Redazione

Mi sono resa conto che non si possono solo leggere i libri di Steiner, come sto facendo già da diversi anni – e da poco anche quelli di Scaligero – ma sono necessari anche gli esercizi di meditazione e concentrazione, di cui sempre sulla vostra rivista si torna a parlare con insistenza. Ma quando cerco di raccogliermi arriva ogni tipo di distrazione, di pensieri drammatici o divertenti, qualche volta anche piuttosto intelligenti. Succede addirittura che in quei momenti trovo la soluzione di problemi che in condizioni normali non saprei risolvere. Dopo varie interruzioni decido allora di lasciar perdere…

Orsolina Chiarugi

Eppure è proprio nel momento in cui si decide di lasciar perdere che sta per giungere quella forza che ci farebbe realizzare l’esercizio nella maniera migliore. Dobbiamo considerare ogni interruzione o distrazione durante la meditazione come l’intervento degli Ostacolatori pronti a chiamare in causa il nostro ego, che si riaffaccia per interrompere il lavoro dell’Io. Gli Ostacolatori agiscono nella nostra anima, e lí dobbiamo sconfiggerli. Essi hanno guidato l’uomo per millenni, sino all’epoca attuale in cui egli è nel pieno delle sue facoltà, e ora non vogliono lasciarsi sfuggire la preda. Ma il Cristo ha vinto le tenebre. Il lavoro è già stato fatto. Dobbiamo solo ripercorrere il cammino già tracciato: è questa l’opera che ci si chiede. Se durante la concentrazione la nostra natura, e in essa gli Ostacolatori, ci interrompe, l’importante è accorgercene e riprendere esattamente dal punto in cui avevamo perduto il filo. Con la sicurezza che la nostra insistenza sarà premiata.
 
…Ormai da qualche anno seguo con passione gli insegnamenti dell’antroposofia. Purtroppo ho un problema personale, che spero mi aiutiate a risolvere: la mia famiglia ritiene che l’antroposofia sia una “setta”, che mescoli il cristianesimo con il paganesimo (in effetti, Steiner parla spesso di “dèi” e la cosa a volte sorprende anche me, perché sembra quasi che non accetti la verità rivelata del monoteismo). Al contrario – e questo è il fatto veramente curioso! – ho alcuni amici che come me hanno militato nella destra e come me sono stati influenzati dal pensiero di Julius Evola, René Guénon, Gianfranco De Turris, i quali sostengono che non è necessario diventare cristiani per seguire il pensiero di Steiner, dal momento che il messaggio di Steiner è un messaggio cosí ampio ed esoterico che chi lo accoglie in profondità non ha bisogno di aderire a una forma religiosa, cristiana o ebraica o pagana che sia. Spero di essere riuscito a spiegare la situazione. Mi sento un po’ confuso e non riesco a formulare una idea mia in mezzo a queste affermazioni contrastanti, fatte da persone che comunque mi sono molto care e che stimo. Potete darmi un consiglio?

Paolo Cremona

È comprensibile che si provi disagio quando si viene giudicati appartenenti ad una “setta”. Tale definizione riguarda un pregiudizio che sorge spontaneo, dato l’effettivo proliferare di sette d’ogni tipo da qualche decennio a questa parte. In realtà, la netta distinzione tra “setta” e libera associazione è la costrizione, nella prima, a regole molto restrittive che coinvolgono la persona oltre che le idee, e spesso anche il patrimonio; nella seconda, si tratta dell’unione, per affinità elettiva, di persone che si riconoscono in una visione di vita che le accomuna, o in una semplice passione di tipo collezionistico: potrebbe essere un’associazione di filatelici, di cinofili, di ex alcolisti, o di fruitori del patrimonio artistico. Nel nostro caso si tratta di ben piú di questo. La nostra libera scelta si esprime nella volontà di seguire una disciplina di formazione interiore indicata da Rudolf Steiner – rispettoso e profondo conoscitore della Tradizione, ma anche iniziatore di una Via adatta alla struttura psico-fisica dell’uomo di oggi – riconoscendoci altresí debitori a Massimo Scaligero di aver focalizzato l’importanza della pratica degli esercizi fondamentali, dati dallo stesso Steiner, per l’ottenimento di un corretto sviluppo spirituale dell’individuo. Nessuno ci costringe a fare una cosa che non venga dal nostro intimo convincimento, nessuno ci impone regole dal di fuori. Non è neppure indispensabile riunirsi: ognuno può percorrere la Via in modo assolutamente individuale, con il sostegno dei libri scritti e – come presto s’avvede chi inizia un lavoro di formazione interiore – con l’aiuto dei Maestri spirituali, che fanno puntualmente giungere in maniera precisa e diretta la risposta ad ogni richiesta o dubbio del discepolo. Le riunioni sono utili, se s’intende parteciparvi, per rendere testimonianza della propria scelta, per confrontarsi con gli altri, per ascoltare, insieme alla lettura di testi scelti, l’illuminato commento di persone d’esperienza che hanno già affrontato le nostre stesse difficoltà, incertezze o perplessità. Quanto alla concezione steineriana, essa abbraccia tutte le tradizioni, dalla monoteista alla pagana, alla buddista, alla cristiana, perché non si tratta di una religione, ma di una “antroposofia”, cioè di una filosofia che pone l’uomo al centro della ricerca, ovvero di una Scienza dello Spirito, in cui l’indagatore è il soggetto stesso della ricerca, che segue il metodo di un’indagine scientifica applicata allo Spirito. Tale filosofia, o scienza spirituale, colloca nella giusta sequenza i contributi che le varie religioni nelle diverse epoche hanno dato all’uomo, con uno sguardo d’insieme che supera le divisioni, integrandole fra loro ed esaminandone la successione, gli sviluppi e le trasformazioni. Quando Steiner parla degli Dèi, egli allude alle Gerarchie Spirituali, che attraverso lunghe ère hanno guidato l’uomo nella sua evoluzione. Si tratta, secondo i nomi che la nostra tradizione ci consegna, di Angeli, Arcangeli, Arcai, Potestà, Virtú, Dominazioni, Troni, Cherubini e Serafini. La Divinità nel suo complesso è l’insieme delle Gerarchie e anche molto di piú, ma piú oltre la nostra mente non ha la capacità di concepire. Il Cristo ci dice di rivolgerci al “Padre”, perché ci è d’aiuto sentirci “figli” di un’entità creatrice considerata nel suo insieme. Figli nati da una sorta di “generazione” cui ogni Gerarchia ha contribuito donando qualcosa di sé all’uomo. Possiamo dunque rivolgerci al Padre immaginandolo come un vecchio signore barbuto, se una tale raffigurazione ci consente di apprezzarne l’autorevolezza. O possiamo rivolgerci al Figlio, vedendolo come un giovane risplendente, se è alla sua Luce rivelatrice che indirizziamo la nostra devozione. Oppure alla candida colomba che aleggia sul calice del Graal, simbolo della Terza Persona trinitaria. O alla Vergine, la Iside-Sophia della Tradizione, destinata dal Cristo sulla croce a divenire Madre di tutti gli uomini. Oltre questa Verità rivelata vi è quella vivente, che cominceremo a sperimentare di persona quando dal piano della rappresentazione allegorica raggiungeremo quello ispirativo, o quello intuitivo. Se è vero che accogliendo il messaggio di Steiner non vi è necessità di aderire a una forma religiosa, è altresí vero che egli pone al centro della sua concezione la figura del Cristo come divina incarnazione, trasformatore del karma della Terra, restauratore del rapporto a lungo interrotto fra l’uomo e la Divinità. Una figura eccelsa, unica nella storia dell’evoluzione dell’uomo, che non può essere confinata entro i ristretti àmbiti delle varie confessioni in cui il cristianesimo si è via via suddiviso, come la cattolica, l’ortodossa, l’anglicana, la protestante, la metodista, la calvinista o l’evangelica, per non citarne che alcune. Il non riconoscersi in una religione specifica non esime però il discepolo dal nutrire la giusta venerazione verso il Divino e verso i Maestri che con il loro insegnamento aiutano l’uomo nel suo percorso evolutivo.
Sono particolarmente attratta dal colore in ogni sua forma: naturale, come nel paesaggio, o artistico, nei quadri, o anche nelle suppellettili. La mia casa infatti è un trionfo di colori, da molti giudicati eccessivi. Ad esempio, nella mia camera le quattro pareti hanno quattro diverse tonalità contrastanti: rosa-verde-giallo-azzurro. Per me i colori rappresentano la gioia di vivere, il dono che Dio ha fatto all’uomo. Vorrei conoscere la vostra opinione su questo mio amore per il colore.

Wanda Pellegrini

Sicuramente a molti lettori farebbe piacere visitare la sua casa… Non c’è nulla di sbagliato nell’amare il colore, che è di per sé un’essenza spirituale, una qualità animica. Anzi, è particolarmente importante il rapporto dell’uomo con i colori ai fini della conoscenza. Ad esempio, il rosso è un colore aggressivo, esprime un’opposizione, o anche una passione istintiva, egoistica; l’azzurro è il colore della devozione, dell’amore devoto. Il rosso è quindi una forza chiusa, mentre l’azzurro è aperto allo spirito. L’unione di due forze contrarie è sempre spirituale: cosí dal rosso e dall’azzurro nasce il violetto, che è un colore altamente spirituale. Concepire un colore staccato dalla forma può essere un utile esercizio di meditazione, che consiste nel porsi mentalmente dinanzi un colore e contemplarlo.
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Il nostro programmatore Html, Glauco Di Lieto, si è felicemente sposato con Joanna Morey il 10 luglio scorso a Roma, nell’antica chiesetta di San Sebastiano al Palatino. Foto di rito, dopo la cerimonia, davanti all’Arco di Costantino e al Colosseo.

Tra odorose ghirlande, la promessa.
Poi l’anelante corsa, in una scia
vaporosa di trine e bianche sete,
verso gli antichi luoghi dove accesa
nel tramonto la pietra beve il sole
e partorisce un volo che si libera,
arcano palpitante lepidottero,
fuori dall’epistilio cui si fondono
i rampanti dell’arco. Passeranno
le forme che oggi sono festa e gloria,
la bellezza superba, irripetibile,
dall’anima plasmata in rara effigie.
Sarà voce precaria, segno effimero
quanto adesso compone, preziosissimo
– tessera giunta a tessera – il mosaico
dove s’intessono due vite. Pure,
oltre l’offesa resterà inviolato
possente il sogno che dalla crisalide
muta, vischiosa, da relitti e polvere,

dalla spuria sostanza resa inerte,
innalzerà nell’alba nuove ali,
e stormi a schiera, e canti dalle bocche
dure dei marmi, le sonore immagini
animeranno inedita una storia,
la vostra, o quella che ripete il tempo
in armonie celate, in semi e giorni,
solo diversa per destini e volti.
E voi la rivivrete. Ritrovandovi
inciderete i nomi nelle epigrafi,
il sembiante al colore degli affreschi
affiderete perché vinca i secoli
e narri quanta luce possedevano,
piú forti d’ogni tenebra, gli sguardi.
Cosí per metamorfosi rinasce
luminosa farfalla dall’oblio.
E l’umana vicenda si rinnova
nel mistero che oblitera e ricrea.

Fulvio Di Lieto