I Guerrieri di Xian, che
meraviglia!
Sono sbarcati a Genova da un cargo,
provenienti, pensate, da Shangai,
per una mostra sull’Antico Oriente
nel Centro Commerciale di Fiumara.
Naturalmente, non essendo pratico
né fattibile togliere dal sito
della tomba regale dove furono
scoperti incolonnati per migliaia,
arcieri, fanti e cavalieri, orgoglio
della Cina che fu Celeste Impero,
hanno spedito una rappresentanza
di nove combattenti piú un cavallo,
tutti in grandezza naturale, autentici
calchi plasmati sugli originali
secondo antiche tecniche dell’epoca,
cioè il Duecentoventi avanti Cristo.
Semplice terracotta, ma esaltata
dalla valenza storica ed artistica
che fa di questi militi di argilla,
irrigiditi in pose di baldanza
o di austera, ossequiosa devozione,
un esempio di schietta fedeltà
al sovrano che volle, trapassando,
affrontare gli incerti ultraterreni
difeso da siffatti pretoriani
appiedati o su nobili destrieri,
servito da vassalli e dignitari
proni al rispetto e finalmente onesti,
ché la creta li fa tutti d’un pezzo.
Ma poiché dall’Oriente non provengono
solo emblemi di guerra, ecco affiancare,
nell’esotico stand, ai personaggi
di soldati e politici interiti,
ieratiche figure in carne ed ossa:
tre monaci di culto tibetano
impegnati a creare con la sabbia
un mandala simbolico dal quale
scaturiranno influssi positivi
per la kermesse e il pubblico pagante
e, se riesce, per il mondo intero.
C’è bisogno di pace e fratellanza,
perciò i proventi resi dalla vendita
di oggetti, suppellettili ed incensi
verranno utilizzati a concretare
l’adozione a distanza di bambini
novizi in seminari e monasteri
buddisti della zona himalayana.
Da questo evento nasce una proposta:
data la debolezza degli umani, |



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esseri cagionevoli e precari
nella sfera anatomica e mentale,
e nonostante ciò guerrafondai,
costruttori di armi di sterminio
e pronti in ogni ora a fronteggiarsi
per fare della Terra un cimitero,
potrebbero evitarsi danni e strazi
ricorrendo al sistema che i Romani
contrapposti agli Albani escogitarono:
far duellare gli Orazi ed i Curiazi,
vale a dire che pochi si sacrificano
per evitare stragi esponenziali.
E usando una variante alternativa
al furbo escamotage dei Quiriti
si otterrebbero esiti incruenti.
Visti inutili i passi diplomatici,
disattesi gli appelli del Pontefice
da parte delle forze contendenti,
lo status belli dichiarato, andrebbero
approntate su un campo di battaglia
stabilito dall’ONU, o chi per esso,
le due opposte compagini formate
non da soldati con la tremarella,
i figli a casa e l’avvenire in tasca,
ma da spartani cotti al terzo fuoco,
insensibili, impavidi e tetragoni,
muti al dolore, fermi al loro posto,
qualunque piega prenda la giornata:
“frangar non flectar”, questa la consegna.
Per meglio valutare i risultati
finali dello scontro, si dovrebbe
quotare i valorosi in base al grado:
tanti punti assegnati al generale,
e via calando fino al fantaccino.
Questo adempiuto, si darebbe il via.
E giú con bombe, missili e cannoni,
colpi senza risparmio ad alzo zero
sulle schiere in maiolica temprata,
ciascuno paladino di un Paese
di cui difende, oltre agli ideali,
la pelle, gli edifici e il patrimonio.
Vince alla fine chi può reclamare
il punteggio piú alto, calcolato
da esperti super partes, visti i pezzi
rimasti intatti dopo lo sfracello.
Chi perde si consola con l’idea
che ha risparmiato vite e proprietà,
firma la resa di buon grado e poi
paga le spese e i cocci sono suoi…
Il
cronista |