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…Ho
a che fare con una mia nevrosi “atavica” che è legata
alla paura che l’aereo caschi. Per fortuna sto
diventando abbastanza fatalista e credo che sia l’atteggiamento
giusto anche in chiave spirituale, nel senso che se
dovesse accadere il peggio sarà stato comunque volontà
di Dio. Per quanto riguarda le nuvole, pensavo che per
potermi distrarre dall’ansia durante il volo sarebbe
stato opportuno concentrarsi sulla meraviglia del cielo, e
questo spesso lo faccio, ma quando arrivano i nuvoloni
pieni di pioggia... La mia domanda è: se l’umanità
fosse amore, come sarebbe il mondo? Ci sarebbero la
pioggia, i fulmini, gli uragani ecc?…
Cius Po
- La “paura di volare” è del
tutto naturale e molto piú diffusa di quanto si pensi:
molte persone la provano, anche se non la confessano. Ciò
dipende soprattutto dalla consapevolezza dell’inadeguatezza
del velivolo, che riesce ad innalzarsi e a sostenersi in
aria solo in virtú di una contrapposizione e non perché
sfrutti una legge che domina la gravità. Grandi passi
saranno da fare nel campo della locomozione, soprattutto di
quella aerea. Diceva Rudolf Steiner che un giorno, quando l’uomo
lo meriterà, tornerà a conoscere e a comprendere l’eterico,
riuscendo in tal modo a utilizzarne le leggi, che sono
quelle che governano ad esempio la crescita delle piante.
Nel frattempo, dobbiamo accontentarci di aeromobili fallaci
– ma fortunatamente poi non tanto – avendo la
consapevolezza che il karma ci preserverà da imprevisti che
non siano in linea con gli eventi da noi maturati. Piú che
distrarsi con le nuvole, sarebbe meglio cercare di fare un
esercizio, impegnando cosí mente e volontà in maniera
proficua. L’uomo influisce in maniera determinante sul
tempo atmosferico, il quale non è altro che il ritorno all’esterno
di ciò che abbiamo emesso dalla nostra interiorità. E
questo è oggi particolarmente evidente: aridità che si
alterna a nubifragio: disamore e istintività.
…Mi
diletto di pittura, e dato che seguo anche la Scienza
dello Spirito, cerco con i miei quadri di esprimere in
qualche modo la mia interiorità, attraverso una
rappresentazione di paesaggi visti in maniera
personalmente “rivisitata”. Qualche giorno fa un
esperto d’arte ha visto i miei lavori e, pur
apprezzandoli, mi ha detto che oggi si è tornati al
realistico, anzi all’iperrealistico, o al neomanierismo,
e che dovrei rendere i miei lavori quanto piú fotografici
possibile. È veramente questo il presente o il futuro
dell’arte?
Salvo Ferranti
Speriamo sinceramente che non lo
sia. Questo “esperto” voleva forse solo dare un suo
consiglio in campo commerciale. Probabilmente, dopo l’indigestione
d’arte astratta subita fino a tempi recenti, oggi il
compratore si è volto a soggetti piú comprensibili e di
maggiore decoro. Chi però non cerca sbocchi commerciali, ma
“si diletta”, ovvero fa dell’arte una via del proprio
personale processo formativo, può accogliere in sé quanto
affermato da Rudolf Steiner in Concezione goethiana del
mondo: un artista veramente valido non è quello che dà
all’osservatore l’impressione di una fedele riproduzione
di una realtà, ma quello che nelle sue opere ci costringe
ad accompagnarlo in una continuazione creativa del processo
mondiale.
È
possibile stabilire un’età limite a partire dalla quale
iniziare l’esercizio della concentrazione? Può essere
inserita nel sistema educativo del bambino almeno una
forma preparatoria agli esercizi della meditazione e della
concentrazione?
Remo Corbani
- Secondo il Maestro d’Occidente,
la concentrazione non dovrebbe essere iniziata prima dei
ventuno anni. Il sistema educativo del fanciullo, in senso
veramente steineriano, dovrebbe soprattutto sviluppare una
coscienza immaginativa, senza però privare il bambino
delle normali esperienze che deve compiere per prendere
realmente contatto con il mondo e non trovarsi poi “spostato”
nella vita, una volta raggiunta l’età adulta. Pur
riconoscendo che ci sono attualmente molte persone di
buona volontà che svolgono il lavoro di educatori in
senso antroposofico, dobbiamo affermare che in realtà
solo degli Iniziati possono realmente conoscere il giusto
dosaggio dell’educazione steineriana da impartire,
rendendo forze operanti non le nozioni aridamente apprese
sui libri di Rudolf Steiner, il che sarebbe molto grave
nei confronti dei giovani, ma le intuizioni acquisite per
mezzo della concentrazione e della meditazione. Solo un
Iniziato che prendesse come una missione la formazione dei
giovani, sarebbe in grado di educare uomini veramente
liberi.
Rudolf
Steiner parla del tempo immediatamente seguente la morte –
in cui la vita viene riesaminata alla luce delle verità
dello Spirito – misurandone il periodo medio necessario
pari ad un terzo della vita. Questo suo tradurre l’intemporale
in termini di tempo fisico è inteso a facilitarne la
comprensione all’uomo, data la sua struttura cerebrale
legata a misurazioni astratte di tempo e spazio? Può da
questo dedursi che si tratti di maggiore o minore intensità
che, riflessa in forme comprensibili alla nostra
cerebralità, si esprime in un durare nel tempo, ma il cui
tempo è tutto racchiuso nell’intensità? E come si
determina il nostro ritorno sulla Terra?
Mirta Soverati
- In effetti, il Dottore si esprime
in modo da facilitare la nostra comprensione, dato che si
tratta di puro tempo, ma che tradotto in linguaggio a noi
adatto ha una sua durata. Subito dopo la morte c’è il
lavoro di estrazione dell’“oro” dalle “scorie” del
corpo eterico, e quindi il corpo eterico, dopo la visione a
ritroso della vita, si riduce all’essenziale, che forma
una veste allo Spirito. Le “scorie” vanno ad arricchire
l’ètere del mondo, che si esprime nelle piante, nei fiori
ecc. Da ciò dovremmo sentire la corresponsabilità delle
nostre azioni rispetto a tutto il mondo, perché la nostra
parte negativa si traduce in destino negativo per l’umanità.
Nel Kamaloka abbiamo la visione di tutte le azioni della
nostra vita e dei sentimenti da esse suscitati, vissuti
questa volta rispetto ai riflessi che le nostre azioni hanno
avuto sugli altri. Attraverso l’espiazione, il freddo dell’anima
o il fuoco purificatore, la veste eterica assume una
luminosità e può entrare nel mondo spirituale. Quello che
porta con sé nel mondo spirituale si raffronta con gli
spiriti che lí si ritrovano, con i quali si è stati in
contatto durante la vita, e si stabiliscono accordi per il
ritorno sulla Terra in una vita futura, per un lavoro da
svolgere insieme in cui ognuno avrà il suo còmpito.
…Cos’è
il “segreto d’Amore” di cui parla la tradizione
esoterica?
Cesare D’Acunto
Il participio passato del verbo
secernere è secreto: d’onde segreto. L’unione dei due
che divengono uno genera il “segreto d’Amore” cioè il
terzo. Nato dall’Amore puro fra due esseri, il secreto, il
terzo, ristabilisce l’equilibrio: è il mistero della
Trinità.
Le
sensazioni del corpo fisico ci legano alla materia. È
giusto cercare di svincolarle dall’istintività?
Gaspare Turrini
- Noi siamo in stato di veglia solo
riguardo alla sensazione fisica. Premesso che questa è una
condizione necessaria all’opera di conoscenza che l’uomo
viene a compiere sulla Terra, possiamo ridestare dal
profondo la realtà della sensazione che giace ancora
avvolta nel sogno o nel sonno profondo lavorando ad un
esercizio che consiste nell’evocare con l’immaginazione
una sensazione del passato (ad esempio la leggerezza in una
corsa) staccandola dal fisico. Sorge cosí la “sensazione
pura”, svincolata dalla fisicità.
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San
Martino divide il suo mantello con un mendicante
Miniatura francese, Biblioteca Nazionale, Parigi 1290
La
carità
- Fate
ciò che vi raccomanda continuamente il Vangelo: praticate
la carità. Essa non consiste soltanto nel dare i vostri
beni. Impedire che i peccati di una persona siano svelati,
è la carità; sopportare coloro che non sono di vostro
gusto, è ancora la carità; rendere un servizio qualunque,
prevenire un desiderio, è essere caritatevoli.
- È
dovere del ricco di dare molto ai poveri e di chi non ha
nulla di non invidiare il ricco, perché l’uno e l’altro
mancherebbero di carità, e nessuno entrerà nel Regno di
Dio se non ha la carità. La fede non è nulla, senza la
carità.
- È stato
detto: «Fuori della Chiesa, nessuna salvezza». Ciò è
vero. Ma la Chiesa è universale; la Chiesa, è la carità.
Fuori della carità, nessuna salvezza.
- Tutte le
religioni si fonderanno in una sola: quella della carità.
Maître Philippe
da: A. Hael, Vita
e Parole di Maître Philippe, Edel, Roma 1988.
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