Quante
volte mi sono posto il problema se fosse cristiano o meno
difendersi da una offesa altrui. Due giorni fa sono andato
a vedere il nuovo film di Polanski Il pianista che
racconta del ghetto ebreo a Varsavia e non si può
immaginare come il racconto di una storia vera sia stato
accompagnata da immagini dure e quasi al limite del
sopportabile. Eppure queste cose sono successe solo 60
anni fa e forse in qualche posto del mondo ancora ci sono
discriminazioni razziali. La mia domanda è: se è vero
che l’odio alimenta l’odio, come si fa ad accettare
passivamente che qualcuno ti provochi o addirittura “alzi
le mani” o possa ledere la tua incolumità?
PdR
Ben sappiamo, se siamo veramente
cristiani, quale deve essere il nostro atteggiamento verso
le offese altrui, ce lo dice il Cristo nel Vangelo:
«Porgi l’altra guancia!». Una frase che non sarebbe
mai potuta scaturire dai Dottori della Legge dell’Antico
Testamento, che osservavano, e tuttora lo fanno, la legge
dell’occhio per occhio. La Via cristiana segue invece la
Legge dell’Amore, che rende il Bene per il Male. E
soprattutto non rinfocola l’odio a distanza di anni,
scavando abissi che non vi sarebbero se non fossero
continuamente posti sotto l’attenzione di chi non vi
indirizzerebbe affatto i propri pensieri. Le nuove
generazioni sono portate naturalmente, dalla stessa
globalizzazione – che oltre al negativo ha anche il suo
lato positivo – a superare il “materialismo
mondialista” mediante la vivificazione dell’uomo
universale che valorizzi e non distrugga il giusto
principio della differenza nazionale. Questo atteggiamento
interiore è destinato a compiersi comunque, anche se
vecchi sentimenti di superiorità di razza, o di popoli
eletti, tentano di sopravvivere.
Mi
accorgo sempre piú che in quest’epoca si sta affacciando
una nuova forma di “razzismo” molto piú subdola perché
chiaramente la “morale” ed i trascorsi violenti in
questo tema trattengono le persone dal manifestarla sempre
in maniera trasparente. …Anche nel popolo italiano e
soprattutto nelle realtà locali esistono svariate forme di
“razzismo” a scalare. …Mi domando, quale atteggiamento
una persona in cammino deve avere di fronte a tanti livelli
di consapevolezza che si possono riscontrare anche nel
semplice quotidiano?
Cius Po
Molto piú subdolo del razzismo
basato sulle connotazioni fisiche dell’altro, sulla sua
appartenenza a un’etnia, a una religione ecc., e piú
ambiguo del falso antirazzismo, è il razzismo di casta,
oggi paradossalmente molto piú forte che in passato. Un
razzismo tanto organizzato da erigere barriere insuperabili
fra la casta dell’alta dirigenza e “il volgo”, al
quale non rimane che sfogare le proprie frustrazioni nelle
grandi manifestazioni di massa, come lo stadio, le
discoteche, le sfilate oceaniche e i raduni di piazza...
Tornare all’“anima di gruppo” non aiuta, anzi abbassa
ancor piú il livello. Non è con la rabbia incontrollata,
il tifo sfrenato, il senso di rivalsa esasperato o l’istupidimento
da extasy che si abbatte questo invisibile ma ben
corazzato “muro di Berlino”: occorre una presa di
coscienza della propria individualità, una seria ricerca
che conduca a superare l’ego e a trovare il proprio Io, e
nell’Io scoprire il Cristo che è in ognuno di noi, anzi,
che ognuno di noi, nel segreto di sé, già è, e giungere
quindi alla consapevolezza che il Cristo ha già vinto!
Da
qualche tempo le opere di Rudolf Steiner pubblicate dall’Editrice
Antroposofica riportano l’avvertenza dell’Autore:
«...Va però tenuto presente che nei testi da me non
rivisti vi sono degli errori». Rudolf Steiner non dice
«vi potrebbero essere», dice proprio «vi sono degli
errori»! E dove, e quali sono questi errori? La risposta
che verrebbe subito da dare è che questi errori siano di
natura tipografica, dei semplici refusi, oppure che si
tratti di sviste dello stenografo. In molti rifiutiamo
anche soltanto di prendere in considerazione che Rudolf
Steiner durante una conferenza fosse particolarmente
stanco, oppure che il caldo, o il freddo, o del trambusto
in sala o fuori... oppure un mal di testa o un
raffreddore... oppure che banalmente si sia trattato di
lapsus (Steiner? con la sua “perfetta coscienza di
veglia”?). …Vorrei proporre alla riflessione dei
lettori alcuni brani tratti da due cicli di conferenze di
Rudolf Steiner: Il Vangelo di Giovanni in relazione con
gli alti tre e specialmente col Vangelo di Luca (O.O.
112) e Il Quinto Vangelo. Ricerca dalla cronaca dell’Akasha
(O.O. 148). Il contenuto principale della nona conferenza
dell’O.O. 112, Kassel 2.8.1909, citando dall’indice
sommario, è: «Il graduale accrescimento della forza
del Cristo nel compiere i segni e i miracoli» (enfasi
mia, come pure tutte le seguenti). Dal primo segno (nozze
di Cana) al secondo (guarigione del figlio dell’ufficiale),
dice Steiner «Si tratta di un aumento della forza del
Cristo» (pag. 172). E con il terzo segno (guarigione
del paralitico di trentott’anni presso lo stagno di
Betesda) «Questa è di nuovo una intensificazione
della forza del Cristo» (pag. 173). «Il quarto segno
è la moltiplicazione dei pani ...La sua forza fluisce da
Lui sui discepoli. Ma anche a questo punto si scopre un
accrescimento della sua forza» (pag. 174). Con il
quinto segno (i discepoli vedono Gesú che cammina sul
mare) «Si tratta ancora di un accrescimento della
forza del Cristo» (pag. 176). Poi viene la guarigione
del cieco nato e «La forza del Cristo è nuovamente
aumentata» (pag. 177). Con il settimo ed ultimo
segno, col risveglio di Lazzaro «Abbiamo anche qui un
accrescimento della forza del Cristo. La forza del Cristo
si accresce di gradino in gradino» (pag. 178).
Mi pare
che il discorso sia sufficientemente chiaro. Passiamo ora
all’O.O. 148, terza conferenza, Oslo 3.X.1913 (nella mia
edizione, Antroposofica 1985, l’indice è senza sommario…),
a pag. 47: «Subito dopo il battesimo nel Giordano ...l’azione
del Cristo nel suo muoversi sulla Terra era del tutto
sopraterrena: compiva guarigioni che non si possono
compiere con alcuna forza umana; parlava alla gente con un’efficacia
divina. ...Ma sempre piú si rendeva simile al corpo di
Gesú di Nazareth, si comprimeva, stringendosi sempre piú
nella condizione terrena, facendo sí che scemasse
sempre piú la forza divina. Tutto questo sperimentò
l’entità del Cristo mentre andava assomigliando al
corpo di Gesú di Nazareth: un’evoluzione che era in
certo senso discendente. E a pag. 48: «Nella misura
in cui l’entità eterica del Cristo diveniva sempre piú
simile al corpo di Gesú di Nazareth, il Cristo divenne
uomo, e svanirono in lui le forze spirituali miracolose
del Dio. Vediamo ora l’intero cammino di passione
del Cristo, che iniziò nel momento in cui, poco dopo il
battesimo di Giovanni nel Giordano, Egli guarí gli
ammalati e scacciò i demoni mediante le sue forze divine,
quando gli uomini stupiti per aver visto il potere del
Cristo, dissero: nessun essere ha finora compiuto sulla
terra cose simili. Era il tempo in cui l’entità del
Cristo era ancora poco simile al corpo di Gesú di
Nazareth. Il cammino inizia con l’assistere stupito
degli ammiratori presenti ai miracoli, e si compie là
dove l’entità del Cristo è divenuta tanto simile al
corpo di Gesú di Nazareth da non avere piú la capacità,
mediante appunto il corpo infermo di Gesú di Nazareth al
quale si era assimilata, di rispondere alle domande di
Pilato, di Erode e di Caifa». In sintesi, da pag. 49:
«Ecco quale fu il cammino della passione dal battesimo
nel Giordano fino all’impotenza. ...Dalla
pienezza della potenza divina, fino all’impotenza:
questo fu il percorso della passione del Dio». A me
sembra che ci sia da restare almeno stupiti!
Lorenzo Santi
Il livello di pensiero astratto e
materialistico di cui ci serviamo normalmente non è all’altezza
di giudicare l’alto insegnamento del Maestro dei Nuovi
Tempi, il quale, per esprimere Verità cosí complesse, ha
dovuto talvolta affrontare lo stesso tema da angolazioni
diverse, solo apparentemente divergenti, in realtà
convergenti verso lo stesso nucleo sostanziale,
difficilmente esprimibile e comprimibile in parole umane.
Solo se attraverso gli esercizi, soprattutto la
concentrazione, superiamo l’astrattezza dei concetti e
arriviamo al pensiero vivente, potremo riuscire a
comprendere quel che egli intendeva. Con la logica ordinaria
possiamo solo tentare di percorrere mentalmente, e
immaginativamente, il sentiero da lui tracciato. La discesa
del Cristo-Logos avvenuta durante il battesimo nel Giordano
è stata l’inizio di una incorporazione che ha fatto
inerire sempre piú l’Io cosmico del Cristo, durante i tre
anni della Sua vita terrena, all’involucro
fisico-eterico-animico di Gesú di Nazareth. Tale graduale
discesa ha intensificato sempre piú la possibilità del
Cristo di operare nel corpo di Gesú, anche attraverso i
grandiosi miracoli da Lui compiuti; ma allo stesso tempo la
Sua entità divina, quanto piú vi s’immergeva, tanto piú
scemava, si “umanizzava”, sino alla perdita totale della
divinità stessa, avvenuta con il sudore di sangue nell’Orto
degli Ulivi. Solo a quel punto, quando il Cristo è divenuto
totalmente “uomo”, ha potuto sperimentare il dolore e la
morte. E dopo la morte, la Resurrezione vittoriosa, primo
fra gli uomini, aprendo per noi la Via della reintegrazione,
compito futuro per ogni rappresentante dell’umanità.
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