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Gli
ultimi e piú gravi avvenimenti che stanno, di fatto,
determinando una contrapposizione frontale fra la civiltà
occidentale (e piú segnatamente anglosassone o
anglo-americana) e i Paesi islamici hanno radici profonde
nella realtà spirituale di quei popoli. È noto che la
civiltà islamica, secondo quanto sostenuto da Rudolf
Steiner, nacque attorno all’anno 666 d.C. obbedendo a
diversi tipi di impulsi: da un lato essa era il prodotto
del rifiuto del manicheismo, dottrina perseguitata sia
nell’Impero romano che nell’Impero dei Parti
sassanidi. L’Islam fu – sia per l’Impero romano d’Oriente
sia per l’Impero dei Parti – una sorta di nemesi
storica. Infatti quest’ultimo regno, formato da uno dei
generali di Alessandro il Grande dopo il disfacimento
della grande ed effimera costruzione politica del
macedone, cessò praticamente di esistere pochi anni dopo
la conquista araba, mentre l’impero bizantino ebbe
ancora diversi secoli di vita ma finí per essere anche
lui eliminato dalla storia dai Turchi ottomani, anche loro
seguaci dell’Islam.
- Non solo,
ma Steiner indica l’influsso arabo come risultato –
invero miserevole – del terribile potere di quella forza
arimanica che, dipartitasi dall’accademia della città
di Gondisciapur (sulle cui mura, sia detto per inciso, era
stato esposto il cadavere di Mani), avrebbe dovuto
portare, assai prematuramente, al sorgere di uomini
fortemente autocoscienti e dotati di grandi capacità
intellettuali, che avrebbero dovuto recare una sorta di
gelido isterilimento alle anime, troppo presto legantesi
alla sfera del pensiero razionale che escludeva il cuore.
Sempre secondo Rudolf Steiner, quelle anime che avevano
vissuto durante la civiltà islamica nei primi secoli
tendono ora a incarnarsi come appartenenti al popolo
americano. L’America è il Paese dove a prevalere sono
le correnti telluriche di un potentissimo magnetismo
terrestre. Piú ancora che l’Inghilterra, regno occulto
dell’elemento-terra, spesso contrapposto e non
armonizzantesi con l’elemento-acqua della Francia, con l’elemento-aria
dell’Italia e con l’elemento-fuoco della Germania, il
potere del suolo americano, nel quale le montagne sono
disposte in direzione nord-sud, è quello di suggerire
alle anime un forte influsso materialistico, che – unito
al dominio del pensiero autocosciente (simboleggiato dall’Aquila)
– si estrinseca nel desiderio di affermare su questa
Terra la propria personalità, rendendo in qualche modo
quasi fisicamente percepibili i propri pensieri,
che è dire i propri desideri o le proprie paure. Di qui
le creazioni del mondo hollywoodiano, false eppure tanto
verosimili da essere scambiate per reali, o il sogno
sempre rincorso di un’eterna giovinezza, in corpi che
decadono con anime che non riescono a raggiungere la loro
maturità. Il Lucifero che aveva influenzato quelle anime
nella loro incarnazione sotto il segno dell’Islam, in
buona sostanza cercando di far loro rifiutare il principio
dell’incarnazione dell’uomo-Dio, del Cristo, le ha
spinte, nel tempo presente, fra le braccia di Arimane, ed
esse ora rincorrono in un terribile sogno-incubo il
desiderio di una sorta di vita eterna in plastica.
- Mai la
contrapposizione Lucifero-Arimane nel mondo moderno è
apparsa cosí accentuata come nel tempo attuale, anche se,
da quanto ci dice Steiner, i due Ostacolatori solo
apparentemente si contrappongono, in realtà essendo
invece ben coalizzati per avversare l’uomo. Esaminiamo i
Paesi nei quali predomina la cosiddetta civiltà islamica.
In questi Paesi vige il rifiuto della modernità: l’influenza
di Lucifero è evidente, e si esprime nell’avversione
allo sviluppo dell’Io cosciente, nella tendenza ad
aggregare, attraverso il fanatismo, lo spirito di gruppo,
nel rifiuto di riconoscere uguale dignità di persona (e
dunque di Io) sia agli uomini che alle donne, in nome di
una tradizione di cui si conserva solo il cadavere
mummificato.
- È
tremendo come tale influenza sia enormemente cresciuta, o
sia almeno diventata molto piú evidente, dopo la caduta
del comunismo, espressione tragica dell’influenza
materialistica dell’altro demone, Arimane. Non avendo
piú su gran parte della terra il contrappeso – comunque
estremamente doloroso per gli uomini ad esso soggetti –
di colui che misura tutto secondo bilancia, metro e
numero, il demone della seduzione ha rialzato la testa. Ma
ecco che egli ha incontrato sulla sua strada un nemico
ancora piú potente: l’America dei petrolieri, delle
società anonime, dove a prevalere è un capitale senza
nome e senza volto, con le sue regole ferree e disumane
che escludono dal calcolo economico i sentimenti e le
personalità dei singoli, il luogo della ricchezza
sconfinata accumulata però sulla privazione e sulle
sofferenze di gran parte dell’umanità (perché ciò che
si accresce sulla base di spinte prevalentemente
materialistiche da un lato, deve essere controbilanciato
da una perdita materialistica da qualche altra parte,
Africa e Argentina docunt), non poteva non essere
identificato con il “grande Satana” da quella parte
del mondo e da quei popoli che ne costituiscono la
polarità esattamente contraria.
- Sarebbe
opportuno, infatti, fermarsi a riflettere sulla scarsa
considerazione che, nei Paesi islamici, ha il concetto di
“bene comune”, autonomo ed indipendente, rispetto alle
singole individualità, capaci, sí, di intrattenere
relazioni interpersonali, ma difficilmente in grado di
rispettare astratti “diritti civili” o l’autorità
pubblica, quando questa non sia imposta con la forza della
paura. Tutto quanto è connesso con le caratteristiche
dello sviluppo di una personalità in cui vi sia un forte
“Io” autocosciente trova poco spazio nei Paesi
islamici. E non è un caso che il rifiuto della modernità
coincida con il rifiuto del libero sviluppo della
personalità, che pone a sé le sue regole astratte e le
rispetta, che immagina un mondo diverso da quello naturale
ereditato dal passato e si sforza di ri-costruirlo, di
ri-crearlo, sia pure con il rischio che una concezione del
genere possa portare al materialismo, pericolo assai
concreto nell’iper-cosciente visione del mondo
anglosassone.
- La Vulgata
corrente, appunto americanizzante, “globalizzata”, non
riesce a capire la differenza fondamentale che esiste tra
le varie “visioni del mondo” o Welthanschaungen,
come sarebbe piú corretto dire in tedesco. Ciò che
desidera un egiziano, le sue speranze, le cose in cui
crede ed a cui attribuisce valore, soprattutto nell’ambito
della sua vita sociale e civile, sono molto diverse
rispetto alle cose in cui crede, poniamo, un olandese, o
uno che è nato e vissuto a Los Angeles.
- Vi è la
necessità che si ristabilisca un vero e proprio centro
spirituale del mondo, una visione convinta dell’uomo
profondamente cristiana e dunque rispettosa delle
personalità di ognuno, proprio perché riconosce il
valore sacro dell’intimo “sé” di ogni persona, uomo
o donna che sia. In questo senso, è necessario non fare
confusioni. Non è affatto la stessa cosa proclamarsi
buddisti, indú, cristiani, islamici, ebrei, agnostici o
atei. Coloro che hanno intuito la verità del messaggio
cristiano e lo comprendono fino in fondo non possono
sottrarsi alle loro responsabilità. Ciascuno di noi,
individualmente, deve sforzarsi con la pratica costante,
quotidiana, “magica”, dei cinque esercizi, di aprire
la propria anima alla possibilità che lo spirituale –
il principio Cristo – intervenga a dirimere i nodi della
sua esistenza, quelli del suo popolo e della Terra intera.
Il massimo rispetto per le concezioni di ciascuno non deve
essere confuso con un grottesco e arimanico politically
correct, sotto la cui facciata di farisaico perbenismo
si nasconde l’orrore per il rispetto della diversità.
Non confondiamo la parte migliore della civiltà europea,
la civiltà dell’anima cosciente che dovrà preparare la
futura civiltà dell’Amore, con i residui brutali di un
passato irrimediabilmente defunto.
Gripho
- Dalla lettera che precede sembra
derivare la considerazione che l’Islam sia la causa dei
mali attuali del mondo – se non l’unica per lo meno la
maggiore – e che le gravi tensioni che lo contrappongono
alla civiltà cosiddetta occidentale derivino in gran
parte da motivazioni esoteriche. Ma è veramente un motivo
religioso quello che pone a confronto il mondo islamico e
l’Occidente? E ancora, non è possibile che i guai del
mondo siano piuttosto da attribuire in misura maggiore
agli occidentali, i quali in fatto di degrado morale,
collassi finanziari e fallimenti aziendali si sono
rivelati, specie negli ultimi tempi, dei veri campioni,
fomentando un materialismo e un consumismo sfrenato e
sregolato? Dal pulpito dell’Occidente non possono venire
prediche né tanto meno giudizi politici, economici ed
etici, sulle tante e varie civiltà del mondo. Tali
valutazioni non fanno altro che erigere barriere fra i
popoli della Terra, speculando sulla loro appartenenza
religiosa ed etnica, come sta avvenendo attualmente per l’Islam.
Noi conserviamo dei musulmani, soprattutto di saraceni e
turchi, l’atavico terrore delle razzie e delle stragi
perpetrate ai danni delle nostre popolazioni mediterranee,
ma non minori e meno efferate e cruente furono nello
stesso periodo storico le guerre di religione combattute
fra cristiani. Quanto poi alla tesi secondo la quale
Lucifero ha a suo tempo influenzato le anime incarnate
sotto il segno dell’Islam, facendo loro disconoscere la
rivelazione dell’uomo-Dio nel Cristo, ebbene, ci sarebbe
da precisare che tale ripudio fu già espressione, mai
dismessa, di un popolo assai piú vicino al Cristo stesso
molto prima che Maometto desse inizio al movimento
islamico. Sarebbe da controllare anche il contesto e lo
spirito in cui è stato affermato da Steiner che le anime
incarnate sotto il segno di Lucifero nell’Islam si siano
trasferite, per una sorta di traslazione karmica, negli
Stati Uniti, dove, operando sotto l’influsso di Arimane,
perpetuano la loro azione deleteria creando sogni-incubi
ad uso e consumo dell’umanità. Anche qui c’è da
considerare che ben altre traslazioni sono avvenute ai
danni delle popolazioni americane e occidentali in genere
nel corso dei secoli. L’impressione che si ricava dallo
scenario mondiale odierno è che la Vulgata corrente non
sia altro che un tentativo, da parte delle centrali
culturali e propagandistiche dei governi statunitensi e di
quelli sodali, di stornare gli strali del malcontento dei
propri cittadini, vessati da riforme monetarie azzardate,
inflazioni galoppanti e oppressioni fiscali, sulla “testa
di turco” (non a caso cosí veniva chiamato il bersaglio
nel tiro a segno dei luna-park di una volta) dell’Islam,
un target di comodo, insomma, una lepre di pezza dietro la
quale sguinzagliare le schiere di disoccupati, arrabbiati,
cassintegrati e globalizzati coatti di cui le strade e le
piazze delle città europee e statunitensi si colmano ogni
giorno che passa. In conclusione è proditorio affermare
che Lucifero e Arimane agiscano sulle anime di un
particolare popolo o sui fedeli di un certo culto: essi al
contrario insidiano gli individui di ogni nazionalità e
dottrina. Allo stesso modo, non ci sono “popoli eletti”,
depositari di rivelazioni uniche e votati per volere
divino a ruoli e missioni di dominio sugli altri. Quello
che l’uomo è, lo deve solo alla propria volontà libera
e autonoma di servire il Bene o il Male. Nella
fattispecie, riesce difficile credere che l’umile fellah
inginocchiato a pregare nella moschea covi in cuore
progetti di sterminio del mondo attraverso l’uso del
terrore e delle arti sataniche. È quello che cercano di
farci credere con un battage ossessivo e planetario, nel
tentativo di sviare l’attenzione dell’uomo comune dai
veri responsabili dei mali che affliggono oggi l’umanità,
incarnati dalle lobby economiche, finanziarie e politiche,
non certo di derivazione islamica. Per mezzo dei giochi
che tali entità, piú o meno occulte, fanno col denaro,
agisce onnipotente e arrogante il terzo Ostacolatore, l’Anticristo,
il vero Signore di quest’epoca. Pur sapendo quanto l’arabismo
abbia inciso negativamente nella storia della nostra
civiltà, nonostante alcuni contributi di cultura e
scienza che ad essa ha dato, unirci al coro di coloro che
fanno passare l’Islam come l’unica minaccia incombente
sulla nostra manchevole civiltà, significa assecondare
tale strategia. In questa situazione, non essendo in grado
di contrastare nella realtà esteriore le forze asuriche
messe in campo dalla Bestia, né tanto meno di agire sul
piano materiale, che è quello di sua competenza e dove
egli riesce meglio a muoversi e a colpire, possiamo però
coltivare lo strumento interiore del pensiero cosciente,
libero da intellettualismi e astrattismi, collegando in
tal modo il nostro Io al Logos.
Nell’ultimo
numero di Dicembre l’articolo di Argo Villella non poteva
passare inosservato da parte di molti lettori della rivista.
L’articolo è pieno di contenuti e idee che io stesso
condivido e ammiro. La questione sociale diviene sempre piú
spesso motivo di vivaci e profonde discussioni in molti
contesti, ma rare sono le lucide conclusioni, anche tra
saggi la tensione diviene alta. Tanti propositi per il
futuro, tanti rimpianti del passato e voglia di
individualità e libertà per il presente, ma quando poi si
scende in una parte del concreto, mi riferisco alle
elezioni, iniziano i problemi. Sono sicuro che tutto il
polpettone politico elettorale è una grande distrazione da
quello che l’individuo può compiere da solo per il
miglioramento della vita sociale, ma intanto l’avvenimento
elettorale è comunque un qualcosa di esistente che bisogna
affrontare con la massima saggezza e che ha delle serie
conseguenze su tutti noi. I dubbi per molti giovani come me
sono sempre tanti. Elezioni che oggi come non mai
richiameranno fra pochi anni ogni cittadino ad una scelta
che avrà delle ripercussioni sul futuro dell’assetto
sociale non solo italiano ma anche europeo ed
internazionale. Come diceva Pazzaglia, la domanda nasce
spontanea: qual è la scelta meno dannosa da compiere nelle
elezioni? Forse è un po’ presto per parlarne, ma almeno
non è troppo tardi. La mia intenzione non è quella di
trasformare la posta dei lettori di questa magnifica rivista
in un forum politico, ma come ho espresso altre volte il mio
è desiderio di ascolto per confrontare idee e fare luce su
questo caotico e spesso disorientante mondo.
Angelo
- I problemi riguardanti l’attuale
situazione politica vanno soprattutto “pensati”, ed ogni
seguace della Via dello Spirito dovrebbe tentare, quando gli
avvenimenti esterni gliene offrono l’occasione, di
prefigurarne l’eventuale soluzione. Non importa se la cosa
avviene tra le ristrette mura della sua stanza: il pensiero
non ha limitazioni, e se la soluzione prospettata è valida,
se l’ispirazione che si coglie è retta, altre menti
verranno fecondate da quell’idea, magari di persone
coinvolte nella gestione della cosa pubblica, le quali forse
non saprebbero raggiungere direttamente tale soluzione senza
un tramite. Nell’articolo di Arcady dello scorso numero di
gennaio viene affermato che un discepolo «ha veramente la
possibilità di trasmettere spiritualmente al generale
pensare umano il contenuto vivente delle conoscenze
sovrasensibili da lui sperimentate, ostinatamente rifiutate
a livello cosciente dall’atteggiamento materialista
contemporaneo». Quanto al problema elettorale, ognuno in
politica si regola “secondo coscienza”, secondo cioè
quei convincimenti che gli sono dettati dall’educazione,
dalla famiglia, dall’ambiente di formazione ecc. Non
saremo noi a prendere posizione per l’uno o per l’altro
schieramento: un discepolo dello Spirito sa che il voto è
un diritto-dovere civico e lo compie, se vuole farlo,
esclusivamente a tal fine, ben conscio che le divisioni “partitiche”
rappresentano appunto “una parte” del tutto, e nella
parte non può mai essere contenuta l’intera verità. Una
verità che emerge invece potente dalla Tripartizione dell’organismo
sociale di Steiner, che alimenta discorsi e dibattiti di
molti discepoli dell’antroposofia, ma che da pochi viene
realmente studiata, e da un ancor piú esiguo numero
approfondita: per trarne lo spunto necessario ad
interpretare la realtà politica, correggendo interiormente
ciò che vi è di distorto o di errato.
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Il conte di
Saint-Germain
- Il conte di Saint-Germain fu nel
secolo diciottesimo la reincarnazione exoterica di Christian
Rosenkreutz. Il nome venne però attribuito anche ad altre
persone, cosí non tutto quel che si dice nel mondo esterno sul
conte di Saint-Germain è valevole per il reale Christian
Rosenkreutz. …Lo riconosceremo nel miglior modo se ci
approfondiremo bene nella sua individualità e diventeremo
consapevoli che il suo spirito è duraturo. Quanto piú ci
accosteremo a questo grande spirito, tanta piú forza ce ne
deriverà; dal corpo eterico di questa grande guida, che sarà
sempre presente, possiamo sperare tanta forza e tanto aiuto, se
impetriamo da essa il suo soccorso.
Rudolf Steiner
Da Il cristianesimo rosicruciano,
Ed. Antroposofica, Milano 1988
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