, nel trattare l’argomento dei rapporti sociali, si riferisce proprio all’atteggiamento che un vero cristiano deve tenere in una situazione come quella contenuta nella domanda, e precisa: «…soprattutto, ciò che non bisogna fare è di denunciare un colpevole; chi compie questo atto meritorio di non denunciare può essere certo di diventare un giorno l’angelo custode di un colpevole, per il quale potrà ottenere il perdono del Cielo, o avere nella sua famiglia, fino alla settima generazione, un colpevole che sarà perdonato per il suo atto meritorio e sfuggirà al castigo»*.

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*A. Hael, Vita e parole di Maître Philippe, Edel, Roma 1988

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