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Molto,
molto tempo fa un diavolo decise di andare a vivere in
Polonia e scelse i sotterranei di un grande castello
disabitato, circondato da grandi boschi. Ben presto tutti
gli abitanti del luogo ebbero modo di conoscerlo, perché il
diavolo non ne combina mai una giusta ed è anche
dispettoso. E poiché bosco in Polacco si dice “Bor”, ed
egli compariva sempre nei boschi, lo chiamarono Boruta.
- Una
sera Boruta decise di uscire dai sotterranei e vedere cosa
stesse accadendo nel mondo. Si vestí da gentiluomo, cinse
la sua spada e tranquillo si mise per la strada. Cammina,
cammina, verso mezzanotte giunse presso un castello, dove si
teneva una gran festa in occasione delle nozze del
proprietario. L’aria era piena del suono dei violini,
delle fresche risate delle ragazze, del sereno e lieto
discorrere degli invitati. Boruta non esitò un attimo,
tanto era smanioso di divertirsi e, assumendo l’espressione
piú gentile a lui possibile, si intrufolò tra gli invitati
senza curarsi di chi fosse il padrone di casa. Costui
infatti era un giovane assai noto nel paese per il suo animo
generoso e fiero, per la sua fedeltà a Dio, al proprio
paese e alla propria donna.
- Il
diavolo, dunque, cominciò a ballare e bere, bere e ballare
fino a che divenne completamente ubriaco. Pieno di
spavalderia e insolenza, si accostò alla sposa e pretese a
tutti i costi che ballasse con lui. Lo sposo immediatamente
intervenne, perché non poteva permettere che la sua donna
fosse avvicinata in quel modo da uno sconosciuto ribaldo. Ne
derivò un penoso alterco, che si concluse con un duello.
Boruta sapeva battersi bene ed il giovane non poteva certo
tenergli testa, ma capiva che non solo il suo onore, ma
quello della sua sposa, dei suoi ospiti, era in pericolo.
Botta e risposta, botta e risposta: il diavolo conosceva
ogni astuzia e il duello sembrava ormai prossimo alla
tragica conclusione, quando avvenne un fatto assai
imprevisto. Il giovane, invocando Dio perché la Sua Forza
dal cuore fluisse nelle braccia, si avventò contro il
diabolico avversario, calando un terribile fendente sul di
lui braccio. Fu una mossa fulminea: disorientato e confuso
Boruta vacillò e il guanto, che reggeva ancora la sciabola,
cadde per terra. In quel momento il gallo cantò e Boruta,
sconfitto, disparve.
- Tutti
allora compresero che il visitatore sconosciuto altri non
era che il diavolo, sconfitto non dalla forza, non dalla
furberia, ma dal cuore generoso di un uomo. La fama di
questo duello si sparse per tutto il paese e la vergogna fu
tale, che Boruta non volle più uscire dai sotterranei,
sapendo che tutti ormai ridevano di lui.
Maria
Grazia Moscardelli
Selez. dal volume Occhio
del mare, Ed. Valtenio Tacchi, Roma 1987.
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