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Lacrime
invisibili
- Piange il mio cuore
- lacrime invisibili
- grosse e pesanti
- color del sangue
- di dolore umide
- e bagnate: sostanziate.
- Volontà mia fermata
- interrotta respinta
- che però vive ancora
- ad ogni battito
- lento e grave
- di questo piangente cuore.
- Invisibili e occulte
- sgorgano continue
- evaporando subito
- nello spazio interno di me
- mentre il dolore s’espande,
- col sangue amalgamato,
- in tutto il corpo…
- Ma chi lo sostiene?
- Chi fa battere il mio cuore
- indipendentemente da me?
- Chi devo ringraziare
- per questa mia vita
- che continua ancora e ancora
- nonostante me?
- Quando nasceranno le
rose?
- Quando sarà diventato
- il rosso sangue
- nero di dolore?
- Quando sarà compiuta
- questa sinfonia
- dalle mille uguali
note?
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- Affondare nel concreto
- è un po’ morire
- senza pensieri, e sentire
- ascoltare aspettare
- vedere guardare contemplare
- il prodursi di ogni battito
- e sapere vedere il dolore
- coagularsi mescolarsi
- alla vita in intimità
- d’Amore, e cosí vivere…
- E vivo di questo Amore
- di questo dolore
- senza il quale
- vita non sarebbe
- nel mio corpo,
- coscienza non sarebbe
- della vita e di me
- che scrivo sciocchi balbettii,
- perdute sillabe
- a fatica raccolte, aspettate
- per dare senso e capire
- cosa è, quando e perché
- questa musica iniziata
- nell’antico buio
- a cui memoria non basta
- e pensiero non coglie fine
- nel lontano buio futuro,
- e me qui, fiammella
- per inconosciuto miracolo
- accesa
- nel fragoroso tempo
- d’ogni istante…
- Ma
a chi devo me stesso?
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- Chi sei Tu che non appari
- mai, e sempre sei
- in ogni battito e respiro?
- Che vivo di Te per vivere me?
- Chi sei che mai T’affacci
- al mio sguardo
- ansante di sapere
- se veramente sono
- da me nato o da Te creato?
- Chi sei Tu che vivi con me
- ogni dolore e gioia
- piacere e malinconia?
- Sapessi, oh sapessi di Te
- come so di me,
- Tu che ti nascondi in me
- nell’abisso che non so
- guardare, illuminare,
- e vivi nel buio di me,
- giú in fondo,
- per lasciare vivere me
- che non Ti vedo e sento
- e pensarTi non so…
- Chi sei?
- Sapere di dovere la
vita
- a chi non conosci, non vedi,
- e non sai se sperare
- di vederlo mai,
- per ringraziarlo abbracciarlo
- abbandonarsi a Lui,
- scintilla prima della fiamma
- che sono nel presente,
- che continua inaspettato,
- sconosciuto. Ma
dove sei?
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Fulvio
Andriassevich (Trieste 1981)
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- Lo
spirito che si risveglia
- nell’anima sottile
- accoglie nuove forze
- e s’innalza verso il cielo.
- Consacrato all’eterno
- si riempie di gioia
- e in una nuova alleanza
- risorge nella luce.
- Amore e libertà
- trascende l’apparenza
- e l’universo s’apre
- al pensiero che realizza
- nella sua nuda metamorfosi
- l’unica e vera essenza.
Raffaele
Sganga
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Daniela Crivellaro «Anemoni»
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Riparazione
- Dopo il colonialismo,
- la globale amicizia
- preludio al consumismo
- e alla nuova giustizia.
- Cosí l’Italia, madre
- di poeti e di santi,
- ripara gesta ladre
- piú consone ai briganti.
- La grande spoliazione
- è morta, stabilisce,
- e a mo’ di espiazione
- oggi restituisce
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- agli etiopi l’antica
- colonna di granito,
- e sembra al mondo dica
- che il passato è finito
- e il presente si fa
- prospero e festaiolo,
- in piena civiltà.
- Non piú temendo il dolo,
- canta, volteggia e spera
- per sé un brillante ruolo
- la fu faccetta nera.
Egidio
Salimbeni |
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Dopo quasi settant’anni
la stele di Axum, l’obelisco di fattura egizia
ritenuto sacro dagli etiopi, è ritornato nella
sua collocazione originale, da cui fu asportato
nel 1935. Rispedito da Roma in tre successive
mandate a bordo di un aereo cargo Antonov ad alta
capacità, il monumento è stato al centro di una
polemica interna tra chi voleva che restasse in
Italia, quale elemento ormai acquisito al nostro
patrimonio artistico, e chi invece chiedeva che
venisse rimandato ai legittimi proprietari.
Ha rischiato anche di
innescare una scabrosa vertenza diplomatica e
legale con l’Etiopia, che ne aveva piú volte
reclamato la restituzione. Ma su tutto ha poi
prevalso la ragione, sia quella di Stato sia
quella piú sottile ma non meno pregnante, che
vuole dare a ciascuno il suo, con buona pace di
tutti. E gli etiopi, in parte risarciti, esultano:
ritorna finalmente a casa un simbolo della loro
identità etnica e culturale.
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- Bella
la rosa che fiorisce,
- dolce il silenzio di
una valle
- che piega le spighe
- al lieve trascorrere
del vento,
- incantato lo
stormire del bosco.
- Ma piú dolce la
Grazia:
- come vento d’ambrosia
- impetuoso
e leggero
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- ogni dramma
discioglie
- dell’umano
destino.
- Come pula verso le
stelle
- la polvere dissolta
ne disperde.
- Incantata è davvero
la vita
- se la Grazia la
nutre,
- come terra che la
pioggia
- nel
profondo ha dilavato.
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Alda
Gallerano
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- Infinito
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- L’Atto si snoda
- in Cometa celeste
- vivente nel sonno
- e in Potenza d’Immagine.
- I due Cerchi saldati
- si espandono e i Raggi
- rientrano vivi
- creati all’Origine.
Giuliana
Tonell
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- Forse
si è sciolto il nodo delle ore
- nere
d’angoscia opaca, delle notti
- dure
senza riposo
- e
forse ora il debito è risolto,
- il
lungo amaro prezzo del dolore
- che
abbiamo dato.
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- Ti guardo adesso piú
serenamente
- accarezzando le linee
sfumate
- del tuo viso sottile
- e vivo e vibro piú
liberamente
- vicino a te nel sole,
- muovendo saldo il passo
nella luce
- del
tuo sorriso.
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Camillo
Righini
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