Redazione

Non posso concentrarmi sullo spazio interiore pensante, dovendo portare per necessità tecnica il Concetto ricostruito al suo continuo momento sorgivo (v. Aspetti della Concentrazione 2): impossibile e sovrumano sarebbe portare al suo continuo momento sorgivo il Concetto (inconoscibile dal pensiero riflesso) dell’intero spazio pensante ...e non è detto che debba per forza cambiare continuamente oggetto, l’importante è che ci metta Forza, considerare ogni singolo pensiero come fosse l’ultimo, l’assoluto (v. Il Tempo). Le vere difficoltà sono ben altre: non sono i pensieri ribelli il vero ostacolo alla Concentrazione, né “vuoti” vari, né insignificanti rappresentazioni intrusive (che ci sono finché decidi veramente verso cosa vuoi canalizzare l’attenzione, che vivifica ciò su cui si posa, rendendolo fulcro dell’essere che si è): ma il dover ogni volta rinnovare un terribile Sacrificio da consumarsi piú volte al giorno e secondo ritmo (v. sempre Il Tempo). Sarà lo sforzo che ci metto, ma ogni volta che devo cominciare questo Rito sono invaso da una amarissima tristezza dolorosa, e la sedia su cui mi siedo per la Concentrazione mi appare ormai come una sedia elettrica. …Del resto, da quando cerco seriamente di fare la Concentrazione, persino le mie certezze dialettico-esoteriche sulla Realtà del Pensiero sono naufragate, ritrovandomi nei fatti con una coscienza riflessa, alienata. Il guaio è che cosí facendo ho involontariamente accelerato i termini per un’artrosi cervicale, che comunque mi avrebbe aspettato al varco entro 15 anni, mancando della curva naturale del collo… Da due giorni, per la terribile tensione con cui mortifico la mia corporeità (cinque Concentrazioni massacranti in tutto), ha cominciato a farmi un male terribile tutta la zona cervicale, con veri e propri attriti dolorosi tra le vertebre, appena dopo l’Esercizio. La colpa è mia: ci metto troppa foga (riconoscendo di averne la possibilità)… Ce la metto tutta a tranquillizzare questo mio ego, poveretto, prima di condurlo sull’Altare Sacrificale: in fondo è pensiero, quindi perché si agita cosí se lo riporto a Pensiero? È un essere speciale: avrò cura di lui. Potessi farlo anche con il corpo: quando cerco di tuffarmi in picchiata nel Concetto vibra come una lavatrice in centrifuga (non esagero). Tuttavia mi sono accorto che se voglio veramente l’Attenzione nel Concetto, si acquieta un poco e lo spazio interiore acquista una singolare consistenza, con una piccola diminuzione del volume delle percezioni sensorie: attimi brevissimi, in cui può capitare di sembrare di viaggiare in un tunnel verso il concetto, con fiochi fasci di luce, che non possono certo essere scambiati per disturbi retinici, e danno una concretezza scientifica alla Operazione... 

FdA

La lunghissima lettera, della quale sono riportati solo brevi passi, pone molti assillanti quesiti, lontani dall’esercizio semplice, volitivo, sano e ripetitivo della concentrazione. In fondo, si tratta di una palestra in cui ci si reca quotidianamente per esercitare dei muscoli, interiori invece che esteriori. Il resto viene dopo, e non deve essere troppo desiderato, analizzato, sviscerato. Gli organi spirituali (ovvero i muscoli interiori) si formano senza un nostro intervento diretto, senza tensione, soprattutto senza l’interferenza del corpo fisico, ma in maniera graduale, insieme a una profonda comprensione dei mutamenti animici che si accompagnano a tale sviluppo. Dobbiamo rendere sciolto e dinamico il fisico, oltre che mobili i nostri centri risvegliati. Passeggiare in natura e osservare il mondo che ci circonda, con il benefico e rigenerante esercizio della percezione pura, è spesso preferibile a impetuose, troppo ripetute e troppo protratte concentrazioni, che tendono a somatizzare (vedi il problema della cervicale). Dunque, guardarsi intorno oltre che dentro, e ringraziare le Gerarchie per i doni di bellezza e armonia che il creato ci offre.
Non ho molto ben capito la doppia personalità satanica chiamata da Steiner a volte Arimane e a volte Lucifero, e in quale diverso modo essa tenti l’uomo. 

Marzia Rispoli

Arimane e Lucifero sono due entità ostacolatrici distinte e separate, non una personalità scissa in due a seconda della funzione svolta. Arimane avvince l’uomo all’apparire fisico, facendolo cadere in un oscuramento materialistico che nega la sua spiritualità, Lucifero tende invece a riallacciarlo alla tradizione ormai morta, facendola rivivere in forme prive del contenuto originario, escludendo cosí l’uomo dalla concreta esperienza del mondo. L’uomo arimanizzato di questo tempo può ritrovare un minimo di interiorità nel sentimento. Infatti, il tipo d’uomo arrivato, solido, affermato, tende a escludere da sé i sentimenti. Nascono cosí anche le arti moderne, nelle quali non deve apparire alcun trasporto emotivo verso il sentire: pittura astratta, scultura informale, musica elettronica, danza acontenutistica ecc. Cedendo però eccessivamente al sentimento, o meglio al sentimentalismo, l’uomo cade nell’opposto luciferico, come chi si chiude nei dogmi di una dottrina, la pratica e la diffonde. Rischio che corre persino chi è rapito in estasi mistiche, quando queste gli impediscano di penetrare la realtà del mondo e di svolgere i compiti per i quali l’uomo viene sulla terra. Egli è qui per conoscere, per discernere le cose che sono dinanzi a lui, ma finché egli le vede nella loro alterità, senza la controparte spirituale di cui ognuna di esse è veste, la sua esperienza di vita non può dirsi compiuta. Al centro dei “due ladroni”, cosí come ci mostra la simbologia del Golgota, è il Cristo, ovvero la Via di conoscenza spiritualizzata che a Lui ci conduce. La tecnica dei due Ostacolatori dell’uomo – i due ladri che in diverso modo lo derubano – è tale che sempre della vittoria dell’uno si avvantaggia anche l’altro.
Il cammino di Santiago de Compostela… Ne sapete qualcosa? Stavo pensando seriamente di farlo in bicicletta il prossimo anno. 

Cius Po

Il cammino di Santiago è un classico della devozione cattolica, come il Giubileo romano, con l’aggiunta romantica del lungo pellegrinaggio a piedi (oppure, ma solo di recente, in bicicletta). Si tratta di un percorso che si dovrebbe compiere in solitudine, immersi nei propri pensieri e meditazioni, lontano dal traffico e dalle cure del mondo, mortificando il corpo con la fatica e l’anima con la penitenza. La sua funzione salvifica può essere molto rigenerante, soprattutto per chi, tuttora immerso nell’èra del Figlio, non aneli ancora ad entrare in quella dello Spirito. Non funziona per nulla per chi è invece ancora nell’èra del Padre – ed è la gran parte degli pseudo-devoti – i quali vi si recano attenti solo alla spettacolarizzazione, come “sacca-bordone-conchiglia”, ma con una vigile attenzione volta in realtà soprattutto alle vesciche dei piedi!
 
Perché insistete tanto sul pensiero, sul lavoro del pensiero, sulla concentrazione del pensiero? Sono interessata alla vostra rivista, che seguo da anni, e ai temi che trattate, ma su questo punto mi sembra di trovare ogni volta un eccessivo e ripetitivo accanimento. 

Agnese D’Accolla

L’accanimento che può riscontrarsi nel nostro far convergere l’attenzione sul pensare, sull’esercizio del pensare da parte dell’uomo, dipende dalla constatazione che la sua vera espressione autonoma, come uomo, consiste proprio nel suo pensiero. Tutto ciò che è creato è il “già fatto”. Tutta la natura, il minerale, il vegetale, il mondo animale e lo stesso uomo, sono già compiuti. Nell’uomo il corpo fisico è già compiuto, cosí il suo corpo eterico, che si esprime come mondo della memoria, delle abitudini, e cosí il corpo astrale, con le passioni, gli istinti, che rispondono a uno schema dettato dalla natura. Tutto ciò è il creato abbandonato dal Creatore. Dove è dunque la Luce creante? Essa può trovarsi solo nel pensiero, e anche lí si deve distinguere tra pensiero astratto – espressione della natura – e pensiero vivo, creante. L’Io si esprime attraverso tale pensiero creante, o vivente. Nel pensiero vivente passa lo Spirito. Per arrivare al pensiero vivente dobbiamo prima possedere il pensiero ordinario, il pensiero logico. Questo è come il riflesso di uno specchio. In uno specchio tutto è rovesciato. Bisogna allora “rovesciare il rovesciato”. Per far questo, dobbiamo risalire la corrente di luce del pensiero. E questo si ottiene con l’esercizio della concentrazione.

Dobbiamo sradicare dall’anima
tutta la paura e il timore
di ciò che il futuro può portare all’uomo.

Dobbiamo acquisire serenità
in tutti i sentimenti
e sensazioni rispetto al futuro.

Dobbiamo guardare in avanti
con assoluta equanimità
verso tutto ciò che può venire.

E dobbiamo pensare che tutto ciò che verrà
ci sarà dato da una direzione del mondo
piena di sapienza.

Questo è parte di ciò
che dobbiamo imparare in questa Era:
a saper vivere con assoluta fiducia

Mara Maccari «San Michele Arcangelo»
icona dipinta su tavola

senza nessuna sicurezza nell’esistenza,
fiducia nell’aiuto sempre presente del Mondo Spirituale.

In verità, nulla avrà valore
se ci manca il coraggio.
Discipliniamo la nostra volontà
e cerchiamo il risveglio interiore
tutte le mattine e tutte le sere.

Rudolf Steiner