Battuta da
tempeste e mareggiate,
circondata dai flutti dell’Atlantico
resi ghiacciati dal violento blizzard,
al tempo stesso terra di vulcani
ruttanti magma incandescente e gas,
geyser bollenti e attive solfatare,
per questa sua natura estremizzata
l’Islanda si è tenuta un po’ in disparte
in un aspro e forzato isolamento,
avulsa dalla storia e dai rapporti
con altre genti, preservando intatte
certe caratteristiche genetiche
della popolazione che discende
integra e pura da progenitori
unici ed accertati. Ne consegue
che questa società di anacoreti
glaciali ma coi piedi nella lava,
sotto la doccia di soffioni ardenti,
nel suo DNA possiede un ampio
e non contaminato dall’esterno
patrimonio genomico formante
il nucleo da cui sono scaturite
le varie infermità che ci tormentano,
oppure i cromosomici attributi
immunizzanti, per cui ereditiamo
longevità, salute e buonumore.
Inferno a causa della geografia,
l’Islanda è l’Eden per la biologia.
Saputo questo, negli Stati Uniti
subito è nata una venture ad hoc,
una holding biomedica mirante
a coniugare scienza ed interessi.
Analizzando il popolo islandese
e raccogliendo quante piú notizie
riguardanti i genomi della razza
in uno smisurato database,
la Decode Genetics avrebbe quindi
il monopolio dell’informazione
genetica, da cui poi sviluppare
inedite, esclusive terapie,
e una farmacopea da brevettare
per lucrare i proventi del mercato:
Ippocrate nei giochi di Wall Street.
Finanziata da sette Compagnie
con un budget di dodici milioni
di dollari, l’impresa è decollata
con la benedizione dell’Althingi,
l’assise del locale Parlamento,
che ha dato in esclusiva ai sapientoni
l’accesso agli schedari demografici,
alle cartelle cliniche e anamnestiche
di tutti gli abitanti del paese.
Ciò ha fatto sí che i membri dell’équipe
di ricerca creassero dal nulla
la banca dati contenente intero
il corredo genetico di un popolo,
risalente ai primordi dell’etnia.
Mappato fin nei gangli piú reconditi,
l’ordito del tessuto antropologico |
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ha
svelato caratteri e manie,
tare, fobie, nevrosi e devianze,
nonché lo stato di patologie
altrimenti nascoste e inconfessate.
Imitando i colleghi americani
per le geniali istanze futuribili
e non per le sostanze disponibili,
genetisti italiani hanno ideato
nel Parco nazionale del Cilento,
profondo Sud, provincia di Salerno,
un sito per lo studio del genoma.
Monitorando vecchi centenari
nati e cresciuti in un ambiente sano,
aria pulita, cibo genuino,
risalendo alle origini ancestrali
grazie ai dati ottenuti compulsando
gli archivi di canoniche e conventi,
hanno formato un vario database
dal quale ricavare qualche lume
sulla longevità degli indagati,
sull’esistenza da privilegiati
che vivono sereni giorno giorno.
Immaginiamo come andrà a finire:
sia l’équipe in Islanda sia l’italica
squadra zelante di ricercatori,
per non fare figure peregrine
ed essere accusate dello spreco
dei soldi dell’erario e degli sponsor,
scopriranno rimedi palliativi
esistenti da sempre in medicina,
cui daranno etichette altisonanti.
Stilando corposissimi trattati,
spiegheranno di aver carpito il quid
che era lo scopo ab ovo del progetto.
Sfuggirà loro il gene che presiede
ai prodigi biochimici osservati.
Non basta infatti il clima o il nutrimento
a dare all’uomo veneranda età,
buona salute e tono d’euforia.
Ché Bene e Male agiscono a prescindere
dai cromosomi e dal metabolismo,
ignorando gli ameni paesaggi,
l’aria di mare e quella di montagna.
E forse in fondo il gene portentoso
che rende l’uomo un essere felice
e il mondo un armonioso condominio,
è una virtú dell’anima che impara
ad intonarsi alle tre realtà
su cui si fonda l’ordine supremo:
Iddio, natura e uomo, in sintonia
perenne. Tutto il resto è fantasia.
E poiché è tempo di scambiarsi auguri
invocando miracoli celesti,
speriamo che cercando e ricercando
l’uomo trovi alla fine quel genoma
latente in lui, ma sordo e atrofizzato,
e lo ridesti a rinnovato ardore.
La vita sarà allora dolce e alta,
oltre che lunga. Diverrà piú santa.
Il cronista
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