- Si domanda – e questa domanda
appare molto ovvia – quale posizione assuma la Scienza
dello Spirito o Antroposofia di fronte alla vita religiosa.
A ciò si può rispondere che essa, per la sua stessa
essenza, non entrerà mai in modo immediato nel campo della
vita religiosa, non interverrà mai in alcuna confessione
religiosa. Vorrei, a questo riguardo, spiegarmi come segue.
Supponiamo di occuparci di scienza naturale. Non ci
figureremo mai, pel fatto che acquistiamo delle cognizioni
intorno alla natura, di poter creare alcunché entro la
natura medesima. La conoscenza della natura non crea cosa
alcuna nella natura. Cosí non ci figureremo mai, per il
fatto che acquistiamo cognizioni intorno ai rapporti
spirituali, di poter creare alcunché nel campo dei fatti
spirituali. Noi osserviamo i rapporti spirituali. La Scienza
dello Spinto tenta di penetrare nei segreti dei rapporti
spirituali del mondo. Le religioni sono, nella vita storica
dell’umanità, dei fatti. La Scienza dello Spirito
può certamente estendersi a studiare anche le
manifestazioni spirituali che nel corso dell’evoluzione
del mondo si affermarono sotto forma di religione, ma non
può mai voler creare una religione, come la scienza
naturale non si abbandona all’illusione di creare alcuna
cosa in natura. Epperò, nell’ambito della concezione
universale della Scienza dello Spirito, le confessioni
religiose piú diverse potranno vivere insieme e tendere
alla conoscenza dei fatti spirituali nella pace piú
perfetta e nella piú completa armonia; di modo che la
convinzione religiosa del singolo individuo non ne verrà
minimamente pregiudicata. Né ciò che l’uomo trova nella
Scienza dello Spirito potrà in qualsivoglia modo
pregiudicare l’intensità nelle pratiche della sua
confessione religiosa e del suo culto. Al contrario, si può
dire che la scienza naturale, come si è manifestata in
questi ultimi secoli, ha molto spesso allontanato gli uomini
da un’interpretazione religiosa della vita, della
religiosità intima, vera. Con la Scienza dello Spirito
invece facciamo l’esperienza che molte persone,
allontanate dalla vita religiosa per influsso delle mezze
verità delle scienze naturali, possono, appunto dalla
Scienza spirituale, esservi ricondotte. Nessuno ha bisogno
di venir distolto dalla sua vita religiosa per influsso
della Scienza dello Spirito. Quindi non si può dire che la
Scienza dello Spirito, come tale, sia una confessione
religiosa; essa né intende creare una confessione
religiosa, né intende in alcun modo mutare l’uomo in
rapporto alla sua confessione religiosa.
- Tuttavia sembra che alcuni si
preoccupino della religione degli antroposofi. La verità è
che non si può nemmeno parlare di una religione degli
antroposofi, poiché in seno alla Società Antroposofica
sono rappresentate tutte le confessioni religiose, e nessuno
viene impedito di praticare la propria religione nel modo
piú pieno, piú ampio e piú intenso. Solo che la Scienza
dello Spirito, volendo comprendere nel campo delle sue
osservazioni tutto il mondo, vuole considerare anche la vita
storica, e anche la spiritualità superiore penetrata entro
la vita storica. Il fatto che per questo motivo essa studi
anche le religioni, non contraddice assolutamente a quanto
ho asserito or ora. Cosí avviene che lo studio dell’Universo,
coltivato nell’ambito della Scienza dello Spirito, deve in
certo modo approfondire l’uomo anche in rapporto agli
oggetti della vita religiosa.
- Ma quando, per esempio, si fa
rimprovero a questa Scienza dello Spirito di non parlare di
un Dio personale, quando si dice che io stesso preferisco
parlare della Divinità, invece che di Dio; quando si
sostiene che quello che nella Scienza dello Spirito è
denominato “il Divino” assume un carattere analogo al
Panteismo dei Monisti e dei Naturalisti, tutto ciò è
precisamente l’opposto della verità. Appunto perché
dalla Scienza dello Spirito si viene condotti verso reali
entità spirituali, anche verso la reale entità che l’uomo
è dopo la morte, appunto per il fatto che si viene condotti
verso Esseri spirituali concreti, reali, si arriva pure a
poter comprendere pienamente, perfettamente, come sarebbe
poco consono il professare un Panteismo, e come sia cosa del
tutto insensata voler negare in Dio la personalità. Al
contrario, tutto ciò porta a riconoscere che si può
parlare non solo di una personalità, ma perfino di una
super-personalità di Dio. La confutazione piú radicale del
Panteismo si può trovare appunto mediante l’Antroposofia.
- E se lo scienziato dello Spirito
è tutto compreso di profonda reverenza, allorché, mosso
dai sentimenti suscitati in lui dal suo studio, accenna
rispettoso al Divino, si dovrà dunque muovergliene
rimprovero? Quante volte fra i nostri amici si ripete: «Noi
viviamo, operiamo e siamo in Dio». E colui che vuol
comprendere Dio con un concetto, non sa che tutti i
concetti insieme non possono comprendere Dio, perché tutti
i concetti sono in Dio. Ma il riconoscere Dio come un
Ente che ha personalità in un senso molto piú sublime che
l’uomo, in un senso che neppure per mezzo della Scienza
spirituale si può pienamente intuire, questo appunto
diventa per l’uomo una cosa, direi, naturale, grazie all’Antroposofia.
I concetti religiosi non vengono da essa annebbiati nel
senso panteistico, ma vengono, secondo la loro essenza,
approfonditi. E se essa afferma che Dio si può rivelare
anche nel nostro proprio cuore, nella nostra propria anima,
questa è, d’altronde, una convinzione comune a molte
persone religiose; si è anche sempre ripetutamente
insistito che non per questo può essere questione di voler
divinizzare l’uomo.
- Spesso, a questo proposito, ho
usato questa similitudine: se dico che una goccia tolta dal
mare è acqua, affermo forse che la goccia d’acqua è il
mare? Se dico che nella singola anima umana parla qualcosa
di divino, una goccia del mare dell’infinito Divino,
affermo forse qualcosa che divinizza la singola anima umana,
che accomuni Dio e la Natura alla maniera panteistica? No e
poi no. E se infine, in virtú di certi sentimenti
fondamentali che vengono suscitati appunto dall’Antroposofia,
spesso il nome di Dio non viene da noi, per reverenza,
pronunciato, ma espresso con una perifrasi, si può
veramente, dal punto di vista religioso, biasimarcene? Non
dice persino uno dei dieci comandamenti: «Non nominare il
nome dell’Iddio tuo invano?». E non può darsi che se il
Nome di Dio, fra noi, non viene pronunciato ad ogni momento,
ciò sia appunto per uno stimolo al fedele adempimento di
questo precetto?
- E il nome di Cristo e l’entità
del Cristo? Signori, si può veramente dire che la Scienza
dello Spirito fa ogni sforzo per comprendere l’entità
del Cristo, e che non ne risulta alcun dissenso tra ciò ch’essa
dice a questo riguardo e ciò che, su basi veritiere, può
affermare qualsiasi confessione religiosa. Solo che, appunto
su questo campo, c’imbattiamo in un fenomeno ben
singolare. Viene, per esempio, un tale e dice di aver questa
o quella concezione, questo o quel sentimento rispetto al
Cristo, a Gesú, e noi gli diciamo: certamente, questi
sentimenti noi li riconosciamo come assolutamente
giustificati; soltanto, la Scienza spirituale conduce a
pensare ancora dell’altro intorno al Cristo. Essa non nega
la parte che tu ammetti, accetta la parte tua. Solo deve
aggiungervi ancora molte altre cose.
Appunto
per il fatto che l’Antroposofia allarga lo sguardo
spirituale, l’occhio dell’anima, sul mondo dello
Spirito, diventa necessario, per esempio, non soltanto di
riconoscere in quell’Essere, al quale il cristiano eleva
lo sguardo come al suo Cristo, Colui che visse sulla terra,
ma di stabilire un nesso fra questo Essere e il complesso
del Cosmo. E da questo, altre cose conseguono. Ma nulla di
ciò che ne consegue sminuisce il riconoscimento del Cristo;
anzi, ne viene aumentato e allargato tutto ciò che intorno
al Cristo può dire una persona religiosa, una persona
veramente, cristianamente religiosa. E quando il concetto
che l’Antroposofia ha del Cristo viene attaccato, si ha l’impressione
come se qualcuno ci venisse a dire: «Io, del Cristo, dico
questo e questo; voi lo credete?». Noi gli rispondiamo:
«Sí, ci crediamo anche noi». E lui: «Però voi non
credete soltanto questo, credete anche dell’altro!» Ed
ecco ciò ch’egli non ci permette! Egli non si contenta
che noi consentiamo a quanto egli afferma, ma ci proibisce
di dire del Cristo cose ancora piú grandi, ancora piú
sublimi di quelle ch’egli stesso vuol dirne.
- Ma, o Signori, io domando se può
essere considerato eresia il dire, come fa la Scienza dello
Spirito, fondandosi sulla sua osservazione della
spiritualità che regge e governa tutta l’evoluzione
terrestre, riguardo agli uomini e agli altri esseri: «Tutta
questa esistenza terrestre non avrebbe senso alcuno per l’Universo
se in seno ad essa non si fosse svolto il Mistero del
Golgota». Di piú, l’investigatore spirituale deve
aggiungere: «Se gli abitanti di qualsiasi mondo remoto
potessero guardare giú sulla terra e osservare che cosa è,
essi non vedrebbero alcun significato in tutta l’evoluzione
della terra, se su questa terra non avesse vissuto, non
fosse morto e risuscitato il Cristo. È l’avvenimento del
Golgota che dà alla vita terrena un senso e un contenuto
per l’Universo». Se penetraste in ciò che è veramente
la Scienza dello Spirito, vedreste che la venerazione per il
Cristo, la devozione al Cristo, non possono davvero venir
sminuite da questa indagine, ma, al contrario, elevate e
sublimate.