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- Sul foglio, ordito
bianco, le parole
- hanno tracciato
futili pensieri,
- innalzato castelli
con la sabbia
- seguendo il filo dei
tuoi sogni, e ora
- al primo vento
tremano, paventano
- che la trama si
perda in labirinti
- senza domani, e
sulla riva il mare
- faccia tornare
polvere ogni forma
- leggiadra,
dissolvendo la morgana
- che ti illuse con
terre di Eldorado
- odorose di miele e
terebinto,
- e dolci nelle verdi
primavere.
- La carta non ha
luce, i segni tacciono,
- e il rosario di
sillabe, le immagini,
- hanno rappreso il
canto in geroglifici
- di una lingua
parlata nei primordi
- da popoli perduti.
Ma se tu
- con la sapienza
delle mani pieghi
- l’ottuso
palinsesto reso muto
- e opaco dai capricci
dell’inchiostro,
- spento dal tempo nel
suo vivo fuoco,
- e ne ricavi un
fragile veliero,
- la barchetta varata
dall’infanzia
- per conquistare il
mondo, tu vedrai
- garrire nuove fiabe
sul pavese,
- chiglie e polene
fendere piú forti
- le correnti, sfidare
le tempeste
- che la vita scatena
giorno a giorno.
- O potrai dare ali di
fenice
- al brandello di
morta pergamena,
- se alle ceneri
inerti dei tuoi versi
- darà linfa la Voce
che ricrea
- diamante da caotica
materia,
- dal fango
putrescente la ninfea.
Fulvio
Di Lieto |
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