Redazione

Le due lettere che seguono, di cui pubblichiamo solo un breve stralcio, sono state indirizzate al nostro redattore Franco Giovi, il quale ha risposto direttamente ai rispettivi scriventi. Considerando interessanti anche per altri lettori le tematiche svolte, pubblichiamo parte delle risposte, facendo presente che i brani riflettono alcune caratteristiche del dialogo tra specifici individui.

Sono un giovane lettore che ha iniziato da poco a seguire l’antroposofia. Trovo che ci sia nei suoi consigli molta insistenza sugli esercizi, in particolare sulla concentrazione. In merito a quest’ultima, vorrei chiedere quali tempi d’esecuzione reputa piú giusti. 

Angelo Brizzi-84

Per quanto riguarda la concentrazione, essa è il veicolo principale di tutta l’ascesi, non è una mia fissazione, puoi persuadertene autonomamente con lo studio della Filosofia della Libertà di Rudolf Steiner o del Trattato del Pensiero Vivente di Massimo Scaligero. Solo che anche per questo devi sperimentare, non farne una lettura accademica. Sono libri che vanno pensati con la coscienza che il pensiero che li pensa è il tuo pensiero. Nemmeno una virgola deve restare attaccata alle pagine di questi libri. Per i tempi d’esecuzione dell’esercizio, ti rimando alla pagina 257 di Scienza Occulta (Ed. Antroposofica, 1969): leggi le indicazioni del Dottore. Nel dettaglio, ognuno è diverso e cambia nel tempo, perciò la durata dell’esercizio e la quantità di sessioni giornaliere muta per costituzione, impegno e anche per l’intensità continuativa che uno riesce a mantenere. Tu chiedi comunque delle indicazioni definite: dovresti, anche se a malincuore, capire la ragione per la quale indicazioni troppo precise e provenienti dall’esterno di te (senza una tua elaborazione interiore) rappresentano di solito un errore. Ti passerò un consiglio che Massimo diede ad alcuni amici che, come nel tuo caso, avevano iniziato da poco la disciplina della concentrazione. Prova a partire con due esercizi di concentrazione giornalieri. Il primo, che svolgerai al mattino, sempre alla stessa ora (se non puoi farlo alla stessa ora, fallo comunque!), improntalo al rigore ed alla forma, sempre piú ineccepibile, della ricostruzione interiore dell’oggetto con pensieri (immagini, parole, ricordi) chiari e consecutivi. Nel secondo esercizio della giornata (se riesci, eseguilo al tramonto e prima di cena), indugia meno nella ricostruzione, concentrando al massimo l’attenzione sull’immagine finale: questa non sarà certamente una riproduzione dell’oggetto, la sua ‘estetica’ non ha alcuna importanza. Il problema vero è che vacillerà, scomparirà, altre immagini e pensieri occuperanno la coscienza e tu dovrai con pazienza ed energia rievocarla e rievocarla ancora. Sei libero di insistere o di lasciar perdere. Sei tu che decidi quanto continuare in questo (iniziale) sforzo esasperante. Tutti reclamano il diritto alla Libertà: piú libertà di questa! Solo che pochi la gradiscono, perché la libertà è terribile. È una cosa completamente nuova e la natura fisiopsichica la teme tantissimo. Riguardo a ciò che non dovrei comunicarti, ma che a bassa voce ti dirò, vi sono esercizi che per la loro natura e per la sensatezza di chi li pratica chiedono tempi d’esecuzione assai brevi (ad esempio l’atto puro); altri, come la retrospezione serale, se prolungati oltre i dieci-quindici minuti, diventano un grosso errore. La concentrazione è diversa. Fatta salva una sensibilità interiore che di solito sorge da sé – ma quando domini l’esercizio e dopo abbastanza tempo – quello che ci vuole è determinazione e tutta la volontà possibile, dunque sarebbe alquanto contraddittorio essere timidi o prudenti. Il nocciolo della concentrazione è l’intensità, ma per raggiungerla bisogna osare: all’inizio si impara a fare, poi si tenta di strafare, e allora si impara qualcosa di piú e si riesce a superare il punto di saturazione animica che si presenta come prima barriera, il cui superamento risponde al reale risveglio del Volere.

Franco Giovi

Ho creduto di aver trovato delle guide. Poi sono cominciate tante perplessità. Riesaminando a fatica quello che prima avevo letto, mi sono accorto che i precetti occulti di chi dirigeva il gruppo erano fantasie o peggio... Tutto mi è crollato addosso. Mi sento svuotato e disgustato… 

P. F. di Pordenone

Se mi permetti una libera uscita dal tema, la tua situazione mi ricorda l’incontro tra il dottor Strader e Benedetto, che avviene circa a metà del I quadro de La Prova dell’Anima (il secondo dei quattro Misteri drammatici scritti da Rudolf Steiner). In breve: alcune forti esperienze interiori vengono vissute da Strader come un radicale crollo di tutto ciò ch’egli crede di essere; entra in scena Benedetto, e uno Strader prostrato gli manifesta confusione e dolore. Benedetto risponde che per capirsi dovranno cambiare il senso ad alcune parole: l’angoscia e l’incertezza dell’amico lui la chiamerebbe felicità. Un po’ di analogia di situazione esiste. Senti che il mondo in cui avevi riposto fiducia e certezze è crollato. Come punto da una (provvidenziale) vespa, hai riesaminato la tua esperienza o quasi, con attenzione acutizzata, e… ti sei svegliato! Alla luce di questo piú alto grado di destità dell’Io, guardandoti attorno, il ‘panorama’ è mutato: la tua anima ha avvertito l’afflosciarsi dell’ampia sfera del fasullo che condiziona gran parte dell’esoterismo che ci circonda. Tu ci sei rimasto male, anzi molto male; è comprensibile. Ma in realtà è per te un momento felice, oserei dire: benedetto dalle Potenze buone dello Spirito. Se per te è stata un’esperienza profondamente dolorosa, ti sei anche liberato forse per sempre da una delle piú insidiose ragnatele dell’illusione. Attendi ora con sofferta pazienza che il polverone dei crolli si decanti, non vibrare d’avversione, per eccesso di rinnovato zelo, verso chi si è traviato: ripensa alle tue ‘certezze’ di pochi mesi addietro! Respingi la tentazione della debolezza e dell’autocommiserazione: sono sentimenti indegni per l’uomo e per l’asceta. E non dimenticarti di pensare, pensa ogni cosa, non fare mai piú come i tradizionalisti che si incantano in estasi peristaltiche quando leggono frasi oscuramente grondanti i misteri del Tao o di Allah, previo consenso guenoniano. Vuoi un consiglio sensato? Con animo illimpidito ripercorri il Trattato o L’uomo interiore di Massimo Scaligero, ritrovando ex novo il filo del pensiero (che inizia da te!), che pensa con chiarezza logica la propria natura sino alla conseguenza piú estrema: la Concentrazione, a cui finora ti sottomettevi come fosse un mistico e confuso dovere dovuto.

 Franco Giovi

È un po’ di tempo che vorrei interpellarvi su una serie di dubbi che stanno ostacolando fortemente la mia capacità di concentrazione, colpendo un punto di vitale importanza: la motivazione. Il dubbio in sostanza è uno: perché? Gli altri sono in cascata: perché cosí? Perché gli Ostacolatori, perché cosí forti? Potrebbe essere piú semplice, piú diretto? Sarebbe meno credibile? Esiste un’unica verità o quante ne vogliamo con monolitica determinazione? Chi è il soggetto, chi l’oggetto, quale la relazione che li lega? Se esiste relazione non esiste piú assolutezza? Tutto ciò che appare esterno è realmente esterno? Forse potrei continuare, ma il fulcro è tutto lí in quella parola che non permette di pacificare la mente: perché? Per quanto mi sforzi di ricordare, non mi pare di aver letto qualcosa a riguardo negli scritti di Steiner e di Scaligero che ho potuto sinora leggere. Potreste segnalarmi loro testi o conferenze che trattino tali argomenti? Qual è il vostro pensiero in proposito? 

Domenico Terrazza

I dubbi che l’assillano riguardano le cause prime e ultime dell’esistenza: la creazione dell’uomo, la sua caduta ad opera degli Ostacolatori, la sua trasformazione, la sua finale cristificazione, o divinizzazione. Non sono certo piccoli, semplici dubbi quelli che, come dice, non pacificano la sua mente. Formulare una tale serie di perché è importante: vuol dire non lasciarsi vivere senza chiedersi la ragione della propria presenza sulla Terra. Una simile disposizione d’animo non viene mai lasciata senza risposta dal Mondo Spirituale. E in effetti, lei sembra aver trovato accesso a una Via, la Scienza dello Spirito, che tali quesiti si pone, e soprattutto indica il modo di risolverli. Rudolf Steiner lo ha fatto in ogni suo scritto, e cosí Massimo Scaligero. Tutta la loro opera è incentrata sul dare la possibilità ad ognuno di “rispondersi”. Perché non è da terzi che dobbiamo ottenere la risposta ai nostri interrogativi, ma da noi stessi. E possiamo farlo solo lavorando sulla nostra interiorità, attraverso una sana e retta disciplina spirituale, senza attendere la “rivelazione” delle sublimi verità da parte di ierofanti o gran sacerdoti, da credere per fede e non per conoscenza.

«Sofija-Premudrost»
Sophia Angelo della Saggezza

Icona, Novgorod, tardo XVI secolo

Nessuno può pensare che il mondo possa andare avanti cosí, come ha fatto finora, felicemente ignaro di vivere ottenebrato dal materialismo.
Certo, l’uomo doveva fare sino in fondo l’esperienza della materia, perché essa è connessa alla discesa in lui dell’Io, all’individuarsi dell’Io. Ma è tempo ormai che l’umanità inizi il processo di ascesa cosciente verso il mondo spirituale, che acquisti consapevolezza del fatto che la materia è nella sua piú intima essenza luce e l’anima è tessuta d’amore, di puro amore, come ha svelato Rudolf Steiner (Le manifestazioni del karma, decima conferenza, O.O.120). Tutto è unione di luce-saggezza e amore, Vergine Sophia: noi stessi, la natura, il cosmo, ma di fronte a questa, che è l’autentica realtà, siamo come gattini appena nati, ancora ciechi.
Non vi è altra soluzione. Questo è il fine ultimo per cui il mondo spirituale ha consentito la scossa che vive attualmente il mondo: per spezzare mediante il dolore, l’angoscia, la paura, il terrore, il limite dell’intelletto che si reputa onnipotente, del cuore che si è indurito nel benessere di una civiltà che ci offre sempre maggiori opportunità di vivere a lungo e di godere tutto quel che di godibile c’è nel mondo. Tutto ciò a discapito dell’anima, che vive l’angoscia del vuoto, di un immenso vuoto d’amore. Eppure l’anima è amore, che inaridiamo giorno dopo giorno, perché non siamo consapevoli di portarlo in noi, di averlo intorno da ogni parte, nell’anima del mondo. Né siamo consapevoli di essere inseriti nel tessere delle Gerarchie fatto di saggezza-amore, cioè di Vergine Sophia.
Cosí, per svegliarci da questo ingannevole e irreale sonno profondo, gli esseri spirituali hanno lasciato che si attuasse l’incubo dell’azione congiunta di Lucifero e Arimane, l’uno riconoscibile nel fanatismo, l’altro nella voluttà di morte propria e altrui che anima il fanatismo. Duemila anni sono trascorsi dal Mistero del Golgotha e il Cristo è ritornato sul piano eterico, visibile solo per rari esseri pronti, come già lo fu Paolo di Tarso, all’evento di Damasco.
Perché l’umanità si prepari a percepire il Cristo eterico viviamo il terrore. Nel deserto animico in cui il mondo è precipitato riecheggia ancora da tempi lontani la voce di Giovanni Battista, il profeta michaelita, la cui missione era stata annunciata da Isaia con queste parole: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore,/ raddrizzate i suoi sentieri!/ Ogni burrone sia riempito,/ogni monte e ogni colle sia abbassato;/ i passi tortuosi resi diritti;/ i luoghi impervi spianati./ Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!» (Luca 3, 4-5-6; Matteo, 3, 1-3). Non servono bandiere bruciate, vetrine infrante, grida scomposte che aggiungono violenza a violenza. Serve la metànoia, il “mutare mente” dell’Occidente cristiano. È necessario che ogni singolo riconosca che non può vivere fuori di Dio, mettendo al bando il mondo spirituale nel quale siamo immersi. Solo cosí nascerà nell’uomo l’intelligenza del cuore, richiesta urgentemente dall’Arcangelo Michele: il mondo supererà l’inganno di Lucifero e di Arimane, che illudono l’uomo circa l’onnipotenza dell’intelletto e della materia. Cosí l’intelligenza sarà permeata d’amore, che ha il suo centro nel cuore, e la materia sarà riconosciuta come luce-saggezza. Sarà allora il trionfo della Vergine Sophia, del Cristo eterico.

Alba Chiara