Costume

Sempre caro mi fu quest’ermo colle
dove Lucullo aveva residenza
sublime tra boschetti, prati e vigne,
e i Medici seguiti dai Borghese
tennero corte, eressero palazzi.
Abitando ai Condotti, mi piaceva
salirvi a passeggiare contemplando
la natura, matrigna sí ma dolce
per l’aria fina e l’ampio panorama:
cupole, guglie, attici ed altane.
Poi reietto e solingo in lontananza,
di là dal fiume, presso il Vaticano,
il sacello del Tasso mi chiamava.
Allora, dilungandomi, varcavo
il Tevere sul ponte di Castello
e, tenendo San Pietro alla distanza,
abbordavo le rampe del Gianicolo.
Lí meditavo all’ombra della Quercia
sulla precarietà dell’esistenza
dedicata al servizio della Musa,
subendo colpi d’ogni sorta, a volte
non solo metaforici ma veri,
come la bastonata che un lacchè
del Duca d’Este rifilò a Torquato
causandogli le crisi di follia.
Mutano i tempi, ma i bastonatori,
che hanno in dispregio vati e consonanze,
sono gli stessi e agiscono impuniti.
L’altra notte, ad esempio, due energumeni
venuti di soppiatto al Belvedere
sovrastante la via che porta il nome
di quel Gabriele autore de “Il Piacere”,
servendosi di mazze e punteruoli
hanno infierito contro i piedistalli

reggenti l’erme con le effigi in marmo
di chi vi parla e quelle del Peruzzi,
di Paolo Veronese e del Vignola,
cambiando i connotati a tutti quanti:
strage di nasi, zigomi ed orecchie,
steli divelte, scritte dileggianti
vergate un po’ dovunque nel giardino
che onora con devota rimembranza
chi per virtú di genio e di talento
ha forgiato la gloria del Paese.
Soliti ignoti i vandali, ma chiari
gli impulsi alla radice dello sfregio.
Se bellezza, armonia, fede e sapienza
ripudiate dai nuovi farisei
per eludere il blocco e sopravvivere
s’incarnano in modelli fuori moda,
che senso ha mostrarne i simulacri?
Altri cliché s’impongono, dai modi
spregiudicati e cinici, vincenti
nel privato e nel pubblico, scaltriti
nei giochi di finanza e di potere,
non importa se ottusi o analfabeti:
cuochi, veline, maghi ed anchormen,
calciatori, stilisti e opinion-maker,
astrologi, modelle e mezzibusti,
maneggioni di bond e allenatori.
Sono questi che vanno immortalati
a memoria del popolo e dei tempi.
Già prefiguro come andrà a finire:
tolti di mezzo i volti del passato,
al posto di Petrarca e di Leonardo
sull’amena terrazza guarda-Roma
vedremo Taricone e Pappalardo.

Il cronista