Redazione

Seguo la vostra rivista da diversi anni. Vorrei sottoporvi alcuni quesiti sui temi concentrazione, rilassamento, giusto baricentro corporeo ecc. …Nel numero di Maggio 2004 Franco Giovi risponde ad un giovane in cerca di consigli sui temi concentrazione ed “esercizi propedeutici”. Mi è parso che questo giovane fosse alla ricerca di esercizi per il suo equilibrio interiore. Da “appassionato di Antroposofia” egli cerca un canone di esercizi antroposofici. F. Giovi, rispondendogli, afferma: «Qualsiasi attività “propedeutica” coinvolge il corpo e l’astrale condizionato dal corpo. Si possono allora sperimentare varie sensazioni, come il benessere o stati di potenza psico-corporea, ma sono sensazioni medianiche: non si esce dal corpo, non si supera l’astrale, e l’esercizio alla fine lo fa l’astrale, lo fa il corpo, non l’Io. I “rilassamenti” o le anfetamine non hanno nulla a che fare con la forza-pensiero, ma con ciò che subordina e corrompe l’elemento sovrasensibile del pensiero». Non so se il giovane in questione abbia scritto di anfetamine (in questo caso andava naturalmente sconsigliato dal proseguire con questo “esercizio propedeutico”). Di sicuro cercava un aiuto per coniugare i suoi esercizi di rilassamento con l’esercizio della concentrazione. La sua risposta, Sig. Giovi, mi ha destato qualche dubbio. Perché lei dice che le varie sensazioni sperimentabili con rilassamenti sono sensazioni medianiche? Non credo di certo che occorra vivere sempre in allerta estrema (prudenti come serpenti sí, ma anche semplici come colombe...). E mi riesce difficile credere, che Lei volesse esprimere questo. Credo che occorra vivere con fiducia nella Vita, e non dubitare solamente, che quanto venga dal corpo, dal rilassamento corporeo, sia un qualcosa di medianico (e potenzialmente pericoloso). E mi riesce difficile pensare che Lei abbia idee simili (che Lei pensi, che dal rilassamento corporeo arrivino solo sensazioni medianiche). O mi sbaglio? Forse Lei si riferiva a qualche esercizio particolare del gruppo di Ur e Lei non ha nulla in contrario ad esercizi di rilassamento in generale, se fatti con cognizione di causa. Ritengo che forse il giovane, dopo aver fatto i suoi “esercizi propedeutici”, riuscisse nella concentrazione meglio che se non li avesse fatti. Questa è in ogni caso la mia esperienza. Per rilassamento, non intendo un diventare molli e senza forma, senza basamento, quanto il trovare “la giusta tensione”. Concentrarsi avendo il corpo contratto e quindi disturbante il processo di concentrazione mi pare un’attività quasi schizofrenica. Nel libro Guarire con il pensiero (che purtroppo non ho ora qui con me), M. Scaligero, nei paragrafi dedicati a “Concentrazione, preghiera e rilasciamento”, dice, se non ricordo male, che per rilasciamento non intende un rilassamento corporeo che lascia immutata una tensione metafisica. Egli intende una “confessione” di impotenza di fronte al mondo spirituale ed un “non resistere al male”. Un “abbandonarsi alla Forza”. Scaligero mi pare che dica che la concentrazione debba avvenire senza sforzo corporeo, debba essere un’operazione estracorporea. Orbene: una tensione corporea è indice, a mio giudizio, del voler usare il corpo per “raggiungere” ciò che corporeo non è…

Francesco (giovane viennese)

Ancora una volta abbiamo chiesto l’intervento di Franco Giovi, chiamato in causa dal lettore nella sua lunghissima lettera, qui riportata solo parzialmente.
Caro Francesco, Massimo Scaligero, con acutezza profetica, ha speso ampio spazio dei suoi scritti per denunciare l’inarrestabile sviluppo del piú grande ed attuale nemico dello Spirito: la dialettica. Essa ai giorni nostri è la facile arte del pensiero sterile e divenuto parola che deduce, lega insegnamenti diversi con altre parole, sintetizza a parole un sapere, o piuttosto un saputo, che vuoto di un proprio contenuto si alimenta di sentimenti ed istinti oscuri che sono esattamente l’opposto di quella desta e limpida autocoscienza pensante che dovrebbe essere la prima condizione per assumersi la grave e ardita responsabilità di penetrare il mondo esoterico, che in sintesi, è un mondo di esperienze e percezioni e non di punti di vista personali, opinioni e cultura libresca. Mi spiace dirlo, ma in tutta franchezza la tua lettera appare come un esempio, fra i tanti, di questa dialettica coscienza: imbastisci una tesi, formuli un’antitesi, poi giungi ad una tua sintesi e ti rispondi da solo. Per affermare, come succede in tutti i casi simili, con una lieve ed educata avversione animica, le tue convinzioni. Il filo della tua missiva consiste nel fatto che tu vuoi fare il giudizioso rilassamento, e non completamente soddisfatto della tua pigrizia vorresti che il lavoraccio (spiegando a Scaligero il significato di quello che dice, coinvolgendo il Logos e ammiccando al Chi) lo facesse una qualsiasi Forza metafisica, ma non tu. Tu devi rilassarti. Caro amico, se i tuoi credi ti appaiono assolutamente convincenti al punto di estrapolare arbitrariamente le parole di Scaligero da un contesto dove trovi scritto pure l’opposto e fraintendi pesantemente alcune mie osservazioni estraendole dal senso e contesto, la domanda che mi sale dall’anima è: quale significato ha davvero la tua lettera? Per farla breve: tu stai facendo l’esercizio della concentrazione? Se fai la concentrazione dovresti riconoscere nei miei articoli la rappresentazione delle tante esperienze che il ricercatore impegnato nelle discipline vive e patisce. Se non fai gli esercizi o li fai senza disciplina e serietà interiore necessaria (è la stessa cosa), probabilmente è assai labile il diritto alla valutazione ed al giudizio su ciò che vive in chi opera con forze animiche che per la coscienza comune nemmeno esistono. Ad essere sincero, avevo scritto una lunga e dettagliata risposta, aderente il piú possibile ai problemi che sollevavi nella tua lettera, ma poi ho osservato che nelle righe di Guarire con il pensiero che tu citi, in poche pagine (pp. 115-122) se lette con l’intento di capire davvero, c’era già tutto l’essenziale esposto nel migliore dei modi. Riguardo alle mie note apparse su «L’Archetipo», esse si rivolgono sovente a chi inizia e non trova indicazioni circa i primi problemi che incontra. Non incoraggio nessuno a “contrarsi” ma so che per molti lo sforzo interiore, ancora sconosciuto, per un certo tempo inerisce al sistema nervoso e perciò alla muscolatura: solo l’insistenza e l’abnegazione nel volitivo dedicarsi ad una immagine di pensiero svincola il soggetto dal “sentirsi” corporeo, ma è già un risultato importante. Forse è questo che non ti è chiaro. Le indicazioni operative donate da Massimo Scaligero non sono facili giochetti psicofisici, ma appartengono per parecchi ricercatori ad assetti interiori che sono già di difficile conquista. Se fosse diversamente avremmo Iniziati ad ogni angolo di strada. Certamente gli esercizi sono possibili, anzi vanno fatti, ma ben altro è il realizzarli. E non si realizzano mai senza un pensiero forte, nobilitato ed innalzato dai piú sacri e puri sentimenti, diapason cristallini dello Spirito. Intorno alle modalità pratiche, che investiranno anche il Centro dell’addome, troverai qualcosa tra poco sulla Rivista. Intanto fatti chiaro il significato primario del pensiero nell’ascesi studiando e approfondendo testi davvero fondamentali come La Filosofia della Libertà o il Trattato del Pensiero Vivente.

Franco Giovi

La mia volontà di seguire una via spirituale, verso la quale tendo sin da ragazzo, si scontra giornalmente con le necessità della carriera e con le ambizioni che inevitabilmente sorgono nel perseguirla. Anche se dai miei raggiungimenti materiali sento di trarre un senso di sicurezza, spero di poter ugualmente ottenere qualche risultato nel cammino che ho intrapreso già da alcuni anni, con l’aiuto della lettura dei testi di Steiner e di Scaligero. C’è però una domanda che mi si affaccia spesso alla mente. Mi chiedo se il conseguimento di una certa stabilità economica possa in qualche modo farmi rientrare nel novero di coloro cui si riferisce la parabola evangelica della cruna e del cammello… 

Marcello Bruzzi

Quella parabola evangelica stigmatizzava la ricchezza intesa come fine e non come strumento. È il rendersi schiavi della materialità che ci condanna senza appello. Per contro, l’impegno e l’efficienza professionale, oggi piú che mai ineludibili in una società competitiva, se praticati seguendo alti princípi morali e il pensiero adamantino dei veri Maestri dello Spirito, possono tornare utili a creare un armonioso benessere per sé e per un’umanità bisognosa, oltre che del pane quotidiano per sostenere il corpo, di nutrimento animico per sublimarsi. E chi meglio di individui immersi dinamicamente nel vivere attivo, e al tempo stesso portatori dei frutti di una corretta disciplina interiore, può fornire l’uno e l’altro cibo? Particolarmente se, come è auspicabile, ciò avverrà all’interno di società che avranno adottato la Tripartizione.
Guardandomi intorno e osservando l’infinita varietà del genere umano, mi domando il perché di tanta diversificazione. Non potremmo essere piú simili, in modo da scontrarci di meno e collaborare gli uni con gli altri? Sembra invece che tutto sia predisposto per una contrapposizione degli uomini fra di loro, piuttosto che per una pacifica convivenza. 

Enrico Petrucchiano

La diversità è solo apparente, ed è necessaria all’uomo per svolgere il grandioso còmpito che gli è stato affidato dal Divino. «In principio era il Verbo…». Tutti eravamo nel Verbo, poi il Verbo si è scisso nella molteplicità e siamo divenuti tanto diversi da non riconoscerci emanazione di un unico tutto. Dalla scissione dovremo riconquistare l’unione, e le nostre anime saranno nuovamente una. La via da percorrere per ritrovare tale unione è l’attenzione all’altro, la comprensione, l’accettazione, la condivisione, l’Amore.

Il mondo è un tempio santissimo e convenientissimo a Dio.
L’uomo vi fa ingresso attraverso la nascita quale spettatore, non di statue immobili plasmate dalle nostre mani, ma di cose fatte dall’intelletto divino, che hanno in sé per natura un principio di vita e di movimento: il sole, la luna, le stelle, e i fiumi nei quali scorre sempre acqua nuova, e la terra che porta nutrimento alle piante e agli animali.
In quanto è iniziazione a tali cose e perfettissimo mistero iniziatico, bisogna che la vita sia ricolma di serenità d’animo e di gioia.
Ma gli uomini (spesso) profanano le feste che la divinità organizza per noi e alle quali ci inizia.

Aristotele

Da Della filosofia, Fragmenta, 14, 2.