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1. I caratteri precipui della
coscienza di sogno
Tra le nozioni
elementari di Scienza dello Spirito va annoverata quella che
mette in piena luce il fatto che l’uomo non vive sempre in uno
stesso stato di coscienza, ma che anzi esperimenta durante la
sua esistenza terrestre diversi stati di coscienza, i quali si
alternano secondo un ritmo determinato da condizioni cosmiche e
fisiologiche. Nella
Scienza dello Spirito si suole dunque distinguere:
1) Lo stato di coscienza di
veglia;
2) Lo stato di coscienza di sogno;
3) Lo stato di coscienza di sonno.
- Oggi noi
parleremo in particolar modo dello stato di coscienza di
sogno, che è il piú malcompreso e intorno a cui, per l’inconscia
attrattiva che esso esercita, ama ricamare in modo affatto
arbitrario tanto la fantasia superstiziosa del popolino
quanto quella preconcetta di quella pseudo-scienza che è
la psicologia moderna.
Se si suol cogliere di primo acchito la netta differenza
che passa tra veglia e sogno, bisogna soffermare la
propria attenzione sui seguenti fatti. Se cento uomini
desti osservano la stessa rosa, questa appare nella
coscienza di ciascuno di essi nello stesso identico modo.
Se è rossa, tutti la vedono rossa, se è bianca, tutti la
vedono bianca. Qui l’interiorità personale del singolo
tace e lascia parlare l’oggetto esterno.
- Non cosí nell’esperienza del
sogno. Se cento soldati dormono in una camerata e in
questa avviene improvvisamente un fatto insolito, come per
esempio la caduta rumorosa di un oggetto, questo fatto
unico si rifletterà forse nella coscienza di ogni singolo
dormiente in modo affatto diverso. Uno per esempio
sognerà una vicenda alla cui fine rintrona un colpo di
cannone; un altro avrà l’impressione che sia scoppiato
un temporale e che un fulmine sia caduto sulla sua casa;
un terzo assisterà forse alla caduta del martello d’un
battipalo; ognuno dei cento insomma riceverà un’immagine
differente dello stesso e identico fatto fisico. Qui
dunque l’interiorità non tace, non resta indifferente a
quanto riceve dal mondo esterno, ma si afferma vigorosa e
impone se stessa dando un particolare aspetto, una forma
personale a tutto ciò che le viene incontro dal di fuori.
Dobbiamo perciò dire che la coscienza di veglia è oggettiva
e che la coscienza di sogno è soggettiva. Nella
prima si fa valere l’oggetto esterno, nella seconda l’immagine
interiore; in una si manifesta ciò che il mondo dice a
noi, nell’altra si rivela ciò che noi diciamo al mondo.
Parrà forse strano che noi siamo piú consapevoli di
quello che è una cosa che sta fuori di noi, che non di
quello che siamo noi stessi. Perderemmo completamente di
vista il nostro argomento, se volessimo risalire alle
cause prime di tale fatto singolare, perciò dobbiamo
accontentarci di far bene risaltare la cosa nella sua
peculiarità senza chiedercene la spiegazione. Tutti sanno
per esperienza propria che piena luce domina nelle idee
che ci formiamo sulle cose, mentre i nostri piú intimi
sentimenti stanno immersi in un sempiterno crepuscolo. Vi
è in proposito un detto popolare pieno di significato:
«Nessuno è padrone del suo cuore». Il fatto è che l’uomo
moderno conosce moltissimo del mondo che l’attornia, ma
non conosce quasi niente affatto se stesso. La vita di
sogno è dunque caratterizzata da una coscienza soggettiva
in cui tuttavia il soggetto come tale si mantiene celato.
- Consideriamo ora gli altri
caratteri della coscienza di sogno. Le immagini che
sorgono nell’anima sognante non conoscono leggi di
spazio e di tempo. Sono senza spazio e senza tempo. Per
quanto riguarda la non spazialità delle visioni oniriche,
essa è tanto evidente che ogni discussione in proposito
è superflua. Tutti ne sono convinti, perché tutti sanno
che i fatti animici interiori (pensieri, sentimenti ecc.)
non occupano spazio. La stessa evidenza non sussiste per
la non temporalità del sogno. Anzi, quasi sempre si ha l’impressione
che il sogno si sia svolto nel tempo. Ma questa
impressione non sorge dal sogno stesso, ma dal risveglio.
Al momento del risveglio ci si ricorda del sogno fatto e
in questo atto del ricordare la coscienza innesta le
determinazioni temporali proprie dello stato di veglia. L’apparente
temporalità del sogno non deriva dunque dal sogno stesso –
che in realtà si è svolto fuori dal tempo – ma dal suo
riemergere postumo nella comune coscienza di veglia come
ricordo. La psicologia moderna ha potuto constatare tale
fatto con mezzi esteriori. Essa afferma che anche il sogno
piú lungo in apparenza e piú pieno di vicende si svolge
in un solo fugacissimo istante. Se cosí non fosse, il
nostro sistema nervoso ne verrebbe distrutto, tanto grande
è l’energia nervosa consumata dal sogno. Non è il caso
di entrare in discussione su queste deduzioni
scientifiche; piú importante è rilevare il fatto che il
sogno non si svolge nel tempo. Abbiamo con ciò visto che
la seconda grande caratteristica del sogno è data dalla
non spazialità e non temporalità delle immagini sognate.
- La terza caratteristica non
viene di solito posta nel dovuto rilievo, sebbene sia
importantissima per cogliere la differenza tra coscienza
di veglia e coscienza di sogno, tra esperienza oggettiva
ed esperienza soggettiva, tra percezione fisica ed
immaginazione spirituale. Durante il sogno l’anima è
incapace di formarsi delle rappresentazioni sui fatti che
esperimenta. Che cosa è la rappresentazione? È l’immagine
che resta in noi di un oggetto dopo che lo abbiamo
percepito. Come tale, la rappresentazione è la base del
ricordo. Se, per esempio, sono stato a Roma, ne conservo
nell’anima una certa visione mnemonica: vedo la
disposizione delle sue strade, la mole dei suoi edifici,
il contenuto dei suoi musei ecc. Ho insomma, in questo
momento, la percezione di Trieste e la rappresentazione di
Roma. Ciò determina l’unità della mia coscienza pur
nel continuo fluire del tempo. Niente di simile avviene
nel fantasmagorico mondo del sogno. Nel sogno siamo sempre
in una sempiterna attualità senza futuro e senza passato,
siamo sempre nella novità assoluta, siamo immersi in un’inesauribile
corrente creativa. Tale fatto ci può dare una pallida
idea della realtà soprasensibile. Nel mondo spirituale
non si può essere in un posto o ricordarsi di un altro
posto in cui si era prima. Quivi è possibile soltanto la
piena comunione con la realtà. Si è qui e là, si vive
nello ieri e nel domani contemporaneamente, si è in ogni
luogo e in ogni ora, sempre. Ciò rende superfluo il
ricordo. La memoria, o la rappresentazione, serve soltanto
nel mondo dello spazio e del tempo per assicurare la
continuità della coscienza. Un barlume di ciò che è l’esistenza
nel soprasensibile appare nel sogno, il quale non può
essere trasportato nella rappresentazione. Anche a questo
proposito è da notare che soltanto nel ricordo, allo
stato di veglia, possiamo inserire nel sogno le
rappresentazioni che lo riguardano. Ed è tale fatto
appunto che dà al sogno l’apparenza della temporalità,
l’illusione del prima e del poi. Nello stato di veglia,
quando percepiamo le cose del mondo esterno, la nostra
anima è pur sempre capace di mantenersi autonoma di
fronte alla realtà. Il sogno invece ci assorbe
completamente, non ci permette di essere qualcosa di
diverso di ciò che è il suo contenuto. Noi stessi siamo
il sogno e non siamo altro che il sogno.
- Le tre caratteristiche
principali della coscienza di sogno sono dunque:
1. La soggettività del contenuto;
2. La non spazialità e la non temporalità di ciò che viene
sperimentato;
3. L’assenza della rappresentazione, cioè l’assoluta
attualità delle immagini.
2. L’interpretazione
del sogno
- Ciò che rende
il sogno cosí enigmatico è senza dubbio la sua
soggettività. In ogni tempo si è cercato di arguire,
dall’immagine soggettiva del sogno, il fatto reale che
le sta dietro e che essa soltanto adombra. Il sogno, per
essere compreso, dev’essere volto dal soggettivo all’oggettivo,
dev’essere insomma tradotto nelle forze concettuali
della coscienza pensante di veglia. Quest’arte di
tradurre il sogno è indubbiamente difficile e al tempo d’oggi
se ne sono perdute anche le ultime tracce, e quello che
resta è caduto nella piú crassa ciarlataneria. In tempi
antichi vi erano gli interpreti del sogno e anche la
Bibbia ce ne fa fede. Che cosa cercavano nel sogno questi
interpreti antichi? Non cercavano certo, come si fa oggi,
di trarne fuori un terno al lotto. Essi esaminavano il
sogno per veder se dietro il suo contenuto immaginativo si
celasse qualche rivelazione spirituale. In quei
tempi si considerava il sogno come un possibile messaggio
del mondo spirituale.
- Oggi ciò viene ritenuto
ignorante superstizione di popoli primitivi. Oggi si sa
che i sogni non sono altro che reminiscenze trasformate
della vita di veglia. Cosí sono sorti i nuovi interpreti
del sogno, che come sapete sono gli psicanalisti. È fuor
di dubbio che la psicanalisi abbia fatto importantissime
scoperte nell’ermetico mondo dei sogni, ma è
altrettanto vero che la chiave che essa ha trovato apre
soltanto una porta, mentre la città dei sogni ne ha
cento, come l’antica Tebe. Si dice che una mela
cadutagli sulla testa, mentre riposava nel suo giardino,
abbia fatto scoprire a Newton le leggi della gravitazione
universale. Pare che un simile fortunato infortunio sia
capitato anche a Freud. Ce lo racconta lui stesso in un
suo libro famoso. Un giorno si presenta a lui una distinta
e giovane signora viennese e lo supplica che la salvi
dalla nevrastenia che la minaccia.
- «Dottore – gli dice – da
qualche tempo io sono stranamente agitata, turbata,
ossessionata da sinistri presagi di sventura. I miei
giorni sono un tormento indicibile, le mie notti un
inferno anticipato».
- «Forse lei, signora – s’informa
il medico – va soggetta a sogni affannosi?».
- «Oh, sí – esclama la gentile
signora – sogni orrendi, spaventosi. Questa notte mi
sono sognata di sette gatti neri che stavano posati sul
divano del mio salotto. Mi fissavano con occhi di fuoco e
pareva che volessero saltarmi addosso».
- Qui Freud ebbe il proverbiale
lampo di genio. La sua diagnosi è fulminea e sorprendente
per la profondità dell’intuizione.
- «Gentile signora – egli dice –
ci sono dei dissapori tra lei e suo marito. Da sette
giorni suo marito rincasa tardi la sera e anziché andare
a coricarsi nel letto coniugale, si accomoda alla meglio
sul divano del salotto. Si riconcilii con suo marito e
vedrà che tutti i suoi mali spariranno come per
incanto».
- La signora resta senza fiato.
Deve confessare che è proprio cosí. Se ne va
risollevata, ma lascia a Freud i suoi sette gatti neri, la
chiave preziosa per penetrare nel mondo dei sogni. L’interpretazione
scientifica del sogno è da quel momento una conquista che
onora il genio umano…
Fortunato Pavisi (1. continua)
Testo tratto da una
conferenza tenuta dall’Autore a Trieste il 13 gennaio
1948,
riveduto a cura del Gruppo Antroposofico di Trieste. |
Immagine: Carmelo Nino
Trovato «Le acque sognanti – Canto dei cristalli»
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