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- Noi
tutti qui, nella penombra muta,
- ardore
di candele, grave incenso,
- aggrappati,
in ginocchio o eretti intorno
- a
questo monolito di dolore:
la
Madre e il Figlio, modellati in gesso
- dipinto, e
con il crudo realismo
- dei rivoli di
sangue alle ferite.
- Sul volto
travagliato non ha lacrime
- la Sophia
Dolorosa. Nei suoi occhi
- di vetro,
vuoti di dolcezza, brillano
- ai riflessi
dei lumi vacillanti
- i crudeli
baleni dell’assenza.
- Materia di
tormento siamo noi,
- noi tutti
qui, feticci in carne ed ossa,
- idoli
deperibili, precari,
- noi
lacrimosi, intenti a trasformare
- giorno per
giorno, alla bontà del tempo,
in umana sostanza i simulacri,
- a mutare il
volubile in eterno.
- E infine,
puri, decantata in noi
- ogni venale
essenza, sublimati,
- prestare
il nostro corpo al Dio remoto
- perché
si incarni e viva, perché dia
- il
nostro cuore voce al Suo silenzio.
Fulvio
Di Lieto |
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