- …Finché gli antichi Egizi
venerarono il loro Dio a Tebe, bisognava andare a Tebe per
potervi venerare il santuario della Divinità. Finché si
venerava Giove ad Olimpia, bisognava andare ad Olimpia. E
cosí il maomettano deve andare alla Mecca. Qualche cosa di
queste consuetudini si è conservato anche nel
cristianesimo. Ma se si intende giustamente il
cristianesimo, si comprende che il Sole splende su tutti gli
uomini: splende su Tebe, su Olimpia, sulla Mecca.
Fisicamente, il Sole si può ugualmente vedere da tutti i
luoghi, e perciò anche l’Alta Entità solare, il Cristo,
si può in ogni luogo venerare.
- E cosí l’antroposofia mostrerà
agli uomini come quell’Essere, che prima del Mistero del
Golgota poteva solo essere raggiunto mediante facoltà
istintive, sovraterrene, dopo il Mistero del Golgota può
venir raggiunto mediante la forza di conoscenza che l’uomo
si conquista sulla Terra stessa.
- Si comprenderà di nuovo la
parola: «Il regno di Dio è disceso sulla Terra». …Si
comprenderà che quello che prima era sul Sole, ora è sulla
Terra. E ci si dirà: «Dopo il Mistero del Golgota, noi
abbiamo il Cristo anche sulla Terra, fra gli uomini, perché
Egli è disceso sulla Terra».
- Questo è ciò che i discepoli
sentirono come Mistero della Pentecoste: «Il Cristo stesso
è disceso sulla terra. Nel nostro cuore sorge la sua forza
come forza che assicura l’immortalità agli uomini». Si
deve prendere molto seriamente, e in tutta la sua
profondità, ogni affermazione del Cristo, per esempio
questa: «Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dei
tempi». E se si può prendere con piena serietà nella sua
profondità spirituale un’affermazione come questa, ci si
conquisterà anche l’accesso a questa conoscenza: non solo
al principio dell’era nostra stava fra noi il Cristo, ma
Egli c’è sempre. Egli ci parla, purché lo vogliamo
ascoltare. Ma per poterlo ascoltare, dobbiamo, grazie alla
Scienza dello Spirito, imparare di nuovo a vedere in ogni
essere materiale qualcosa di spirituale: spiritualità nella
pietra, spiritualità nella pianta, spiritualità negli
animali, spiritualità negli uomini, spiritualità nelle
nubi, spiritualità nelle stelle, spiritualità nel sole.
Se, attraverso la materia, ritroviamo di nuovo lo Spirito
nella sua realtà, allora apriamo la nostra anima umana
anche alla voce del Cristo, il quale ci vuole parlare,
purché noi vogliamo udirlo.
- L’antroposofia afferma che lo
Spirito è in tutta la natura. E afferma anche che esso
domina su tutta la storia dell’umanità; cosí come
afferma che la Terra ha riconquistato il suo significato
solo mediante il Mistero del Golgota. Il significato della
terra, prima del Mistero del Golgota, era sul Sole. Dopo il
Mistero del Golgota, esso è congiunto con la Terra stessa.
Questo l’antroposofia vorrebbe far comprendere agli uomini
come perenne mistero della Pentecoste.
- Nel momento in cui gli uomini sono
pronti a ricercare di nuovo il mondo spirituale per mezzo
dell’antroposofia, essi ritrovano anche nei tempi nostri
il Cristo come colui che è sempre presente.
- Se in questo tempo gli uomini non
si volgono alla conoscenza spirituale, il Cristo va perduto.
Fino ad oggi il cristianesimo non dipendeva dalla
conoscenza. Il Cristo è morto per tutti gli uomini. Egli
non ha rinnegato gli uomini. Se gli uomini oggi lo
respingono dalla conoscenza, rinnegano il Cristo.
- …Si parla sovente dell’antroposofia
come se fosse nemica del Cristianesimo. Se veramente verrà
accolto lo spirito dell’antroposofia, si aprirà di nuovo
l’orecchio umano e tutta l’anima umana al Mistero del
Golgota.
- Il destino dell’antroposofia
vorrebbe essere allo stesso tempo il destino del
cristianesimo. A ciò è necessario che gli uomini non
guardino oggi soltanto alla parola morta che parla loro del
Cristo, ma che essi si volgano a una conoscenza che li guidi
a quella luce stessa in cui è contenuto il Cristo vivente,
non il Cristo storico, che ha vissuto molti secoli fa sulla
Terra, bensí il Cristo vivente che ora e in ogni momento
del futuro vive sulla Terra fra gli uomini, perché Dio è
diventato per loro un divino fratello.
- Vogliamo dunque fra i nostri
pensieri di Pentecoste accogliere anche questo: che mediante
l’antroposofia dobbiamo cercare la via al Cristo vivente,
e sentire che con ciò può rinnovarsi in ogni antroposofo
il primo Mistero di Pentecoste, cosí che sorga in lui la
conoscenza del Cristo ed egli si senta riscaldato e
illuminato dalle lingue di fuoco della conoscenza cristiana
del mondo. Che la nostra via verso la spiritualità per
mezzo dell’antroposofia sia allo stesso tempo la via al
Cristo mediante lo Spirito. Se un piccolo numero di uomini
si volge a questo con serietà, tale Mistero di Pentecoste
prenderà sempre piú radice in molti uomini del presente e
ancor piú dell’avvenire. E allora verrà ciò di cui l’umanità
tanto necèssita per il suo risanamento, per la sua
salvezza: a una nuova comprensione umana parlerà lo Spirito
di salvezza, lo Spirito che sana i mali delle anime, e che
il Cristo ha mandato. Verrà, miei cari amici, ciò di cui l’umanità
ha bisogno: la Pentecoste cosmica.