Redazione

Rileggendo il penultimo numero dell’Archetipo, in un articolo di Arcady vengono date delle indicazioni su come svolgere degli esercizi aventi come tema la Triarticolazione dell’organismo sociale, facendo dei riferimenti direttamente alla Scienza occulta. Si tratta infatti delle indicazioni che il Dottore dà sullo svolgimento dell’esercizio della Rosa-Croce. Nel suo libro ci sono dei passi che non mi sono mai stati troppo chiari; si dice infatti che dopo aver svolto la parte preparatoria, bisogna aver interiormente chiara l’immagine costruita e su di essa lavorare, senza però lasciare che pensieri o sentimenti che hanno portato alla sua costruzione si inframmettano. Poco piú avanti si dice ancora che è bene di tanto in tanto ravvivare in proposito sentimento e pensiero. Arcady raccomanda che questo deve esser fatto al di fuori dell’esercizio vero e proprio. Volevo chiedere, si tratta di eseguire degli esercizi di concentrazione sui sentimenti poniamo di purezza e bontà d’animo oppure qualcosa di altro? Si vuol dire che bisogna essere ricettivi nelle vicende della vita a situazioni che possano ravvivare il pensiero in proposito oppure anche qui si tratta di altro?

Aurelio Riccioli

Una domanda che dimostra un attivo interesse per il lavoro spirituale, e questo è proprio ciò che ci proponiamo di risvegliare nei nostri lettori. Per una risposta adeguata la redazione si è rivolta all’Autore dell’articolo, Arcady, che cosí si è espresso:
«In relazione al suggerimento di meditare in orari prestabiliti, concentrandosi su di un tema della concezione sociale tripartita steineriana secondo i criteri generali della corretta disciplina, lucidamente esemplificati nella descrizione dell’esercizio della Rosacroce da pag. 250 a 260 di Scienza Occulta (R. Steiner, O.O. 13, Ed. Antroposofica, Milano l969), giova sottolineare come il tema prescelto nell’esempio richiamato “è stato prima costruito mediante considerazioni sulla pianta e sull’uomo. L’influenza di un tale simbolo dipende infatti dalla circostanza di essere stato costruito nel modo descritto, prima di servire alla concentrazione interiore”. Approfondendo il processo formativo dell’immagine della Rosacroce come sviluppato nel testo, si propiziano pertanto nel discepolo sentimenti e considerazioni essenziali: “è importante di non restare impassibili di fronte ai pensieri che servono alla costruzione di una rappresentazione simbolica. ...Se ce lo rappresentiamo senza prima aver sperimentato nella nostra anima [in pensieri e sentimenti, n.d.r.] quel lavoro di costruzione, il simbolo rimarrà freddo e molto meno efficace, come se gli mancasse la forza vivificatrice animica che gli proviene dalla preparazione. ...Dopo essersi dati a questi pensieri e sentimenti, occorre trasformarli nella seguente rappresentazione simbolica”. Segue poi la descrizione minuziosa della genesi del simbolo che infine “deve essere evocato nell’anima nel modo descritto per la rappresentazione di un ricordo”. Incidentalmente rileviamo come il richiamo al ricordo si riferisca al procedimento ordinario per cui, osservato per esempio un albero, ne conserviamo interiormente l’immagine anche quando non è piú alla portata della nostra vista; se ci sforziamo di conservare quel ricordo in modo che l’anima vi si possa effondere, tentando di escludere ogni altra rappresentazione, possiamo dire di esserci concentrati meditativamente su di esso. Identico procedimento va impostato dopo l’acquisizione della descrizione del simbolo scelto per la meditazione: esauritone l’approfondimento dobbiamo tentare di mantenerlo vivo in noi come appena descritto per il ricordo. Trasferendo la procedura richiamata alle tematiche tripartite e scegliendo come tema da meditare, per esempio, la prima parte della Legge Sociale Fondamentale enunciata ne I punti essenziali della questione sociale (R. Steiner, O.O. 23, Ed. Antroposofica, Milano 1960; p. 230): “La salute di una comunità di uomini che lavorano insieme è tanto maggiore quanto meno il singolo ritiene per sé i ricavi delle sue prestazioni”, occorre innanzitutto dunque approfondire con viva partecipazione di pensieri e sentimenti, cioè evitando l’impassibilità, quanto dall’Autore elaborato nelle pagine precedenti l’enunciazione conclusiva della legge, il cui testo deve poi diventare l’oggetto vero e proprio della meditazione, osservando attentamente che durante l’esercizio “non bisogna richiamare nell’anima i pensieri che hanno servito a preparare il simbolo; deve aleggiare spiritualmente nell’anima unicamente l’immagine vivente del simbolo, e all’unisono con essa deve vibrare nell’anima il sentimento che è risultato dai pensieri preparatori” (Scienza Occulta, p. 254). Allo scopo di mantenere sempre vivo il sentimento in questione, è bene che oltre al tempo dedicato alla meditazione “vengano spesso rievocati i pensieri ed i sentimenti che hanno servito, nel modo appunto descritto, a costruire tale immagine”. Giova conseguentemente “ripassare” di tanto in tanto le pagine interessate, che, grazie alla maturità meditativa nel frattempo acquisita, si riveleranno fonte di sempre nuova e piú profonda rivelazione».
 
Ho un serio problema con il normale svolgimento delle cose pratiche da fare. Decido già dal giorno prima di adempiere a tanti impegni, ma quando viene il momento sono portata a procrastinare e a rimandare tutto ad altra data. Cosí continuamente, tanto che mi trovo a volte in serie difficoltà per pagamenti non effettuati, scadenze non rispettate. Credo di avere un rapporto sbagliato con il tempo: mi sembra di non averne abbastanza per fare qualunque cosa, e finisco col perderne tanto. Ci sono esercizi per conquistare una giusta cognizione del tempo?

Isolina Tricarico

“Il tempo è vita”: un detto che dovrebbe sostituire il ben piú prosaico “il tempo è denaro”. È vita perché sulla terra ci è dato il tempo a disposizione affinché possiamo riempirlo di tutte quelle azioni che ci permettono di portare avanti, ognuno con il proprio grande o piccolo contributo, la civiltà. Tutti noi vi partecipiamo, e lavorando alla nostra formazione – culturale, sociale, artistica, spirituale – operiamo non solo per noi stessi, ma per l’intera umanità. Non sembra trattarsi, nel caso esposto, di piú o meno esatta percezione del tempo, ma molto piú semplicemente di una certa mancanza di volontà. E se a tale mancanza, con l’andare del tempo, non si reagisce energicamente, questa tende ad aggravarsi e a indebolirci sempre piú. Tra i cinque esercizi fondamentali della Scienza dello Spirito c’è quello della volontà, o dell’azione pura, che ogni discepolo dovrebbe cercare di mettere in pratica con regolarità. Il consiglio è dunque di insistere su esso quotidianamente, senza, s’intende, trascurare la concentrazione, per la quale occorre ogni volta mettere in atto una buona dose di volontà. In merito agli esercizi, sul numero di marzo 2002 della rivista ne abbiamo pubblicato un compendio dettato da Massimo Scaligero. Il secondo, che riguarda il rafforzamento della volontà e che troviamo importante ripetere, cosí recita:
«Nel mondo fisico sensibile è sempre la vita esteriore che si presenta come dominatrice, rendendoci instabili e schiavi degli avvenimenti esteriori. Per lo piú reagiamo di fronte agli avvenimenti esteriori come ci è stato inculcato nel passato. La schiavitú, a volte tragica a volte ridicola, dei riflessi condizionati determina azioni che vorremmo modificare, ma che sul momento non riusciamo a dominare. Da questo stato scaturisce un sentimento di mancanza di volontà; per liberarsi dalla mancanza di volontà scegliamo un’azione di poca o nessuna importanza – per esempio spostare una sedia, innaffiare un fiore – decidendo l’ora della realizzazione ed agendo poi con la sicurezza dataci dall’esercizio precedente [concentrazione]. Le nostre azioni derivano per lo piú dall’educazione famigliare, dall’ambiente sociale, dalla professione ecc.; scaturiranno dalla nostra iniziativa personale se ci esercitiamo nell’azione libera, non imposta dall’esterno. Eseguendo infatti l’esercizio proviamo un impulso all’attività che nel tempo ci libera dalla tradizione. Con questo esercizio diventiamo dominatori non soltanto della volontà, ma anche del pensiero volitivo che pensa e poi riesce ad agire. L’instabilità della volontà proviene dal desiderio di cose, di cui non ci formiamo un pensiero obiettivo. È una cattiva abitudine dire: «desidero questo, desidero quello», senza riflettere alla possibilità di effettuare il desiderio. Cosí, educandoci a desiderare ciò che è possibile, ci rendiamo capaci di trasformare “l’impossibile in possibile” mediante l’esercitata volontà. “La mancanza di volontà viene trasformata dall’azione libera in attività”».

La conoscenza del Graal ci insegna il piú alto ideale dell’evoluzione umana che all’uomo sia dato di concepire; quella spiritualizzazione, cioè, che egli conquista per opera propria, e che si palesa infine come il risultato dell’accordo armonico che egli ha saputo stabilire, durante il quinto e il sesto periodo dell’evoluzione attuale, fra le forze da lui acquistate del sentimento e dell’intelletto e le conoscenze dei mondi soprasensibili. Ciò che l’uomo ha elaborato in tal modo nella sua interiorità diventerà piú tardi esso stesso il mondo esteriore. Lo spirito dell’uomo si eleva fino alle possenti impressioni del suo mondo esteriore, e dapprima intravede, poi riconosce delle entità spirituali dietro di esse; il cuore umano sente l’infinita sublimità di quella spiritualità. L’uomo può riconoscere altresí, che le esperienze intellettuali, sentimentali e caratteristiche della sua interiorità, sono i germi di un mondo spirituale in via di formazione.
Chi pensa che la libertà umana non sia compatibile con la prescienza e la predeterminazione dell’assetto avvenire delle cose, dovrebbe riflettere che la libertà d’azione dell’uomo nel futuro è altrettanto poco dipendente dal predeterminato assetto delle cose, quanto lo sarebbe oggi, se egli si proponesse di dimorare fra un anno in una casa di cui attualmente sta tracciando la pianta. L’uomo sarà libero nella misura che il suo essere interiore gli permetterà di esserlo, nella casa appunto che egli si è costruito.
…La libertà non dipenderà da ciò che è stato predeterminato dalle condizioni anteriori, bensí da ciò che l’anima avrà saputo fare di se stessa.
…La forza dell’amore deve nascere nell’umanità terrestre e il “cosmo della saggezza” deve svilupparsi in “cosmo d’amore”. Tutto ciò che l’Io può sviluppare in sé deve trasformarsi in amore. Quale universale “archetipo dell’amore” si presenta con la sua rivelazione il sublime Essere solare …il Cristo. Con esso il germe dell’amore è stato immerso nell’interiorità piú profonda dell’essenza umana, e da lí dovrà fluire in tutta l’evoluzione. Come la saggezza maturatasi nel passato si manifesta nelle forze del mondo fisico esteriore, nelle attuali “forze della natura”, cosí in avvenire l’amore stesso si manifesterà in tutti i fenomeni, come nuova forza della natura.
…La saggezza è condizione necessaria per l’amore; l’amore è il frutto della saggezza rinata nell’Io.

Rudolf Steiner

Selezione da Scienza Occulta, Ed. Laterza, Bari 1947, pp. 308-311

Immagine: Arthur Rackham «La casta fanciulla reca il San Graal»