- Detto
questo, consiglio il lettore, prima di procedere, di
immedesimarsi con convinzione nella posizione opposta alla
propria, cercando di comprenderla e farla propria,
riconoscendone i punti validi al di là di ogni ragionevole
dubbio. Questo passaggio è fondamentale: se molti uomini
ritengono valida un’opinione che noi istintivamente siamo
portati a rifiutare, prima di procedere alla critica
dobbiamo scoprire cosa in essa c’è di cosí convincente e
valido.
- Alle
volte, proprio nell’opinione opposta alla nostra ci
possono essere degli aspetti che possono rendere piú
completa ed approfondita la nostra opinione.
- Dobbiamo
perdere la paura di entrare nel dubbio, dobbiamo avere il
coraggio di lasciare quella presa che ci fa aggrappare alle
nostre opinioni con un vigore degno di miglior causa.
- Riprendiamo
le due posizioni e cerchiamo di selezionare cosa può esser
salvato di entrambe.
- Una
posizione interiore molto utile è quella, dapprima, di
passare da una posizione all’altra, quindi di contemplare
con imparzialità ambedue le posizioni senza nessun
atteggiamento di simpatia o antipatia, di adesione o di
rifiuto.
- Questo
lavoro è di certo assolutamente individuale: nel corso del
lavoro, inevitabilmente ci accorgeremo che ci mancano delle
informazioni indispensabili per prendere una posizione
lucida.
- Se siamo
onesti con noi stessi, alle volte ci mancherà la capacità
intellettiva per giudicare.
- Avvertire
questi limiti è sicuramente il segno che si sta procedendo
con rigore: dobbiamo avere il coraggio di sostenere la
difficile posizione interiore del dubbio con la fiducia che
sarà proprio questa posizione di apertura interiore dovuta
al dubbio a permetterci nel tempo di approfondire le
tematiche.
- Dopo
questo lungo preambolo sul metodo esporrò le mie
considerazioni.
- È
indubbiamente vero che il rigore e la documentazione
scientifica della Medicina convenzionale sono decisamente
superiori a quelli delle Medicine non Convenzionali.
- Bisogna
però riconoscere che nella pratica medica convenzionale si
usufruisce solo in parte molto modesta di questo rigore,
molti atti medici sono ancora basati sull’abitudine: cito
ad esempio l’uso incongruo degli antibiotici in molte
patologie virali.
- Con ciò
non voglio assolutamente criticare per questo la sanità: la
società è strutturata in maniera tale che il seguire la
prassi usuale mette maggiormente al riparo da contenziosi di
qualsiasi tipo e noie legali.
- Molte
volte il vantaggio di una terapia rispetto al non fare
alcuna terapia è molto modesto (questo accade per alcune
chemioterapie per i tumori) oppure una terapia è spacciata
come sicuramente valida troppo precipitosamente, senza avere
ancora una documentazione scientifica sufficiente (come
esempio porto la terapia sostitutiva ormonale in menopausa,
presentata fino a 2 anni fa come la panacea per tutte le
donne, con rare eccezioni, al punto di far sentire in colpa
le donne che non la seguivano. La stessa è oggi, presentata
come una terapia da seguire solo in casi particolari e per
meno tempo possibile).
- L’altro
punto da tenere in considerazione è che la ricerca medica e
l’informazione medica sono gestite per lo piú dalle
aziende farmaceutiche.
- Questo
inevitabilmente porta ad un particolare orientamento sia
della ricerca che dell’informazione, in quanto,
giustamente, le aziende mirano al profitto.
- Bisogna
far molta attenzione a non demonizzare le aziende in quanto,
mirando al profitto, perseguono il loro fine; il problema,
ancora una volta è nella struttura complessiva della
società, l’azienda farmaceutica è solo un organo della
società.
- Si
rimanda per un approfondimento di questo tema e per
indicazioni pratiche all’opera di Rudolf Steiner sulla
Tripartizione dell’organismo sociale.
- Chi, in
particolare, si occupa di Medicine non convenzionali
dovrebbe accorgersi che accusare le aziende significa fare
lo stesso errore della Medicina convenzionale, che riconosce
solo la patologia dell’organo non accorgendosi che se un
organo soffre è perché tutto l’organismo, tutto l’insieme
psico-fisico è in una situazione di squilibrio.
- Per
finire bisogna affrontare il problema dei costi della
medicina convenzionale che aumentano di pari passo con l’avanzare
dei progressi diagnostico-terapeutici.
- La
Medicina ipertecnologica, oltre a correre il rischio di
essere disumanizzante, non è piú alla portata delle tasche
dei Paesi occidentali (degli altri Paesi non lo è mai
stata).
- Veniamo
ad affrontare il problema delle Medicine non convenzionali.
- Per
prima cosa va considerata la posizione della fitoterapia. Di
fatto è una terapia convenzionale sotto tutti i punti di
vista, non c’è bisogno di uscire dal paradigma
scientifico(1) odierno per
spiegare l’azione fitoterapeutica: è sufficiente
conoscere la biochimica e la farmacologia. È oltremodo
interessante vedere perché è cosí poco utilizzata anche
in quei campi dove la sua efficacia è stata abbondantemente
dimostrata (tanto per ricordare alcuni casi citerò l’azione
dell’iperico nella depressione, della cimicifuga
nei disturbi della menopausa, del ginko biloba in
alcune encelopatie). Evidentemente la fitoterapia non è
sufficientemente interessante dal punto di vista economico.
Diverso
è il caso delle altre Medicine non convenzionali che
partono da paradigmi scientifici differenti. Le odierne
conoscenze di fisiologia, biochimica e chimica non spiegano
l’esistenza dei meridiani di agopuntura, né l’azione
terapeutica delle diluizioni omeopatiche. Esistono però
sufficienti lavori scientifici che ci indicano che queste
terapie hanno un’azione biologica, ci sono cioè dei
lavori scientifici, non molti in verità, che dimostrano che
queste terapie sono efficaci in alcune malattie. Questo non
significa che tutto il corpo dottrinale di queste discipline
sia corretto ma, piú modestamente, che esistono alcuni
fatti non spiegabili con il paradigma scientifico attuale.
- Se
consideriamo il punto di vista ideale che ci fa avvicinare
alle Medicine non convenzionali, ovvero il ricercare non una
Medicina d’organo ma di tutto il sistema psico-fisico,
questi fatti ci fanno sperare che esista la possibilità di
evolvere l’attuale paradigma scientifico che porta
inevitabilmente alla Medicina d’organo.
- Solo una
ricerca scientifica fondata evidentemente su basi
completamente nuove ci potrà dire se queste speranze sono
ben riposte.
- Nell’attesa,
il medico pratico dovrà sempre tener conto di quanto è
stato dimostrato dalla Medicina convenzionale cosí come da
quella non convenzionale, imparando a gestire per la salute
del paziente tutte le informazioni possibili.
- A questo
proposito diventa di importanza fondamentale creare una
figura di medico con le capacità di gestire queste
informazioni ed una struttura pubblica o una associazione
slegata da interessi economici di profitto, che raccolgano
queste informazioni e le diffondano, ai medici in primis,
e quindi anche alla popolazione interessata.
- Facciamo
ancora un passo: la realtà su cui si basa la Medicina è la
realtà misurabile, tutto ciò che non è misurabile gli è
precluso. Tutte le esperienze piú intime non significano
niente, il medico non prende parte alla pienezza dell’essere.
- Il mondo
obiettivo della Medicina è diventato uno strano mondo
relativo ad uno strano osservatore. Si tratta di un soggetto
anonimo, l’osservatore potenziale, fantoccio senza né
sangue né cuore, il cui solo compito consiste nel leggere
numeri.
- Attraverso
questa lente del “solo misurabile” non si affronta il
mondo della sofferenza; le storie degli uomini non sono piú
il mondo degli occhi, delle mani e del cuore.
- Il
futuro della Medicina non può non affrontare questo
problema: di fatto le Medicine non convenzionali sono il
tentativo di animare questo fantoccio e questo mondo: si
tratta dell’embrione di quella che ci auguriamo sarà la
nuova Medicina.