- Nella sua nota
conferenza del Padre Nostro, Rudolf Steiner
dice: «Si possono studiare tutte le vere
preghiere, analizzarle parola per parola,
non si troverà mai che siano parole
infilzate a caso». Questa va presa come una
esortazione affinché, della preghiera
insegnata da Gesú in persona, venga quando
occorre ponderata e verificata la perfetta
attinenza di ogni parola. Si tratta invero
di una preghiera semplice, che si può
recitare con cuore semplice, mettendo da
parte tutta la nostra cultura, ma di quanto
sia giusto ciò che dice Steiner, vale forse
la pena di trovare conferma anche in una
esperienza di studioso. Ci aiuta per il caso
Il vocabolario delle istituzioni
indoeuropee, del grande linguista Émile
Benveniste, che tratta della distinzione tra
le due nozioni di sacer e di sanctus.
- Nel Padre Nostro
troviamo detto: «Sia santificato il
Tuo Nome». Volendo essere pedanti e
cavillosi, si potrebbe osservare che la
santificazione è processo da istituire per
ciò che ancora santo non è, ma che,
essendo Nome del Padre, quel Nome dovrebbe
essere già di per sé santo. Il Nome col
quale l’Essere-degli-esseri qualifica Se
stesso, quando Mosè gli domanda chi
dovrà dire che Egli sia, è: “IO SONO”
[Esodo, 3,13-14]. Questo è l’unico nome
che l’Altissimo rivela di Sé. Tutti gli
altri sono a Lui attribuiti dagli umani.
- Orbene, l’espressione
“io sono…” per noi ha senso solo quand’è
relativizzata, seguita da un nome o da un
aggettivo, mentre nell’auto-denominazione
dell’Altissimo l’espressione “IO SONO”
appare come affermazione assoluta di Sé,
che non ammette qualificazioni relative, né
per sostantivi né per aggettivi. Allora quel
Nome è al di sopra e al di fuori di ogni
possibilità di santificazione, perché è sacro;
può e deve essere santificato ogni
altro dei nomi coi quali ci permettiamo – esplicitamente o dentro di noi
– di
qualificare il Padre. La nozione di sacro (sacer)
è riferita infatti, anch’essa, ad una
qualità assoluta, che non comporta gradi,
ha un valore proprio, mentre il sanctus
sta a designare una qualità relativa. È
noto che si possono distinguere dei gradi di
santità; la santificazione è un processo
di realizzazione attraverso tali gradi; è
un processo catartico che tende alla
coniugazione col sacro. Qualcosa può essere
piú o meno santa o qualcuno piú o meno
santo, ma non può essere piú o meno
sacro. Tutt’al piú l’aggettivo sacer
può ammettere solo il superlativo sacerrimus,
che significa sacro sopra ogni altra cosa.
La parola santo, invece, sta a designare lo
stato che risulta da una interdizione di cui
sono responsabili gli uomini. Sanctus
in latino si ha da sancire, rendere
cioè inviolabile una cosa, una disposizione
(ad esempio una legge) mettendola sotto la
protezione degli Dei; sanctum è ciò
che si trova alla periferia del sacrum,
che serve ad isolarlo da ogni contatto.
- Quindi è con
impeccabile pertinenza che nella preghiera
insegnata da Gesú si invoca la
santificazione del nome da noi dato all’Altissimo,
che nella fattispecie è quello di “Padre”,
ma implicitamente di qualsiasi nome col
quale lo invochiamo.