Redazione

…Vorrei tentare di avvicinarmi alla comprensione della prossima festività della Pentecoste, alla quale, assai diversamente che a quella del Natale e a quella della Pasqua, mi riesce difficile partecipare pienamente con la mia interiorità.

Rina Satriani

La festività della Pentecoste sarà sempre piú sentita nel futuro, ma già da ora dovremmo intonarci ad essa con i giusti pensieri e la piú adatta disposizione d’animo, aiutati dalla lettura, ad esempio, di quanto donatoci al riguardo da Rudolf Steiner nella conferenza La Pentecoste cosmica, tenuta a Cristiania (Oslo) il 17 maggio 1923, da cui stralciamo il brano seguente: «…Sappiamo, mediante la conoscenza scientifico-spirituale, che quando il Cristo ebbe abbandonato il corpo di Gesú di Nazareth, Egli tornò spiritualmente fra i suoi discepoli, e ancora li ammaestrava. Ma la forza che era stata data ai discepoli e agli apostoli perché potessero ricevere gli insegnamenti del Cristo, anche quando Egli appariva loro solo in un corpo spirituale, dopo qualche tempo andò perduta per loro. C’è un momento nella vita dei discepoli del Cristo Gesú in cui essi si dissero: «Noi lo abbiamo veduto: ora non lo vediamo piú. Dal cielo è disceso fra noi sulla terra. Ma dove è andato ora?». Il ricordo di questo momento in cui i discepoli credettero di aver nuovamente perduto la presenza del Cristo, è tenuto vivo nella festa cristiana dell’Ascensione. Vi è conservato vivo il ricordo del fatto che, per la coscienza del discepolo, era di nuovo scomparso l’Alto Spirito solare che in Gesú di Nazareth ha vissuto sulla terra. Dopo che i discepoli del Cristo ebbero fatto questa esperienza, scese su di loro una tristezza che non può essere paragonata con nessun’altra tristezza della terra. Negli antichi Misteri, quando si celebrava il culto del Sole e si deponeva l’immagine del Dio nella terra per trarla fuori solo dopo tre giorni, le anime erano prese da grande tristezza per la morte del Dio. Ma non era una tristezza paragonabile a quella scesa nei cuori dei discepoli del Cristo Gesú. Vedete, miei cari amici, ogni vera grande conoscenza è nata dal dolore e dall’angoscia. E se con i mezzi di conoscenza della Scienza dello Spirito si tenta di percorrere la via verso i mondi superiori, si potrà giungere a una meta soltanto se si è passati per il dolore. Senza aver sofferto, senza avere molto sofferto ed essersi poi liberati da ciò che il dolore ha di depressivo, non si può conoscere il mondo spirituale. Nei dieci giorni che fanno seguito all’Ascensione, i discepoli hanno immensamente sofferto, perché la visione del Cristo era per loro svanita. Da questo dolore, da questa tristezza immensa, si generò quello che chiamiamo il Mistero della Pentecoste. …Questo è ciò che i discepoli sentirono come Mistero della Pentecoste: “Il Cristo stesso è disceso sulla terra. Nel nostro cuore sorge la sua forza come forza che assicura l’immortalità agli uomini”. Si deve prendere molto seriamente, e in tutta la sua profondità, ogni affermazione del Cristo, per esempio questa: “Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dei tempi”. E se si può prendere con piena serietà nella sua profondità spirituale un’affermazione come questa, ci si conquisterà anche l’accesso a questa conoscenza: “Non solo al principio dell’era nostra stava fra noi il Cristo: Egli c’è sempre. Egli ci parla, purché Lo vogliamo ascoltare. Ma per poterLo ascoltare, dobbiamo, grazie alla Scienza dello Spirito, imparare di nuovo a vedere in ogni essere materiale qualche cosa di spirituale: spiritualità nella pietra, spiritualità nella pianta, spiritualità negli animali, spiritualità negli uomini, spiritualità nelle nubi, spiritualità nelle stelle, spiritualità nel Sole. Se, attraverso la materia, ritroviamo di nuovo lo Spirito nella sua realtà, allora apriamo la nostra anima umana anche alla voce del Cristo, il quale ci vuole parlare, purché noi vogliamo udirlo”. L’Antroposofia afferma che lo Spirito è in tutta la natura. E afferma anche che esso domina su tutta la storia dell’umanità; cosí come afferma che la terra ha riconquistato il suo significato solo mediante il Mistero del Golgota. Il significato della terra, prima del Mistero del Golgota, era sul Sole. Dopo il Mistero del Golgota, esso è congiunto con la terra stessa. Questo l’Antroposofia vorrebbe far comprendere agli uomini come perenne mistero della Pentecoste. …Mediante l’Antroposofia dobbiamo cercare la via al Cristo vivente, e sentire che con ciò può rinnovarsi in ogni antroposofo il primo Mistero di Pentecoste, cosí che sorga in lui la conoscenza del Cristo, ed egli si senta riscaldato e illuminato dalle lingue di fuoco della conoscenza cristiana del mondo. Che la nostra via verso la spiritualità per mezzo dell’Antroposofia sia allo stesso tempo la via al Cristo mediante lo Spirito. Se un piccolo numero di uomini si volge a questo con serietà, questo Mistero di Pentecoste prenderà sempre piú radice in molti uomini del presente e ancor piú dell’avvenire. E allora verrà ciò di cui l’umanità tanto necessita per il suo risanamento, per la sua salvezza. A una nuova comprensione umana parlerà lo Spirito di salvezza, lo Spirito che sana i mali delle anime, e che il Cristo ha mandato. Verrà, miei cari amici, ciò di cui l’umanità ha bisogno: la Pentecoste cosmica».

 

Mara Maccari «I santi Boris e Gleb a cavallo»
Icona tratta da un dipinto di pittore anonimo del XIV secolo

I due Santi Protomartiri dell’antica Russia

I due fratelli Boris e Gleb erano i figli piú giovani di Vladimiro, principe della provincia russa di Kiev. Nel 988 si convertirono al cristianesimo e si fecero battezzare. Alla loro maggiore età il padre affidò loro la cura dei territori rispettivamente di Ryazan e Murom, dove furono amati e apprezzati per le loro virtú di compassione e carità, e sul loro esempio i locali abitanti ricevettero in gran numero il Battesimo.
La loro popolarità cresceva ogni giorno e suscitò la gelosia del fratello piú grande, Svyatopolk, che congiurò contro di loro per farli uccidere. Benché avvertiti delle intenzioni del fratello, i due non vollero armarsi contro di lui. Raggiunti dai sicari, furono barbaramente trucidati e il loro corpo occultato senza degna sepoltura.
Quando anni dopo Yaroslav succedette al feroce Svyatopolk e fece ricercare le spoglie dei due principi, il loro cadavere fu trovato incorrotto. Benché il loro martirio non sia avvenuto a causa della loro fede, la Chiesa bizantina li considera martiri a tutti gli effetti, in quanto, a imitazione del Cristo, offrirono la loro vita quali agnelli sacrificali pur di non opporre violenza a violenza. Molti miracoli sono avvenuti nei secoli per loro intercessione, ed essi sono tuttora venerati e ricordati come suprema testimonianza di fede cristiana.