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…Massimo
Scaligero esortava affinché ciascuno di noi operi in
favore del karma del popolo. Cosa intendeva? Quando si
opera per il karma del popolo? Pensavo che, a meno che uno
fosse investito di una particolare missione, si operi
sempre per il karma del popolo nel senso che si
contribuisce all’evoluzione complessiva quando il
singolo risolve in sé la sua parte di “carico”.
Aurelio Riccioli
- Ogni discepolo della Scienza
dello Spirito ha la possibilità, attraverso lo sviluppo
dell’Io cosciente, di operare fattivamente al proprio
destino, collaborando al contempo al karma collettivo del
proprio popolo e quindi dell’intera umanità. Ognuno di
noi è investito di una missione, non solo personale, ma
nei confronti degli altri: in primo luogo del “prossimo”,
cioè l’ambito familiare e sociale in cui viene a
nascere, poi del suo luogo d’origine, poi della sua
patria e infine, piú in generale, della Terra. Ogni
nostra decisione, ogni nostro gesto, si riverbera sugli
altri, con effettiva, a volte impensabile, incisività. Il
nucleo fondamentale dell’antroposofia è l’annuncio
dato da Rudolf Steiner del ritorno del Cristo eterico
sulla Terra a partire dalla metà del XX secolo. Tale
evento, già sperimentato da alcuni, diverrà operante per
tutti coloro che si mettono nel giusto rapporto con l’Essere
Solare: ognuno potrà incontrarlo, e trasformare di
conseguenza la propria vita. Se poniamo il Logos al centro
di ogni nostro lavoro, anche quello minimo della nostra
quotidianità, avendo come fine il collegamento con Lui,
ogni nostro gesto acquisterà una valenza positiva che,
aggiunta a quella di altri che agiranno con le nostre
stesse intenzioni, darà la possibilità alla Luce
cristica di illuminare la tenebra della materia. Possiamo
prendere ad esempio non solo i grandi Maestri, investiti
di una particolare missione, ma l’oscuro caso, almeno
all’inizio, di una fanciulla non tanto istruita, non
troppo sviluppata, sembrava, né fisicamente né
intellettualmente, che di fronte al dolore di una città
come Calcutta, dove ogni giorno assisteva alla morte di
poveri esseri abbandonati per le strade, vide in loro la
Luce del Cristo e decise di raccoglierli, portarli al
coperto, di assisterli e di dar loro una morte dignitosa.
Madre Teresa non ha pensato di operare per il mondo
intero, non ha deciso di incidere sul destino di un
popolo, o dell’intera umanità: è partita da quel che
vedeva intorno a sé e ha fatto il collegamento con il
Logos. La Potenza spirituale chiamata in causa ha fatto il
resto, contagiando positivamente tante altre anime, che si
sono fatte coinvolgere da una missione cosí altruistica e
necessaria, non solo nella lontana India, ma anche nelle
degradate realtà urbane delle nostre disumane metropoli.
Come ogni sasso lanciato nell’acqua provoca cerchi che
si allargano e muovono altra acqua, ogni nostro gesto
provoca conseguenze che si allargano molto oltre ciò che
possiamo prevedere. Conoscendo la legge del karma, il
segreto è di collegare ogni nostro atto con il Signore
del karma, il Cristo, offrendo a Lui le nostre azioni,
perché attraverso di noi si compia ciò che può giovare
al nostro prossimo, e di conseguenza al mondo.
-
…Sento
il rischio di “autolimitarmi” nel seguire alcune cose
che mi riempiono l’anima di letizia come l’ascolto di
musica pop (Elton John, Battiato, Beatles), la pratica di
sport come il tennis ed il calcetto (a proposito Scaligero
non ammirava l’impegno e la dedizione degli atleti?), solo
perché la Scienza dello Spirito non li contempla. Mi
piacerebbe che con il tempo cambiasse il mio pensiero ed il
mio cuore e che questo possa avvenire davvero per convinzione
e non perché mi è stato dettato dalla Scienza dello
Spirito che per es. riconosce in Bruckner un genio musicale
e nei musicisti di musica pop o moderna degli esecutori di
Arimane.
Cius Po
- Non ci risulta che la Scienza
dello Spirito stabilisca delle regole in materia di musica o
di sport, né in alcuna altra materia, trattandosi di una
via di libertà, non di una setta o di una Chiesa. Non
esistono dogmi, ma comportamenti che via via ognuno sente
piú consoni al proprio autonomo sviluppo spirituale. Ci
sono dei “consigli utili” per lavorare meglio durante
gli esercizi, come quello dell’evitare gli alcolici.
Spesso però accade che alcuni antroposofi si facciano delle
leggi e le ammanniscano ad altri, superando di gran lunga
quanto lo stesso Steiner dava come orientamento di massima,
da modificare a seconda della persona, dei tempi, delle
occasioni e cosí via. Ognuno sa benissimo se quello che sta
facendo è lecito o illecito, non perché segue una
dottrina, ma perché dà ascolto alla propria voce
interiore. Prendendo come esempio il vegetarianesimo, non si
può pretenderlo dagli altri: prima o poi si arriverà al
punto di porsi per conto proprio il problema di non
sopprimere una vita, di non nuocere alle creature viventi
che hanno un’anima (appunto si chiamano “animali”). E
allo stesso modo si può arrivare a stabilire di fare o di
non fare qualcosa, ma sempre per decisione spontanea, non
dettata da imposizioni esterne. Questo rende ogni iniziativa
piú meritevole, perché non subíta come costrizione, ma
voluta in piena autonomia.
Gli
avvenimenti che si preparano nello scenario internazionale
lasciano capire chiaramente che di nuovo l’umanità
progetta di risolvere i problemi della violenza e del
terrorismo con le stesse armi e gli stessi metodi
utilizzati da queste due degenerazioni. Come si pone di
fronte a una simile evenienza il pensiero della Scienza
dello Spirito?
Andreina Bonajuti
In una conferenza tenuta il 29
settembre 1917, Rudolf Steiner aveva affrontato il tema con
una sorta di parabola per noi esemplare: «Immaginiamo una
schiera di bambini che rompano vasi, piatti, bicchieri e
tutto quanto hanno nella casa dei genitori: li si guarda e
si pensa come si possano fermare, perché essi corrono
sempre in cucina e nella stanza da pranzo dove ci sono gli
oggetti da rompere. Alla fine si scopre come poterli
fermare: un certo numero di persone, magari quelle che
vorrebbero educarli, stabiliscono di prendere e rompere
tutto quanto è fragile, fino a che non ci sia altro. Allora
nulla viene piú rotto, e la distruzione finisce! Non so
quanti non stimerebbero matti educatori del genere. Tutti ne
converranno. Se però gente che si ritiene saggia grida nel
mondo che si deve continuare la guerra sanguinosa fino a che
non vi sia la pace, che si deve prima distruggere tutto
affinché sulla terra non siano piú possibili distruzioni,
ciò viene considerata saggezza. È considerata saggezza
continuare a uccidere per eliminare le uccisioni, per
combatterle. Per chi abbia ancora un barlume di logica
questa non è piú saggezza, come non lo è quella dell’educatore
di una schiera di bambini che dica: affinché piú nulla
venga distrutto vedo di raccogliere tutto alla svelta, in
modo che venga rotto anche l’ultimo pezzo; cosí piú
nulla verrà distrutto. Come mai la gente chiama sciocchezza
l’ultima affermazione, e la prima politica dell’avvenire?
Perché i pensieri degli uomini si fermano oggi dove
dovrebbero diventare piú intensi, dove cioè si riferiscono
ai grandi problemi del destino».
Nella
trasmissione televisiva “Serial killer: predatori di
uomini” vengono poste in primo piano le figure dei
cosiddetti ‘mostri’, cercando, in modo a mio avviso del
tutto insufficiente, di spiegarne in qualche modo il
comportamento. La diagnosi psichiatrica o
(pseudo)psicoanalitica piú citata delinea, in quel
contesto, buona parte degli omicidi seriali, a sfondo
sessuale-rituale, come individui che traggono prima piacere
fisico nell’arrecare sofferenza ad un altro essere umano,
fino alla sua soppressione (fisica), salvo poi farne in
alcuni casi cimelio, trofeo, a volte anche feticcio dei
resti (mortali). So che Rudolf Steiner parlava in alcune
occasioni di magia nera e di ostacolatori ancora piú
potenti di Lucifero e Arimane. Dal momento che l’‘abitudine
culturale’ porta univocamente a lacunose spiegazioni
freudiane del genere ‘binomio amore-morte’, vorrei avere
qualche delucidazione in senso scientifico-spirituale, con
particolare riferimento a forme di ritualità cogente,
distruttiva, inversa e ‘autoerotica’ come quella che
sembra muovere all’azione i suddetti pluriomicidi.
Lorenzo Marinoni
- Premesso che ci si domanda spesso
cosa spinga i telespettatori ad abbeverarsi delle immagini
ammannite attraverso il tubo catodico, con malcelata
compiacenza, da trasmissioni che si autodefiniscono
informative in senso medico-scientifico, possiamo tentare
una spiegazione della recrudescenza nei tempi attuali degli
omicidi seriali, e in alcuni casi dei loro risvolti
magico-rituali, riferendoci alla visione dell’Apocalisse
commentata da Rudolf Steiner nelle conferenze che tenne a
Norimberga nel giugno 1908. In esse vengono illustrate le
devianze che conformeranno in maniera mostruosa gli uomini
che non avranno accolto in sé il principio del Cristo in
una futura epoca, quando potente sarà sulla terra la corte
degli Asura, dèmoni che già oggi vi sono presenti e
lavorano, in particolar modo dal 1998, al servizio dell’Anticristo,
del “dragone” simboleggiato dal numero 666, denominato
nell’Apocalisse “la Bestia con due corna”: «Entro il
nostro orizzonte appare la divisione dell’umanità in un
lontanissimo avvenire: gli eletti del Cristo, che saranno
alla fine i maghi bianchi, e gli avversari, i selvaggi
stregoni, i maghi neri che non si possono staccare dalla
materia e che lo scrittore dell’Apocalisse rappresenta
come coloro che fornicano con la materia. Di conseguenza
tutto quell’esercitare la magia nera, l’unione che nasce
fra l’uomo e l’indurimento nella materia, si presenta
dinanzi alla sua anima di veggente nella grande Babilonia,
nella comunità che riunisce tutti coloro che esercitano la
magia nera; si ha cosí la spaventosa unione, o meglio la
selvaggia unione, tra l’uomo e le forze della materia
degradata. …Quando esista l’intenzione di ferite o
tagliare un essere vivente con il proposito di sentire della
felicità nel suo dolore, si ha l’abbiccí della magia
nera». I pluriomicidi cui ci si riferisce si avviano a
collocarsi, in maniera ancora non del tutto consapevole,
nella schiera di quelli che lotteranno contro il Cristo e i
suoi fedeli seguaci. Lo sviluppo spirituale di questi ultimi
permetterà il recupero di molte anime che si affacceranno
sull’abisso, mentre quelle che non vorranno essere salvate
vi sprofonderanno. Il pensiero di una tale possibilità non
può che spronarci a pretendere il massimo da noi stessi.
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Vediamo
la mimosa germogliare
precoce, solitaria nel giardino,
e stupefatti ne scorriamo i rami
toccati dal prodigio che rinnova
speranze di radiosa primavera
ora che il tempo indugia nel letargo
di semi e frutti al grembo della terra
e brucia quanto resta dell’annata
per darci nuovi giorni, nuovi fiori.
A breve ruoteremo la clessidra
e quale fu la sabbia del passato
tali saranno i grani del futuro,
uguale lo scandire, uguale il suono
dei palpiti che muovono la vita
in tono con la musica del cuore,
col nostro intendimento che non muta.
Promettiamoci amore, tutto il resto
è fuoco d’artificio che stupisce
ma dura quanto brilla il sortilegio
del gioco fatuo di zampilli e scoppi,
festa la cui esultanza già svanisce
lasciandoci piú vuoti, piú delusi.
Fortuna, vanità, successo e grazia
saranno come sabbia di clessidra
che ruota all’estro lieve della mano.
Promettiamoci amore, e tanto basta. |
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