|

- Su come la Scienza dello Spirito
debba riconoscere lo spirito vivente ed operante in tutti gli
esseri che ci circondano, soltanto partendo dall’affermazione
che l’uomo, nell’atto di conoscere, deve capire se stesso,
lo si è affermato in occasione delle conferenze Anima umana
ed anima animale e Spirito umano e spirito animale
(1). È
stato detto che in fin dei conti l’uomo, nel conoscere se
stesso, non potrebbe mai pensare di raccogliere nel proprio
spirito, come contenuto spirituale, idee, concetti e
rappresentazioni di cose e di entità, se questi concetti e
queste idee – questo contenuto spirituale attraverso cui l’uomo
vuole rendersi comprensibile cosa sta nelle cose – non
fossero dapprima presenti nelle cose stesse, se non fossero
posti in esse. Tutto questo nostro trarre lo spirito dalle
cose e dalle entità, sarebbe una pura fantasticheria, sarebbe
una fantasia creatasi da sola, se non si ponesse come
presupposto che, ovunque si volga lo sguardo e da qualsiasi
cosa si tragga lo spirito, questo spirito stesso sia presente.
Tuttavia, ora possiamo certamente dire – anche se solo in
circoli ristretti – come questa premessa generale sul
contenuto spirituale del mondo sia stata già fatta piú
volte. Anche coloro che parlano di spirito nelle cose,
insistono nella regola di discutere dello spirito per cosí
dire “in generale”, cioè di esprimere che un tessuto
spirituale, una vita spirituale, stia alla base del minerale,
del vegetale, dell’animale e cosí via dicendo. Ma non si
presta attenzione al modo e al sistema in cui lo spirito si
specializza, né come viene alla luce in una particolare forma
dell’esistenza; a tutto ciò non si pensa nelle cerchie piú
ampie della nostra cultura contemporanea. In effetti, si
considera proprio sfavorevolmente chi non parla soltanto dello
spirito in generale, bensí delle forme particolari, dei modi
particolari in cui lo spirito si rende visibile dietro questo
o quel fenomeno. Tuttavia, nel campo della nostra Scienza
dello Spirito non dobbiamo parlare in maniera cosí vaga e
generale dello spirito, come ora si è accennato, bensí in
modo tale da riconoscere come lo spirito stesso operi dietro l’esistenza
minerale o vegetale, o come operi nell’esistenza animale ed
umana. Il compito dell’odierna trattazione deve essere
quello di dire qualcosa dell’essere dello spirito nel regno
vegetale.
- Dobbiamo a questo punto precisare
quanto segue: se si parte non da filosofia astratta, ma da
considerazioni obiettive della realtà e, contemporaneamente
– proprio come deve essere sul sano terreno della Scienza
dello Spirito – si sta saldi nell’àmbito delle scienze
naturali, qualora si siano accolti in sé i concetti delle
scienze naturali del diciannovesimo secolo ci si sente in una
posizione ben difficile. Parlando poi dello “spirito nel
regno vegetale”, non si penetra soltanto in giudizi
provenienti dalla formazione scientifica e alternativa del
nostro tempo, ma si penetra all’interno di rappresentazioni
piú o meno giustificate, che agiscono in maniera fortemente
suggestiva – e che devono agire in maniera suggestiva – in
questa trattazione, la quale vuole illustrare come lo spirito
trovi la propria espressione, e parimenti la propria
fisionomia, nel regno che viene incontro al nostro sguardo
tanto negli alberi giganteschi della foresta vergine, o in
alberi simili che si sono mantenuti tali per millenni a
Tenerife, quanto in quelli piú piccoli che si limitano al
bosco silenzioso, o alla violetta nascosta in qualche luogo.
Sí, ci si sente, e ci si può sentire, in una posizione ben
difficile quando si è lavorato duramente verso ciò che in
questo campo può venir detto sullo spirito. Si potrebbe
infatti contestare che nel diciannovesimo secolo sono state
fatte grandi e meravigliose scoperte, che secondo un certo
punto di vista hanno illuminato profondamente l’essere della
natura vegetale. Dobbiamo qui ricordare che nel secondo terzo
del diciannovesimo secolo il grande botanico Schleiden scoprí
le cellule vegetali, il che significa che per primo egli pose
di fronte agli uomini la verità che ogni corpo vegetale è
composto di piccole entità autonome che si chiamano “cellule”
– ovvero “organismi elementari” – da considerarsi alla
stregua dei mattoni di costruzione di questo corpo vegetale.
Come prima si consideravano le piante in relazione alle loro
parti grezze ed ai loro organi grezzi, cosí adesso si
comprende come ogni foglia delle piante superiori consista di
simili innumerevoli minuscole forme: le cellule vegetali. E
non ci si deve meravigliare che una tale scoperta abbia avuto
un grande e potente influsso nel percepire e nel pensare
riguardo al mondo vegetale. Infine, è del tutto naturale che
proprio a colui che per primo ha visto come il corpo vegetale
si edifichi con questi mattoni, doveva venire in mente l’idea
che con la ricerca di queste piccole formazioni, di questi
piccoli mattoni, può venire scoperto il segreto della natura
vegetale. Di ciò dovette essere informato l’arguto Gustav
Theodor Fechner – sebbene si potrebbe dire che le sue
considerazioni alquanto fantastiche sulla natura vegetale
fossero giunte troppo presto – il quale alla metà del
diciannovesimo secolo tentò in effetti di elaborare, in
ordine a tali idee, un concetto simile all’“anima vegetale”.
Egli parla dell’anima dell’essere vegetale in senso
completo (per esempio nel suo libro Nanna) non come un mero
sognatore, bensí come un conoscitore profondo e fondato dei
progressi delle scienze naturali del diciannovesimo secolo.
Egli non poté evitare di pensare alle piante costituite
meramente di cellule, ma quando vide nelle forme lo sviluppo
delle singole piante, si sentí costretto ad accettare che la
realtà sensibile è l’espressione di un animico che vi
giace dentro.
- Bisogna dire che nei confronti di
ciò che la Scienza dello Spirito afferma oggi sulla vita
dello spirito nel regno vegetale, ciò che si trova nelle
considerazioni di Fechner può essere considerata pura
fantasia; ma le sue idee furono un tentativo. Nonostante
questo, Fechner ha dovuto sperimentare quale contrapposizione
può derivare da quelle concezioni acquisite dall’umanità
attraverso le scoperte del diciannovesimo secolo.
Ragionevolmente, si deve pensare e capire che gli stessi
grandi spiriti, quando sotto il microscopio si mostrava loro
come il corpo delle piante sia un insieme di piccole cellule,
ed erano affascinati da questa visione, non potevano a quel
punto immaginare come qualcuno potesse esser giunto all’idea
di parlare di un’“anima vegetale”, dopo che la parte
materiale si era mostrata in maniera cosí grandiosa allo
spirito umano in ricerca. Di conseguenza, dobbiamo capire che
proprio lo scopritore delle cellule vegetali divenne anche il
piú grande e violento oppositore di ciò che Fechner voleva dire sull’essere animico
delle piante. Ed in un certo modo desta entusiasmo vedere il
fine e sottile Fechner in lotta contro Schleiden, divenuto
famoso attraverso le sue scoperte nella botanica, che da una
parte hanno fatto epoca ma dall’altra hanno demolito in
maniera grettamente materialistica tutto ciò che Fechner ha
voluto dire sulle piante, a partire dalle sue intime
considerazioni. In una battaglia come quella che ci fu nel
diciannovesimo secolo fra Fechner e Schleiden, entra in
effetti in gioco un qualcosa che ogni anima, nell’affrontare
la scienza del nostro tempo, deve percepire, facendosi strada
attraverso i dubbi e gli enigmi che sopraggiungono nel
prestare ascolto alle conquiste della scienza naturale. Questa
farà sollevare molti dubbi nel cavarsi fuori, per cosí dire,
in tale àmbito, da rappresentazioni che talvolta, anche
giustamente, si impongono. Per chi non conosce l’azione
costrittiva delle rappresentazioni materialistiche delle
scienze naturali del diciannovesimo secolo, potrà apparire
talvolta grossolano, forse anche limitato, ciò che viene
detto da parte di quella concezione del mondo che vuole porsi
sul solido terreno delle scienze naturali. Ma per chi si
avvicina alla questione con un senso sano della verità e con
la piú seria necessità di risolvere le questioni della vita,
e al contempo equipaggiato con i concetti della botanica del
diciannovesimo secolo, può insorgere qualche intimo dissidio
animico. Bisogna rendersene conto. Egli ad esempio impara a
riconoscere quel che ha apportato la botanica del
diciannovesimo secolo. In essa c’è qualcosa di grande e di
sorprendente. In seguito, chi così giunge con un sano senso
della verità ai concetti delle scienze naturali, arriva anche
al punto in cui questi concetti stessi agiscono su di lui in
maniera suggestiva: non lo lasciano, ma gli bisbigliano
continuamente negli orecchi: «Tu compi una cosa insensata se
lasci il sentiero sicuro dove si osserva come la cellula si
rapporti con la cellula, come la cellula venga nutrita dalla
cellula» e cosí via dicendo. Alla fine, si giunge alla
necessità di eliminare i concetti materialistici in questo
campo. Non è possibile fare altrimenti, poiché solo
superando i presupposti delle scienze naturali e volendosi
tenere ben saldi e lontani dalla potenza suggestiva delle
concezioni universali che derivano dalle rappresentazioni
materialistiche esteriori, si va oltre un certo punto. Oggi,
non sono ancora in molti a seguire quest’ultima via. Alla
prima via partecipa la maggior parte di coloro che si sentono
affascinati dalle esperienze delle scienze naturali e non
osano deviare di un solo passo da ciò che indica il
microscopio. Solo una minoranza ristretta compie il passo
ulteriore. Ma chiaramente, per chi mantiene un sano senso
della verità proprio sul terreno delle scienze naturali,
appare necessario – e ciò è essenziale se ci si vuole
accostare allo spirito del regno vegetale – doversi alla
fine occupare di una rappresentazione particolare; altrimenti
si incorrerà sempre nell’errore, si verrà tratti in un
labirinto in cui anche Fechner è entrato, nonostante si sia
tanto adoperato nel ricercare con acutezza il simbolico, il
fisiognomico delle singole forme vegetali e delle singole
rappresentazioni vegetali. Vorrei portare di nuovo di fronte
alla vostra anima, con un esempio, il fatto da cui ciò
dipende.
- Supponete che qualcuno su una strada
trovi un oggetto qualsiasi. Nel caso dovesse svolgere delle
ricerche su di esso, su come gli appare, può accadere che non
ne venga a capo. Perché? Se quell’oggetto è il pezzo di un
osso di braccio umano, la persona in questione non ne verrà a
capo osservando quel pezzo d’osso e volendolo spiegare
prendendo le mosse da esso soltanto. In nessun caso, in tutto
il mondo, sarebbe possibile che quel pezzo di materia si fosse
formato senza il presupposto di un braccio umano; addirittura
non se ne potrebbe parlare se lo si concepisse come una cosa a
sé stante e non in connessione con un intero organismo umano.
Cosí, è impossibile parlare altrimenti di una creazione, che
come tale viene incontro a noi, se non in relazione ad un
intero essere.
- Un altro esempio potrebbe essere
questo: supponiamo di trovare un prodotto naturale come un
capello umano. Se volessimo considerarlo come nato lí dove si
trova, cadremmo interamente in errore, in quanto potremmo
spiegarlo solo vedendolo in relazione con un intero organismo
umano. In se stesso è nulla; in se stesso è inspiegabile.
Questa è una cosa che il ricercatore dello spirito deve
tenere come riferimento nell’intera estensione delle nostre
osservazioni e delle nostre spiegazioni. Di ogni cosa che ci
viene incontro, si deve osservare se può essere trattata in
se stessa o se di per sé rimanga inspiegabile, se non
appartenga ad un’altra cosa, o meglio, se possa venire
considerata come una individualità a sé stante.
- Meravigliosamente, all’indagatore
dello spirito si mostra che è soprattutto impossibile
considerare il mondo vegetale, questo splendido manto
terrestre, come qualcosa a sé stante. Il ricercatore
spirituale si sente, di fronte alla parte esterna delle
piante, come se si trovasse di fronte ad un dito, da
considerare soltanto come appartenente ad un intero organismo
umano. Il mondo vegetale non può venir trattato solo in se
stesso; questo perché il mondo vegetale si pone allo sguardo
della ricerca spirituale nell’insieme della Terra come
pianeta, e con lei forma un qualcosa di completo, cosí come
il dito, o un pezzo d’osso, o il cervello, formano e
completano il nostro organismo. E chi tratta le piante come a
sé stanti, fa la stessa cosa di chi volesse spiegare una
mano, o un pezzo d’osso, solo in quanto tali. Gli esseri
vegetali, nel loro insieme, devono essere trattati come un
membro della nostra intera Terra, del nostro pianeta. Qui
giungiamo ad una questione che per molti può essere
spiacevole, ma che tuttavia ha valore allo sguardo della
ricerca spirituale. Veniamo a considerare l’intero pianeta
Terra in maniera diversa da come usualmente viene considerato
dalla scienza attuale. Perché la nostra scienza attuale –
sia essa astronomia, geologia o mineralogia – in fin dei
conti parla della Terra soltanto come se questa sfera
terrestre fosse composta solo di pietre, di minerali: materia
inanimata. La Scienza dello Spirito non può esprimersi in
questo modo. Può soltanto dire che tutto ciò che si trova
sulla nostra Terra – come può apparire ad un essere che
discenda sulla nostra Terra dal cosmo e che vi trovi uomini,
animali, piante e minerali – appartiene alla nostra Terra
come un tutto, come le pietre stesse appartengono alla Terra.
Questo significa che non possiamo considerare il pianeta Terra
meramente come morta espressione minerale, ma come un qualcosa
che in sé è un tutto vivente, che crea da sé gli esseri
vegetali, come anche l’uomo crea la sua testa, i suoi organi
di senso e cose simili. In altre parole: non possiamo
considerare la Terra senza il manto vegetale che le
appartiene.
- Già una circostanza esteriore
potrebbe indicare agli uomini che, come in un certo contesto
una qualsiasi pietra appartiene alla Terra, cosí anche tutto
ciò che è vegetale le appartiene; ogni corpo senza vita
indica la sua appartenenza alla Terra per il fatto di dover
cadere a terra dove trova una contrapposizione; allo stesso
modo, la pianta indica la propria appartenenza alla Terra per
il fatto che la direzione dello stelo è sempre quella che va
verso il centro della Terra: tutti gli steli vegetali
convergerebbero al centro della Terra se si prolungassero fino
al centro della Terra stessa. Cioè, la Terra è in grado di
emanare dal suo centro tutti i raggi di forza che le piante
fanno derivare da sé. Per questo motivo, prendiamo in
considerazione solo qualcosa di astratto, di immaginato,
quando trattiamo il regno minerale senza aggiungervi il manto
vegetale. Ne consegue inoltre che le scienze naturali
orientate esclusivamente alla materia esterna, parlano spesso
e volentieri di come tutto il vivente – per cui anche la
vita vegetale – debba esser nato dall’inanimato, dalla
mineralità. Tale questione non ha alcun valore per il
ricercatore dello spirito, perché mai il subordinato, ciò
che sta piú in basso, è il presupposto di ciò che sta piú
in alto; bensí ciò che è superiore, ciò che è animato, è
il presupposto di ciò che è subordinato, di ciò che sta
piú in basso. Piú tardi vedremo ancora nella conferenza Cos’ha
da dire la geologia sulla nascita del mondo che la ricerca
spirituale indica come ogni elemento roccioso e minerale –
dal granito fino al terreno coltivabile – sia nato in una
maniera simile a quella tuttora creduta dalle scienze naturali
di oggi, quando si riferiscono al carbon fossile. In effetti
il carbon fossile è oggi un minerale; lo estraiamo dalla
Terra. Cos’era secondo i concetti delle scienze naturali?
Erano vasti e possenti boschi – cosí dicono le scienze
naturali – che coprivano gran parte della superficie della
Terra; piú tardi i sovvertimenti terrestri li affondarono nel
terreno, dove furono chimicamente trasformate le loro
composizioni materiali, e cosí ciò che estraiamo dalle
profondità della terra sono piante divenute pietre. Se oggi
si ammette ciò riferendosi al carbon fossile, non si troverà
troppo ridicolo che la Scienza dello Spirito, con i metodi che
applica, giunga al fatto che tutta la roccia che la nostra
Terra nasconde è originata dalle piante, cosí che ciò che
prima era pianta è poi divenuta pietra: e quindi, non ciò
che è minerale è il presupposto del vegetale, ma al
contrario il vegetale è il presupposto del minerale. Il
minerale è dunque un indurimento e poi una pietrificazione
del vegetale.
- Cosí, anche nella Terra come
pianeta abbiamo di fronte a noi qualcosa a cui dobbiamo porre,
come presupposto, quanto segue: tutto ciò una volta era in
rapporto con le qualità piú grezze della natura vegetale,
era una configurazione di esseri vegetali, e da questo
elemento vivente si è sviluppato ciò che è senza vita,
indurendosi, divenendo legno, divenendo pietra. Come il nostro
scheletro è in effetti una parte indurita del nostro
organismo, cosí dobbiamo vedere la configurazione rocciosa
come il grande scheletro dell’essere terrestre.
- Trattando questo organismo terrestre
come tale, possiamo fare altre considerazioni (posso dare oggi
solo le linee principali, perché ci dobbiamo cimentare con un
ciclo di conferenze dove l’una deve seguire l’altra).
Possiamo domandarci: com’è l’organismo terrestre in
quanto tale? Sappiamo che quando consideriamo un organismo,
esso si mostra a noi in susseguenti stati diversi: l’organismo
umano ed animale mostrano nel tempo, alternativamente, una
condizione di veglia e una di sonno. Potremmo forse, dal punto
di vista della Scienza dello Spirito trovare qualcosa di
simile per il corpo terreste, per l’organismo terrestre? Ad
una osservazione esterna appare come un paragone, ma per la
ricerca spirituale non si tratta di un confronto, bensí di un
dato di fatto. Se consideriamo come sia dominante sulla Terra
la regolare alternanza dell’estate e dell’inverno, mentre
cioè su un emisfero sia estate e sull’altro inverno, se
consideriamo come questo rapporto si trasformi, e se notiamo
come si differenzi – in tempo estivo ed invernale – in
rapporto a tutta la vita della Terra, non ci appare cosí
assurdo che la Scienza dello Spirito racconti che estate ed
inverno, per l’organismo terrestre, corrispondono alla
veglia ed al sonno di quegli organismi che ci circondano.
Solo
che la Terra non dorme come gli altri organismi; essa è
sempre sveglia da qualche parte, e dorme sempre da qualche
altra parte, in una diversa parte del suo essere. Veglia e
sonno si alternano: mentre la Terra da una parte dorme, dove
c’è l’estate, veglia da un’altra parte, dove c’è l’inverno.
Cosí si presenta a noi l’intero organismo terrestre, con
condizioni di sonno e veglia, similmente ad ogni altro
organismo.
Rudolf Steiner
(1. continua)
|
Conferenza tenuta a
Berlino l’8 dicembre 1910, O.O. n. 60, nell’àmbito del
ciclo Risposte della Scienza dello Spirito alle grandi
questioni dell’esistenza.
Traduzione
di Paolo Perper |
|
|
(1) Anima
umana e anima animale, conferenza tenuta a Berlino il 10
novembre 1910, e Spirito umano e spirito animale,
conferenza tenuta a Berlino il 17 novembre 1910, O.O. n. 60,
entrambe disponibili nel libro Anima e spirito nell’uomo
e nell’animale, O.O. n. 60, Editrice Antroposofica,
Milano 1996. |
|