La
visione di alcuni film di fantascienza e il mito di
Frankenstein devono aver ispirato l’équipe
neurochirurgica del professor Alim-Louis Benedil dell’Università
di Grenoble nel promuovere una ricerca sperimentale sull’installazione
di pace-maker cerebrale. Ce ne parla con toni
enfatici Eugenio Occorsio in un articolo comparso il 22
marzo 2004 su “Affari e Finanza” di «Repubblica».
- La
descrizione dell’intervento è già di per sé
raccapricciante: «Bisogna intraprendere una difficile
operazione che dura sei ore serrate, per di piú sul
paziente sveglio e collaborante... per guidare i chirurghi
dicendogli le sue sensazioni momento per momento. Vengono
praticati due piccoli fori nella parte alta del cranio, e
da lí introdotti due cavi... L’obiettivo è raggiungere
due neurostimolatori inseriti sotto al collo, simili ai pace-maker
cardiaci».
- La
ricerca nasce con l’intento di risolvere le piú gravi
forme depressive e ossessive-compulsive, nonché
cefalalgiche: un mix neuropsichiatrico che potrebbe fare
da esca per attingere al fondo di San Patrizio, che negli
ultimi sei anni è raddoppiato, della ricerca sull’Alzheimer.
- Gli
autori della ricerca si muovono sullo stesso filone di
pensiero di quei chirurghi che a metà del secolo scorso
lobotomizzavano i cervelli dei malati mentali, o dei
propugnatori dell’elettroshock, pratica terapeutica
aberrante e tuttora praticata in sordina. Non sono
evidentemente a conoscenza delle ricerche di un
neurochirurgo bolognese dello stesso periodo, il professor
Gozzano, che constatò la crescita di tessuto gliale (un
tessuto connettivale specifico del cervello) intorno all’introduzione
di qualsiasi materiale (elettrodi, cavi...) inserito nel
tessuto cerebrale, il che vanificherebbe dopo alcuni mesi
l’effetto “terapeutico” cosí tanto agognato.
- Peccato
che la scienza neurochirurgica annoveri, insieme a
brillanti interventi nella sempre piú frequente
traumatologia stradale delle fratture craniche, o nel caso
dello scoppio di un inaspettato aneurisma (una dilatazione
anomala di un vaso) cerebrale, cialtronesche
sperimentazioni come quella citata.
- L’uomo
è dotato di dodici paia di nervi cranici, cosí come di
dodici paia di costole. Anziché sviluppare un
approfondimento conoscitivo sulla funzione dei nervi già
esistenti (è identica l’azione dei nervi di destra
rispetto a quelli di sinistra? che relazione c’è fra i
dodici nervi cranici e le dodici forze plasmatrici
zodiacali?), si preferisce “avanzare” con una
tredicesima coppia di nervi cranici rappresentata da due
cavi-spaghetti con il relativo ganglio-pace-maker.
Mi sovviene la coraggiosa scelta del dottor Appenzeller,
medico antroposofo ispiratore di un ampliamento dell’auscultazione
cardiaca: alcuni colleghi gli consigliarono di installare
un pace-maker cardiaco ma egli, consapevole di
quale prova del destino gli stava arrivando, oppose un
mite ma fermo rifiuto.