Redazione

Mi è sembrato di capire che solo attraverso azioni di amore e con pensiero libero è possibile cambiare il proprio karma. Mi chiedo: ma allora nella vita quotidiana l’uomo non è cosí artefice del proprio destino se non è uno spirito libero… Se è possibile che a una persona che avrebbe avuto ancora tanto da fare, ma era intenzionato a nuocere a molte persone, questo può essere impedito, allora perché non succede a personaggi come Bush, Sharon, Bin Laden, Saddam? Credo che per me la possibilità di poter scegliere ogni giorno come e quando fare una determinata azione, che sia pure semplicemente un pensiero, mi fa sentire artefice del mio destino… 

P. Ledro

Le persone cui viene impedito di compiere azioni che danneggino le altre lo hanno meritato, cosí come hanno meritato di essere protetti coloro che avrebbe potuto subire una malvagità. Questo non è avvenuto, evidentemente, per i popoli come quelli rappresentati dalla coalizione guidata da Bush, e quello di Saddam, che non ha potuto evitare ai suoi la carneficina, non essendo a sua volta in regola con il Cielo. L’uomo è artefice del proprio destino individualmente, ma è anche legato al karma del suo popolo, della società in cui vive, dell’ambito familiare in cui è nato ecc. L’intrico dei “fili karmici” è retto dalle Gerarchie, che sovrintendono al corretto dipanarsi dei destini individuali e collettivi. Ognuno assume le proprie responsabilità in ogni momento della sua vita. Come un sasso gettato nell’acqua, pur se piccolo, non può esimersi dal formare cerchi sempre piú ampi che muovono l’acqua intorno, cosí non c’è azione dell’uomo, pur semplice e innocua, cui non corrisponda una reazione che si diffonde in ampi cerchi intorno a lui.
A una mia amica è stato chiesto di testimoniare in un processo che si terrà contro un giovane che aveva tentato di taglieggiare anche il suo negozio. Lei non se la sente di farlo e ha chiesto a me se sia necessario, dal punto di vista morale, impegnarsi per assicurare alla giustizia una persona che ha violato la legge. Non ho saputo esattamente cosa rispondere….. 

Elisabetta Panichini

Il consiglio che noi dobbiamo dare parte da considerazioni morali piú che legali, ed è che un vero “cristiano”, nel senso piú profondo della parola, non dovrebbe mai testimoniare, e semmai lo può fare solo per la difesa di qualcuno, mai per l’accusa. Se siamo fedeli a questa idea, anche gli avvenimenti esteriori si presenteranno in modo da evitare la testimonianza che ci viene richiesta. Noi dobbiamo rispettare le leggi degli uomini, dando però sempre la priorità alle leggi del karma, che di quelle sono piú alte e piú importanti. Cosí noi non accuseremo il criminale di esser tale, perché sappiamo che su quel piano lui sta lavorando a riconoscere se stesso. Solo attraverso quelle azioni potrà sviluppare la forza di riconoscere il male che è in lui e che altrimenti gli resterebbe celato.
In questo periodo siamo assediati ovunque, nelle edicole, nei negozi, negli uffici, dalla visione di calendari che esibiscono sfrontatamente nudità femminili. Queste vengono persino reclamizzate con naturalezza in programmi televisivi che vanno in onda nella cosiddetta fascia protetta. È giusto sentirsi a disagio come accade a me, o dovrei forse cambiare la mia mentalità antiquata e considerare la cosa, come mi è stato detto, in maniera un po’ piú aperta e moderna? 

Gianna Piersanti

Importante è comprendere quanto il corpo femminile, cosí come ci si presenta, sia una non-verità. L’euritmia avvolge la donna di veli fino ai piedi. Il corpo deve scomparire perché appaia la donna quale realmente è. Auguriamoci che tale conoscenza sia una delle prossime conquiste della nostra società.
 
…Ho l’impressione, guardandomi intorno fra i colleghi di lavoro e anche parenti e amici con cui si svolge la mia vita di relazione, che la maggior parte delle persone colte ed evolute si siano ormai completamente allontanate dall’idea stessa di Dio, come se lo avessero volutamente cancellato. Quando mi capita di tentare in qualche modo di parlarne, o a fare dei riferimenti a una realtà superiore, riscontro una reazione di fastidio, astio o sarcasmo che tende a isolarmi. Finisco col sentirmi un povero illuso, un ingenuo, un superato non al passo coi tempi… 

Diego Antonesani

È vero che quanto piú l’uomo acquisisce in conoscenze e in forza intellettiva, tanto piú gli diviene possibile ignorare gli Dei. E ancor peggio accadrà quando scoprirà l’importanza della sua sofferenza per il riscatto degli esseri angelici ribelli: allora potrà avvertire non soltanto una forma di indifferenza verso il Divino, ma addirittura un senso di rivolta. Comprendendo di essere necessario al Mondo spirituale, potrebbe decidere di porsi contro di esso. È per questo che dobbiamo sviluppare già da ora il retto pensiero, con il quale saremo in grado di agire liberamente secondo la giusta direzione spirituale. Quanto alle persone che ci circondano, noi non dobbiamo tentare di convincerle dell’esistenza di Dio: sarà il karma che porterà loro incontro le esperienze indispensabili a recuperare tale conoscenza. Possiamo però renderne testimonianza con un comportamento esemplare in ogni evento della nostra vita.
Ho oggi ho saputo, ma da tempo mi interrogavo sull’argomento, che molti animali sono suscettibili di malattie quasi piú dell’uomo. Secondo l’antroposofia, la malattia va vista non solo in termini materialistici, ma anche come segno di un qualche cosa di animico che non va. Le mie domande sono: in quali casi nell’uomo la malattia è voluta dall’Io spirituale come possibilità di crescita e quando invece è dovuta a fattori endogeni (virus, fattori patogeni ecc.), e cosa succede nell’animale dove non esiste l’Io, ed è tutto imputabile a fattori endogeni? La malattia ha origine spirituale, ma in ogni caso fattori ambientali (tipo la malaria in Brasile o altre malattie per es. in Africa) esistono, e il singolo uomo può solo proteggersi. Non è cosí?

PdR

Gli animali si ammalano, essendo essi, come l’uomo, portatori dell’anima, e quindi di passionalità: amore, odio, attrazione, repulsione, paura, vanità ecc. Anche se non possiede un Io individuale, l’animale ha però un Io di gruppo, che sperimenta la vita di veglia attraverso la specie animale rappresentata (l’Io orso, l’Io cane, gatto ecc.) e partecipa attivamente alla propria evoluzione, o involuzione se necessaria. In merito alla malattia, in particolare quella che riguarda l’uomo, essa può essere letta come evento karmico correttore, o come spinta di avanzamento, o come sacrificio che qualcuno prende su di sé, talvolta per evitarlo ad altri. Il discorso è complesso e non può essere generalizzato. La malattia ha in effetti sempre origine spirituale: virus, fattori patogeni ecc. non sono che degli esecutori, dai quali ci difendiamo benissimo quotidianamente quando non è previsto il nostro passare attraverso l’esperienza del dolore fisico. Questo vale anche per gli animali. Pur non dovendo arrivare ad amare la malattia, dobbiamo però considerarla una grande aiutatrice: essa ci spinge là dove la nostra pigrizia, spesso la nostra assoluta inerzia spirituale, non ci porterebbe mai. Attraverso il dolore a volte riusciamo a compiere quei superamenti che nella quotidianità ci sarebbero impossibili. Ciò non significa che dobbiamo cercare la malattia, anzi è importante comprendere che se agiamo nella maniera giusta non ci è necessaria, quindi possiamo evitarla. Se arriva, è la richiesta di un ulteriore approfondimento, e quando lo compiamo, il male ci abbandona. Quanto al sacrificio degli animali, come dice Maître Philippe, se l’uomo conoscesse la loro sofferenza, li amerebbe di piú. Non si tratta di quel vezzeggiamento, da noi erroneamente chiamato amore, che destiniamo ai nostri “amici domestici”, che toglie loro dignità rendendoli caricature umane, bensí di quel rispetto della loro attuale condizione, con la consapevolezza che nel prossimo ciclo evolutivo essi conquisteranno il livello che oggi è il nostro.

Rudolf Steiner
«Testa di Ahrimane»

Modello in creta per
il Gruppo ligneo
Lascito di R. Steiner
Dornach (Svizzera)

Non sono che povera cosa.
Fu sommo l’artefice
ma troppo restía
all’abili mani,
la creta maligna.
Stellare è la forma del vaso,
ma putrida l’acqua
non mossa da Spirito.
Né posso vantarmi
dell’essere poco.
Io cieli non vidi,
ignoro i viaggi
nel lume degli astri,
non mai mi percosse
l’estatico senso,
la musica arcana
dei pii citaredi celesti.
Di che io mai dunque

 

dovrei superbire?
Le stelle ch’io scorgo
son solo riflesse
nel pozzo profondo dell’essere.
Benché sia incrinato
l’opaco mio cuore,
me pure schiaffeggia
continuamente
un angelo
di Satana.
Nel duro cimento
che imprendo con lui,
io spesso son vinto.
Di queste sconfitte
m’è lecito forse vantarmi.
Prostrato nel fango,
sospiro difatti alle stelle.

Fortunato Pavisi