Spiritualità


Dicono ch’Egli patisse la croce per amore dell’umanità, di tutti gli uomini, senza distinzione di fede e di razza.
Che deposto in un sepolcro risorgesse in gloria e splendore dopo tre giorni.
Ci fu chi lo vide, chi parlò con lui, persino chi lo toccò come persona viva.
Alcuni, i prescelti, i suoi prossimi, accolsero lo Spirito nell’aura del suo fiato.
E altri, nei secoli che vennero dopo, ricevettero doni di grazia e santità.
Ma se guardiamo al Golgota, lo vedremo ancora lí, inchiodato alla croce, in uno spazio vuoto di voci e suoni.
Egli tuttora sanguina, fisso al legno di una solitudine, quella che lo accompagnò sempre, anche nel tumulto delle folle che lo acclamavano.
Solo, Egli è lí che attende, a braccia aperte, trafitto dai chiodi del ripudio. E piú ancora dalla lancia del disamore, amareggiato dal fiele dell’incomprensione e del dubbio, dall’oltraggio della negazione. Straziato dal rifiuto umano della sua legge d’amore, una legge cosí lieve e dolce da osservare.
La sua resurrezione non potrà realizzarsi a pieno finché continueremo a crocefiggerci l’un l’altro sui tanti Golgota da noi creati per odio o stoltezza in ogni contrada del mondo.
Per questo Egli è sempre lí e attende noi tutti, uomini plasmati dalla creta, creature ch’Egli volle simili a sé. Per questo salí quel colle con la sua divinità, offerta a noi perché ne fossimo partecipi.
Benché aspra, saliamo anche noi quell’erta, affinché la nostra resurrezione si compia. La notte cede all’alba. Si fa chiaro.

Teofilo Diluvi