Redazione

Parlando con un amico commercialista, ho avuto conto di quello che si sta profilando sul piano economico quest’anno nel nostro Paese. Moltissime realtà imprenditoriali non hanno piú ossigeno, fortune familiari si sono prosciugate in due anni. Presto chiuderanno molte fabbriche. Ormai l’odio per la Cina viene vissuto in strati diffusi della popolazione. Anche l’Europa viene sentita responsabile, mentre pochi si accorgono che il vampiro si chiama mondo finanziario. Come fare per creare in qualche maniera una comunità solidale per superare i momenti futuri su tutti i piani: giuridico, economico e, naturalmente, spirituale?  

Sirio Valluno

In attesa di una piena realizzazione del modello di società tripartita, riguardo all’emergenza della situazione economica italiana si potrebbero prefigurare nell’immediato alcune ipotesi per risolvere l’attuale congiuntura, che sta portando a quel denunciato progressivo prosciugamento economico dell’imprenditoria. Occorre osservare come sempre nuove lepri di pezza vengano trascinate davanti agli affannati levrieri, che le rincorrono senza comprendere chi manovra il fantoccio e perché. Oggi è la Cina a impensierire gli imprenditori, che si dannano per far quadrare i conti di fabbriche e fabbrichette, un giorno floride e ora allo stremo. Si domandano perché non riescono a tenere il passo con i mercati d’Oltralpe e soprattutto d’Oriente per i propri pneumatici o profilati in rame, per le calzature o le tegole d’ardesia. Si sentono ingannati e tentano di sfuggire con altrettanti inganni, impiantando fantomatiche sedi centrali in paradisi fiscali, o aprendo filiali dove la manodopera è a costi inferiori. Se invece si cercasse di realizzare una vera diversificazione nelle linee produttive, puntando sulle doti endemiche del popolo italiano e le risorse incomparabili del territorio, si potrebbe tener testa a russi, indiani e cinesi, le vere forze economiche emergenti, essendo quella statunitense malata da lungo tempo e prossima al collasso, anche se rimedia alle proprie occulte carenze con guerre e strategie finanziarie aggressive e punitive, vedi Argentina. Se è vero che occorre affrontare le emergenze su terreni congeniali ed esaltando le proprie qualità creative ed espressive, gli italiani dovrebbero riciclarsi sfruttando le inimitabili caratteristiche del proprio territorio e del corredo artistico, approntando un nuovo tipo di economia incentrata su questi fattori. E quindi migliorare e qualificare al massimo aree archeologiche e musei, da attrezzare in maniera moderna e funzionale; agriturismo genuino, non gestito da improvvisati e rapaci operatori; ricettività alberghiera che recuperi il nobile e umano tratto dell’ospitalità italiana; spettacoli teatrali al chiuso e all’aperto, come opera, danza e drammaturgia, riportati agli splendori della nostra migliore tradizione coreutica, scenografica e della commedia dell’arte, escludendo volgarità e mancanza di professionalità. Basta con le fonderie, le raffinerie e i poli siderurgici, che hanno deturpato lo scenario incomparabile di questo Paese, e nuova vita all’agricoltura impostata su basi selettive e non intensive (biologica, o meglio biodinamica), con relativa reclamizzazione e diffusione dei prodotti naturali derivati, che confluirebbero nella ristorazione e nella gastronomia, restaurando quella tipicità offuscata dall’odierno appiattimento dei fast food o dall’inconsistenza della nouvelle cuisine. Ecco allora che cinesi, russi e indiani – i quali, disponendo di ampie risorse umane a basso costo e di abbondanza di materie prime, riusciranno in breve ad arricchirsi con la fabbricazione e lo smercio di prodotti industriali su larga scala – verrebbero a spendere da noi il denaro guadagnato, attratti da ciò che di unico questo Paese può offrire.
Riguardo alla legge sulla fecondazione assistita, su cui si voterà a breve, vorrei esprimere un mio pensiero: considero la legge attuale già molto permissiva, figuriamoci se fosse trasformata in modo ancora piú permissivo! Sarei interessata ad avere anche il vostro parere in materia. 

Alba Chiara 

Intorno agli anni Settanta, prevedendo ciò che sarebbe accaduto nei tempi a venire, Massimo Scaligero affrontò il problema degli ostacoli fisiologici alla generazione, a proposito dei quali disse esplicitamente che non bisognava rimuoverli, perché altrimenti si sarebbe agito impropriamente sul karma. Resta comunque il fatto che, in questo come in ogni caso di votazione o referendum, è giusto che ognuno si regoli in piena libertà e secondo la propria coscienza.

Karma e libertà

Mediante vera penetrazione nel mondo spirituale, se si percepisce il campo delle necessità karmiche, non si può odiare tali necessità, ma osservando le azioni compiute in passato si dirà: deve accadere, e in piena libertà, quel che accade per un’interiore necessità. Non accadrà mai che dissenta dal karma chi lo conosce davvero. Quando il karma ci porta incontro cose spiacevoli, dovremmo considerarle attraverso la conoscenza delle leggi generali del mondo, e allora ci si chiarirebbe sempre piú che quanto il karma ci porta incontro ci è di maggior giovamento che non sarebbe il dover incominciare di nuovo con ogni nuova vita terrena come se fossimo pagine bianche. Noi stessi siamo in realtà il nostro karma, siamo quello che proviene dalle precedenti vite terrene. Non ha senso ritenere che alcunché del karma (vicino al quale esiste veramente la sfera della libertà) dovrebbe essere diverso, poiché non si debbono criticare i singoli particolari di un tutto coerentemente connesso. Può accadere che a qualcuno non piaccia il suo naso; egli non può tuttavia limitarsi a criticare il solo naso: esso deve in effetti essere come è nell’insieme di tutta la persona. Chi dice che vorrebbe avere un altro naso, dice in realtà che vorrebbe essere un altro uomo, ma cosí distrugge se stesso nel pensiero. Non è però cosa che si possa fare. Cosí non possiamo distruggere il nostro karma, perché noi stessi siamo il nostro karma. Esso non ci turba affatto, perché si svolge a lato delle azioni che dipendono dalla libertà, e non le pregiudica in alcun modo. Vorrei ancora spiegarmi mediante un altro paragone. Noi camminiamo: il terreno su cui camminiamo esiste, e nessuno si sente leso perché ha il terreno sotto di sé. Si dovrebbe anzi sapere che senza un terreno solido sotto i piedi non si camminerebbe, si cadrebbe dappertutto. Cosí pure è della libertà: è necessario il terreno della necessità: la libertà deve erigersi sopra una base. Questa base siamo noi stessi. Non appena il concetto di libertà e il concetto di karma vengono giustamente compresi, si può senz’altro accordarli. Allora non si arretrerà spaventati di fronte all’esame della necessità karmica, e si potrà anzi arrivare in certi casi a questa considerazione: supposto che mediante la conoscenza iniziatica qualcuno possa vedere le sue precedenti vite terrene, egli verrà in tal modo ad apprendere che nel passato aveva attraversato questa o quella vicenda che porta ora i suoi risultati nella vita attuale. Se egli non avesse conseguito la scienza dell’Iniziazione, sarebbe costretto a determinate azioni da una necessità oggettiva, le farebbe inevitabilmente, e non sentirebbe per tal ragione lesa la sua libertà, che si esplica infatti nel campo della coscienza ordinaria; essa non penetra nel dominio dove agisce la necessità, come il pesce non si solleva nella regione dell’aria. Se però possiede la scienza dell’Iniziazione, egli guarda indietro, vede la sua vita precedente, e le condizioni allora formatesi gli appaiono come il compito che ora deve assolvere, al quale deve consapevolmente accingersi. È davvero cosí.

Rudolf Steiner

 Da Considerazioni esoteriche sui nessi karmici, Vol. I, O.O. N. 235, Editrice Antroposofica, Milano 1998, pp. 48-49.