Redazione

Non voglio regalare soldi a Mel Gibson, che ci propone una spettacolarizzazione del dolore e dell’uomo Gesú. Sicuramente lo vedrò, ma me lo scaricherò gratis da internet. Riporto inoltre questa notizia: «Cinema: Gibson, francescani di N.Y. vogliono film su San Francesco. New York, 21 aprile (adnkronos). Dopo la passione di Cristo, la vita di San Francesco. È quanto hanno chiesto in una petizione inviata a Mel Gibson i frati francescani di New York. Innamorati dell’ultimo film del regista australiano sulle ultime ore di vita di Gesú, i frati francescani newyorchesi, appartenenti alla comunità del Rinnovamento, hanno raccolto su internet oltre 40mila adesioni per una lettera aperta in cui si chiede al regista di dedicare alla figura del Poverello di Assisi il suo prossimo film. Padre Glenn Sudano, capo della comunità degli 82 frati dell’area metropolitana di New York, aveva inserito su internet la petizione dopo aver visto La Passione»... 

P. Ledro

A parte l’osservazione che sorge spontanea in merito alla pirateria dei film tramite internet, che sta alla coscienza del singolo valutare, il film di Mel Gibson è tratto direttamente dai Vangeli e dalle visioni della Emmerick, la sensitiva della quale Massimo Scaligero parlava con grande rispetto e ammirazione. Lui stesso s’interessò della pubblicazione, da parte dell’Editrice Tilopa, del libro La passione secondo Anna Katharina Emmerick, e chi lo ha letto sa che in esso sono contenute descrizioni di gran lunga piú drammatiche di quelle espresse nel film, che oltre tutto si avvale di una regia e di una fotografia eccelse, raramente riscontrabili in altre pellicole, e di certo più godibili nel grande schermo che sul computer. La Passione ha un potere liturgico, che può essere negato solo da chi non dà valore alla missione del Redentore, alla sua unicità e alla centralità dell’immane sacrificio da lui compiuto. Anche la figura della Madre vi è tratteggiata con sapienza: la sua continua presenza, discreta ma profondamente partecipe allo svolgimento dell’intera tragica vicenda vissuta dal Figlio, la rende grande protagonista dell’evento del Golgota. Evento che con l’incommensurabile pegno di dolore e sangue pagato dal Cristo, ha riscattato l’uomo, cui le porte del Cielo erano precluse, mutandone il rapporto con il Divino. Quanto ai francescani di New York, essendo stati evidentemente conquistati dalla visione del film, è comprensibile il loro desiderio di veder offerta al grande pubblico, in particolare quello americano, l’immagine della vita e dell’opera svolta dal Poverello d’Assisi, in maniera conforme e non rielaborata, spesso travisata, come invece è accaduto in qualche precedente pellicola girata da pseudo-intellettuali atei o anticristiani, che del Santo hanno voluto mostrare solo l’aspetto sociale, caritatevole e umano, senza però comprendere la grandiosità del suo messaggio, la sua statura interiore di grande Iniziato (Rudolf Steiner ci rivela che fu il piú diretto discepolo del Buddha), descrivendolo anzi come personaggio esaltato, persino allucinato. Se Mel Gibson accetterà, sarà sicuramente in grado di fare un film migliore di quelli finora realizzati.
Nel libro L’Iniziazione dice Steiner: «Il cammino del discepolo dell’occultismo per il “sentiero della conoscenza” si compie in modo silenzioso e inosservato dal mondo esteriore. Non occorre che alcuno scorga in lui un cambiamento. Egli continua a compiere i consueti doveri; provvede ai suoi affari come prima. La trasformazione si svolge esclusivamente nella parte interna dell’anima che sfugge allo sguardo esteriore». Vorrei capire meglio, visto che interpreto contraddittorio affermare che una trasformazione interiore non possa essere visibile all’esterno e non “notata” da chi ti osserva e conosce. Spesso ho visto persone agitate, frenetiche, che dopo un lavoro su se stessi, attraverso la psicologia o attraverso un percorso religioso, sono visibilmente cambiate, e ciò era anche percepibile all’esterno e quasi contagioso. 

PdR

Non vi è contraddizione fra queste giuste osservazioni e ciò che dice il Dottore. È vero che un individuo agitato e frenetico, se segue rettamente una Via spirituale diventa calmo e sparge intorno a sé serenità e armonia, ma non per questo deve manifestare evidenti mutamenti di atteggiamento nell’ambiente che lo circonda, al lavoro o nella famiglia, e nei riguardi delle piccole e grandi occupazioni con le quali deve misurarsi quotidianamente. Alcuni esoteristi credono invece di dover ostentare i segni della loro presunta mutata condizione interiore assumendo un’aria di distaccata superiorità, rifuggendo da lavori e ruoli non all’altezza del personaggio che credono di essere, facendo sfoggio di un esasperato nozionismo spiritualistico, o comunque atteggiandosi a unici detentori delle verità ultime. Non sono gli onori e il plauso che deve ricercare il discepolo dell’occultismo, ma la modestia e la semplicità.
Sono di recente venuta in contatto con l’antroposofia, ma pur essendone attratta sento una certa resistenza ad accettarla. Mi sono interrogata sulla natura di questa resistenza e ho capito che trovo soprattutto che le manca un requisito essenziale, presente invece in tutte le religioni, non solo in quella cattolica: i grandi miracoli che ne attestano la veridicità… 

Andreina Todaro

I grandi miracoli, soprattutto se collettivi, sono necessari alla “fede” delle masse. Premesso che la Scienza dello Spirito non è una religione, chi la accoglie persegue una Via di “conoscenza” individuale, e può accorgersi che anch’essa è costellata di piccoli e grandi miracoli quotidiani. Basta saperli vedere.
 
In passato ho seguito molte vie orientali, e con alterne vicende mi sono prima avvicinato e poi allontanato da loro. Di recente ho incontrato l’antroposofia e ho letto diversi libri di Steiner. Ora, dopo aver trovato in rete la vostra rivista, ho cominciato a leggere anche gli scritti di Massimo Scaligero. Confesso una certa difficoltà a comprenderli, e inoltre non riesco ad accettare che tutto per lui sia incentrato nel pensiero… 

Pellegrino Cannizzaro

In tutta la sua opera Massimo Scaligero, sottolineando l’importanza che ha per l’uomo attuale l’esperienza del pensiero, ci ha esortato a comprendere a fondo la differenza che c’è tra lo spirito che “guarda” il mondo e lo spirito che “penetra” il mondo. Allo stesso modo è necessario comprendere la diversità che c’è tra una Via spirituale dell’antica tradizione, come quella orientale, e la Via dei Nuovi Tempi tracciata da Rudolf Steiner, cosí come il mutato atteggiamento interiore del moderno ricercatore spirituale rispetto a quello del discepolo del passato. Questi poteva giungere ad avvertire in sé un contenuto spirituale, e di quel contenuto era pago, non voleva altro: possedendo in sé l’intuizione dello spirituale, si trovava nella condizione di non volere altro. Si faceva una rappresentazione del mondo esteriore, senza cercare di afferrarne la piena realtà. Tale comportamento, tipico dell’uomo antico, è tuttora presente in molte popolazioni orientali. Persino nelle differenze di linguaggio possiamo trovare tali diversità. La lingua cinese contempla ad esempio l’animale, o l’albero, solo come rappresentazione legata all’ideogramma che ne raffigura l’immagine. L’uomo occidentale è invece arrivato al concetto dell’“universale” dell’animale o dell’albero: è giunto all’idea. Anche se, bisogna dirlo, in seguito è accaduto che l’idea, prima conquistata, sia stata tradita, divenendo astratta e identificandosi con le parole, le rappresentazioni, le percezioni. In effetti, l’Occidente ha conquistato il pensiero, ma per strada l’ha perduto. Scaligero ha ribadito in ogni suo scritto la centralità del pensiero non solo per la conoscenza esteriore, ma soprattutto per lo sviluppo interiore. Arrivò un giorno ad affermare che se pure vedessimo un medium far ballare i tavolini, o camminare sull’acqua, o nel fuoco, questo non aggiungerebbe nulla all’uomo dal punto di vista della conoscenza: nello spettatore potrebbe certo provocare un effetto di suggestione, suscitare un sentimento di meraviglia o di ammirazione, ma l’idea vi sarebbe esclusa. E l’idea rappresenta la libertà dell’uomo. Essa nacque quando il tempo era maturo perché l’Io entrasse nella sfera umana e cominciasse la vera storia dell’uomo. Prima di conoscere mediante l’idea, l’uomo si avvaleva dell’intuizione, della rivelazione, della percezione interiore. Aveva, sí, la percezione interiore, ma non era libero. Non era quindi ancora uomo nel senso completo del termine. Sentiva in sé la vita stessa degli Dei, e poco si preoccupava di conoscere i processi della natura come fatto fisico, esteriore. Percepiva che dietro la natura fisica agivano le potenze con le quali si voleva collegare, ma la natura la lasciava a se stessa. Nelle società antiche, al di sopra dell’uomo comune c’erano i saggi e i potenti. I potenti credevano nei saggi, e l’uomo comune si affidava ai potenti e ai saggi. Ma l’uomo comune, che allora viveva ancora nell’anima di gruppo, percepiva se stesso come transitorio su questa terra, e assolutamente non importante come individuo. Si giunse poi al punto in cui si doveva cominciare a costruire l’umanità, e da allora è divenuta importante ogni singola individualità. A questo ha contribuito l’esperienza della scienza, la quale a sua volta può esistere solo grazie al concetto. Il concetto è il pensiero che si obiettiva. Mentre per l’antico orientale la natura era maya, per l’uomo attuale è divenuta campo di indagine. Ha messo in moto un’attività dell’Io nel pensiero, e l’Io nel pensiero è il concetto con cui l’uomo liberamente entra come spirito nel mondo. Il pensare è il primo veicolo verso lo spirito, poi ci sono il sentire e il volere. Una grande forza del sentire può esprimersi nella fede, un empito di volitiva dedizione può essere indirizzato a un alto ideale, ma se nella fede e nella volitività vi è un fondamento, esso è nel pensiero. Ogni concetto racchiude al suo interno la forza del sentire e del volere. Questo è l’insegnamento che ci è stato dato e al quale ispiriamo il nostro lavoro: resuscitare l’idea astratta dalla morte in cui è stata gettata ad opera dell’odierno materialismo, attraverso un lavoro individuale che accenda in noi il pensiero vivente, veicolo indispensabile a gettare le basi della futura civiltà del “vero uomo” sulla Terra.

Massimo Scaligero

Foto Archivio Giovanna Scotto

 
Singulto al mattino dissolto.
Per inattesa venerazione,
disceso di me nel profondo,
assorbito nel fondamento,
l’essere alla quiete abbandono.
D’esistere ormai inconsapevole,
congedo il tramare del mondo:
come foglia che cada
lieve vagante, discendo
verso l’invisibile centro.

Dolce dimenticanza
d’ogni compunto anelare,
fiorisce inavvertita
l’assente contemplazione.
L’asceta è occhio che guarda,
senza sapere di sé.
Vacanza pura,
specchio dell’immenso:
inesauribile
determinazione del nulla.

Massimo Scaligero

Da La pietra e la folgore, Tilopa, Roma 1985