Antroposofia

Le tappe dell’ascesa sono rappresentate da Giove, Venere e Vulcano, quelle della discesa da Lucifero, Arimane e Sorat.
Ascesa significa riassunzione nello Spirito dell’anima e del corpo. In altre parole: graduale e progressiva estensione dell’Io a tutti gli arti dell’entità umana.
Discesa o, per meglio dire, precipitosa caduta, significa assorbimento dello Spirito nella materia. In altre parole: perdita della coscienza fino al punto da ridurre l’essere umano a un automa meccanico.
Noi possiamo occuparci ora soltanto dell’evoluzione ascendente, che riporta l’uomo a quelle altezze spirituali da cui è disceso. La via dell’ascesa è segnata da due fatti d’importanza cosmica: la grazia del Cristo e la libertà umana. La grazia del Cristo significa che ora la via c’è, è aperta a tutti, e la libertà umana significa che può percorrerla chiunque veramente lo voglia. L’uomo è libero d’inserirsi nuovamente nell’ordinamento divino del mondo o di uscirne definitivamente fuori sotto l’impulso anticristico degli Oppositori.
Sul presente gradino d’evoluzione terrestre, l’uomo è dotato dell’Io. Egli è dunque Spirito. E come Spirito libero può ritornare nella sfera della necessità divina oppure smarrirsi nell’inferno del piú sfrenato arbitrio demoniaco.
Vi è una sfera della realtà in cui libertà umana e necessità divina s’incontrano. Essa ci viene descritta nella Filosofia della Libertà come sfera dell’intuizione morale, cioè del pensiero che libero da ogni emozione personale s’innalza all’oggettiva realtà del mondo.
Per mezzo dei sensi corporei l’uomo può percepire la molteplicità delle cose esistenti. La realtà che vede in tal modo materialmente gli si presenta come disordinata e senza fini. Arimane può perciò indurlo a impossessarsi della realtà materiale e di inserire in essa fini personali. In tal modo il mondo esterno viene distaccato dall’ordinamento cosmico divino.
Però l’uomo è dotato anche di pensiero che gli permette la contemplazione spirituale della realtà. Cosí alla visione sensibile di ciò che sta dispiegato nello spazio e nel tempo, si contrappone la contemplazione spirituale di ciò che perdura nell’eterno. Questo duplice aspetto della realtà impone all’uomo una decisione. Egli può preferire la sfera della materia per la realizzazione dei suoi fini personali egoistici. Per tale via cade nelle tenebre dell’Io inferiore. Oppure può riconoscere l’ordinamento cosmico divino del mondo come appare nella sfera dello Spirito e diventare un collaboratore degli Esseri creatori. Egli può dire: «Io liberamente voglio ciò che nel mondo esterno mi si presenta come necessità divina».
La decisione di essere un libero collaboratore degli Dei, dischiude all’uomo tutto l’avvenire. Cosí il suo essere umano cresce e riceve luce da tutto il cosmo.
Perché non vi è contraddizione tra libero volere umano e necessità divina? Perché è volontà degli Dei creare l’uomo, e l’uomo che con atto libero fa propria questa volontà, diventa autocreatore. Perciò la strada dell’ascesa porta all’accrescimento, all’illuminazione cosmica dell’essere umano. L’uomo si sa creato dagli Dei e, accogliendo in sé la loro oggettiva volontà, egli stesso partecipa alla propria creazione. I fini dell’universo gli si rivelano come fini del suo essere. Egli guarda nell’universo per vedere ciò ch’egli stesso deve diventare. «Io sarò ciò che il Mondo fu», queste parole danno il senso di ciò che è l’illuminazione dell’Io umano per opera della Luce dei Mondi.
Gli Oppositori però sono tali appunto perché non vogliono piú ciò che vuole obiettivamente il cosmo. Gli Oppositori non vogliono l’uomo, vogliono se stessi. Perciò l’uomo che si lascia sedurre da Lucifero e Arimane, comincia a minare il suo essere e, pur illudendosi di avere una libera volontà, diventa il loro schiavo. Le due vie che stanno aperte dinanzi all’uomo sono dunque quella dell’autocreazione e quella dell’autodistruzione.
Ora possiamo comprendere le seguenti parole della Pietra Fondamentale:

Esercita la contemplazione dello Spirito
nella calma del pensiero,
dove per la visione degli eterni fini
segnati dalla divinità,
l’Io dell’uomo con libero volere
alla Luce dei Mondi
s’illumina.

Questa piena illuminazione dell’Io umano alla Luce dei Mondi, verrà esperimentata dall’uomo in tutta la sua potenza durante l’evoluzione di Giove. Ma ora è già in via verso quella lontana meta.
Nella sfera dello Spirito pensante, come abbiamo visto, l’Io dell’uomo s’illumina alla Luce dei Mondi. Ciò che determina questa illuminazione è la visione degli eterni fini stabiliti dalla Divinità.
Ora ci resta da considerare che cosa avviene nella sfera dell’anima, dove domina l’azione del tempo. Dobbiamo, prima di tutto, richiamare nella nostra mente i concetti che già ci siamo formati sul valore del tempo. Abbiamo detto che il tempo fa scorrere nella nostra vita individuale l’universale vita dei mondi. Il tempo fa che il mondo esteriore diventi mondo interiore e che l’uomo come anima si senta profondamente congiunto con l’obiettiva realtà dell’universo.
Questa congiunzione che per l’uomo terrestre avviene nella sfera dell’anima come fatto personale, può essere effettuata su di un gradino superiore dell’esistenza. L’uomo esperimenterà questa congiunzione superiore tra mondo esterno e mondo interno durante l’evoluzione di Venere. Allora per la sua anima non passeranno piú onde di sentimenti personali, come riflesso di esperienze esterne, ma fluiranno gli stessi eventi cosmici. Questa è la vera natura del sentimento cosmico: esso non è un riflesso personale, ma contiene realmente esseri e fatti del mondo. Su questo grado dell’evoluzione, l’anima può essere abbracciata dall’Io ed elevata nella sfera dello Spirito. Nel suo Io, l’uomo non sperimenta soltanto il proprio essere, ma anche quello degli altri. Il suo contenuto è ora dato dallo stesso contenuto dell’universo. Su un gradino precedente d’evoluzione (Giove), ha contemplato i fini dell’universo e li ha riconosciuti come fini propri. Perciò ha detto: Io sarò ciò che il mondo fu. Cosí accettando in sé la volontà degli Esseri creatori, è diventato il loro collaboratore, il creatore di se stesso.
Ora invece (Venere) non vede soltanto i fini del mondo, ma lo stesso piano della creazione divina fluisce in lui e si congiunge con il suo Io. Perciò sente di partecipare al divenire generale del cosmo. Non si sa solo creato dagli Dei e autocreato da se stesso, ma esperimenta la sua creazione come creazione d’esseri. Sa che creando se stesso, partecipa alla creazione degli Spiriti che lo creano. Il suo Io è congiunto con l’Io dei Mondi. Ora può dire: «Io sono ciò che il mondo è».
Leggiamo il brano della Pietra Fondamentale che si riferisce a questa poderosa realtà dell’evoluzione umana, che l’uomo esperimenterà durante l’esistenza di Venere.

Esercita il senso dello Spirito
nell’equilibrio dell’anima,
dove per l’azione del fluire
dei cosmici eventi,
l’Io dell’uomo con l’Io dei Mondi
si congiunge.

Sebbene queste parole veramente sacre si riferiscano a una meta assai lontana dell’evoluzione umana, l’uomo è già ora in via verso quel culmine della sua ascesa spirituale, perché in lui già agisce la forza dell’Io.
Per la visione dei fini eterni stabiliti dagli Esseri divini all’evoluzione del mondo, l’Io s’illumina nella sfera del pensiero; per l’azione del fluire dei cosmici eventi, l’Io dell’uomo si congiunge con l’Io divino nella sfera del sentimento.
Ora dobbiamo considerare che cosa avviene quando lo Spirito umano, nella fase ascendente della sua evoluzione, riesce a penetrare fino alla base primordiale del suo essere, cioè il corpo fisico.
Nell’anima, come abbiamo visto, il divenire del mondo fluisce con il grande fiume del tempo. L’uomo partecipa a questo divenire generale dell’universo intimamente congiunto con esso. Egli non è ancora il tutto, ma parte integrale del tutto.
Nel corpo non è piú possibile neanche una distinzione formale tra essere e essere, perché se l’anima è tempo, il corpo è spazio, contiene cioè la totalità indivisibile dell’esistenza universale.
Se l’Io nello Spirito si è illuminato in virtú della visione dei fini eterni, se l’Io nell’anima si è congiunto con l’Io universale in virtú dell’azione degli eventi cosmici, l’Io nel corpo è destinato a immedesimarsi con l’assoluto. Qui non c’è piú visione di una meta da raggiungere, perché siamo già eternamente nella meta, qui non c’è piú azione di eventi, perché tutto è eterno compimento, qui c’è solo potenza di essere.
Non cerchiamo di comprendere piú di tanto; è assai piú saggio e fruttuoso chinare la fronte riverenti dinanzi a questi sublimi arcani della divinità. Per il terzo Logos creare significa ordinare la realtà secondo il suo fine prestabilito; per il secondo Logos creare significa agire nel senso della volontà divina: ma il primo Logos crea senza visione di fini e senza azioni esterne. La sua è una creazione senza atto. Basta la pura e semplice presenza del suo essere, perché la creazione avvenga (ma questa parola non è giusta, perché in realtà non avviene nulla). Nei riguardi dell’umanità, possiamo soltanto dire: «Per il fatto che Dio è, l’uomo è».
Leggiamo le parole della Pietra Fondamentale che si riferiscono a questo lontanissimo mistero dell’evoluzione umana:

Esercita la memoria dello Spirito
nelle profondità dell’anima,
dove per la potenza dell’essere
del Creatore dei Mondi,
l’Io dell’uomo nell’Io divino
si sostanzia.

Dobbiamo rilevare che l’espressione italiana “si sostanzia”, usata anche dagli altri traduttori, non dà che minimamente il senso radicale del tedesco “erweset”. Perché non è da intendersi che l’Io dell’uomo prenda nutrimento dall’Io divino, ma che esista come vero essere solo in quanto esiste nell’Io divino. Questa forma di esistenza, l’uomo la esperimenterà appena durante l’evoluzione di Vulcano, quando il suo corpo sarà diventato Uomo-Spirito. Allora, esercitando la sua memoria cosmica, che lo riporterà indietro fino a Saturno, potrà dire: «Io fui ciò che il mondo sarà».
Cosí manifesterà la sua volontà cosmica. E quale essere creatore, consustanziato con il divino ed eterno Creatore dei Mondi, si accingerà a creare egli stesso un nuovo universo tra gl’infiniti esistenti.
Questi sono i gradi dell’ascesa spirituale dell’uomo. Noi li abbiamo oggi semplicemente indicati. Nelle opere e nelle conferenze di Rudolf Steiner possiamo trovare in proposito particolari precisi e concreti, cosí lontani da ogni possibile immaginazione umana, che l’anima nostra avvicinandosi a queste verità eccelse ne resta profondamente scossa.
In linea generale possiamo dire che il senso dell’evoluzione umana è questo: l’uomo fa progressivamente suo, congiunge con il suo essere ciò che le sublimi Entità delle Gerarchie gli hanno donato. Appunto per il fatto di poter fare ciò egli, oltre che corpo e anima, è anche Spirito.
Perciò l’evoluzione umana si svolge in due fasi: quella discendente, rappresentata da Saturno, Sole e Luna, in cui operano i creatori dell’uomo, e quella ascendente segnata dalle tappe di Giove, Venere e Vulcano, in cui l’uomo ricrea – non si può dire diversamente – se stesso.
La Terra rappresenta il grande punto di svolta. Sulla Terra l’uomo appare per la prima volta come Spirito, perché gli viene infuso l’Io. Abbiamo già visto che l’uomo, al grado d’evoluzione in cui si trova oggi, non può assolutamente concepire che cosa sia l’Io nella sua altissima realtà spirituale.
Il mistero dell’Io comincia già per il fatto che l’Io non ha una base sostanziale. La Scienza dello Spirito c’insegna che il corpo fisico ha per base la sostanza sacrificale dei Troni, il corpo eterico ha per base la sostanza sacrificale degli Spiriti della Saggezza, il corpo astrale ha per base la sostanza sacrificale degli Spiriti del Movimento. Ora non possiamo dire nello stesso senso che l’Io ha per base la sostanza degli Spiriti della Forma, anche se questi Spiriti sono i veri donatori dell’Io.
L’Io non ha sostanza alcuna che lo sostenga, perché si sostiene di per sé. Esso è per la coscienza umana abituale il nulla assoluto. Questo nulla fa però sí che l’uomo senta la realtà che viene in suo contatto, come essere proprio.
Diciamo: la realtà materiale sta in quel nulla che è lo spazio; la realtà spirituale sta in quel nulla che è l’Io.
Perciò come lo spazio ha la coscienza di contenere tutto, cosí anche l’Io ha la coscienza di contenere tutta la realtà. Naturalmente l’Io umano non è ancora tanto sviluppato da avere questa coscienza onnicosmica. L’avrà appena su Vulcano. Già però sulla Terra può esperimentare la natura dell’Io entro il mondo dei suoi pensieri. Parleremo in seguito di questa prima specialissima esperienza che ha l’uomo della realtà spirituale. Oggi concludiamo fermando il nostro pensiero sul secondo grande mistero dell’Io:

«Io sono: ciò che è, è in me».

Fortunato Pavisi (6. Fine)

dalla conferenza La Pietra Fondamentale – “L’uomo quale Spirito” tenuta a Trieste il 22 febbraio 1948