Fioccano
costantemente articoli sulla stampa a proposito delle
ricerche dei neuroscienziati sulle relazioni tra le
emozioni, i sentimenti, la memoria e altre attività
interiori e il cervello; l’ultimo ‘fiocco’ è un
articolo comparso sul Corriere della Sera del 29 agosto dal
titolo “Siete indecisi? La colpa è di un difetto del
cervello”. In sintesi, sulla base di ricerche su topi
(sic!) e su pazienti con danni cerebrali settoriali, è
stato scoperto un rapporto fra l’indecisione e un’anomala
connessione fra la corteccia prefrontale e l’amigdala, due
aree del cervello.
- Tre
sono i difetti di fondo che caratterizzano questo genere di
ricerche: se non vengono riconosciuti, viene in luce nella
natura dell’essere umano solo un elemento di determinismo
(che vorrebbe, cortocircuitando lo Spirito, appiattire anzi
schiacciare l’anima nel corpo per poterlo ricreare “bionico”,
una macchina vivente) e ne viene totalmente ignorata la
componente di libertà e di dignità del suo esistere.
- Il
primo difetto, certo il piú macroscopico, consiste nel
disconoscere la realtà dell’Io, che nell’uomo è
incarnato, mentre nel topo della ricerca citata (e negli
altri animali vivisezionati negli esperimenti), oltre a non
essere ancora individualizzato ma di gruppo, non è
incarnato sul piano terrestre. Disconoscere l’Io significa
ignorare il vero agente della decisione.
- Il
secondo difetto è quello di considerare il cervello l’agente
autarchico dell’attività pensante e non piuttosto lo
strumento corporeo al servizio delle entità-pensiero
emananti dal mondo spirituale. E lo stesso dicasi per la
complessa vita emozionale, sentimentale e volitiva. Un
giorno verrà scoperta la ‘decisina’, una molecola in
grado di prendere le decisioni all’ultimo momento... Ma
chi prende la decisione: io o la molecola? A seconda della
risposta che daremo rinforzeremo o indeboliremo l’Io
stesso!
- Infine
il terzo difetto è quello di mettere il cervello sul
piedistallo della variegata vita dell’anima, relegando
tutti gli altri organi al mantenimento della vita
vegetativa, ignorando cosí il ruolo del cervello, ben
stigmatizzato dagli alchimisti, di essere specchio sia del
fronte spirituale sia del fronte corporeo.
- Difatti
nel processo decisionale, che si svolge in quattro fasi,
cooperano gli Io dei quattro organi principali nella
seguente concatenazione: nella percezione dei dati, l’Io
del rene (o il principio rene: si pensi alle migliaia di
occhi-glomeruli disseminati nel tessuto renale); nella
scelta e presa della decisione, l’Io del polmone (il
principio archetipico è simbolizzato nella dicotomica
suddivisione dell’albero broncopolmonare e nella sua
logicissima-finissima suddivisione); nell’attuazione della
decisione presa, l’Io del fegato (il principio archetipico
è visibile nella produzione ed escrezione della bile,
autentico fuoco liquido); nella perseveranza della decisione
presa, l’Io del cuore, quadrisettato in due orecchiette (o
atri) e in due ventricoli, per ascoltare ed emanare in un
flusso continuo la forza della voce illuminante della
decisione.
- Tutti
e tre i difetti della ricerca citata e similari
costituiscono pertanto altrettante omissioni: il primo della
realtà dello Spirito, il secondo della realtà dell’anima
e il terzo della realtà del corpo.
- Siamo
uomini o caporali?