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L’articolo
di Pavisi [del numero di settembre 2005] mi ha colpito per l’analisi
esatta e circostanziata degli eventi raccontati. Specialmente
quando l’accento cade sul Concilio costantinopolitano che nell’869
sancisce la bipartizione “anima-corpo”, eliminando lo
Spirito quale dimensione essenziale dell’essere umano. Ciò
che ha originato conseguenze gravi in termini di separazione tra
le comunità umane, le civiltà e le culture d’Oriente e d’Occidente,
come scrive Pavisi. E l’allontanamento della dimensione
spirituale dall’immediatezza dell’esperienza sensibile e
della sua percezione, grazie all’essenza a-duale,
predialettica, dell’atto pensante. In altri termini, e la
storia della filosofia cristiana lo dimostra, ciò che diventa
da allora indecifrabile è lo spirito, l’essenza dell’esperienza
umana sulla Terra, nel suo perenne donarsi quale contenuto
vivente dell’Io, che Cristo sposa con il Suo sangue. Potenza
individuante d’Amore che non conosce morte. A quest’ultimo
proposito, resta inesplorata la sopravvivenza dell’antica e
autentica concezione cristiana originaria della tripartizione
dell’ente umano individuato, nell’esperienza della pittura
delle icone, o meglio della “scrittura delle sante immagini di
Cristo, della Vergine e dei santi”, che è continuata sino
almeno al secolo scorso. In particolare quella dell’antica
scuola egeo-cretese, anima della solarità mediterranea, nel suo
trasfondere il ritmo di vita della Luce nell’esecuzione delle
sante immagini, movendo a meraviglia chi le sappia contemplare
“tutt’occhi”, in totale attenzione sveglia e cosciente, e
capaci di far vibrare la piú intima sorgente di forza dell’Io,
che è volontà cristica d’Amore: lampi di donazione che nella
meraviglia dell’esserci, del sentirsi presenti alle radici di
se stessi e del mondo, esprimono forse la possibilità o l’augurio
che il Mediterraneo torni ad essere culla e luogo d’incontro
degli individui liberi, cosí come delle civiltà d’Oriente e
d’Occidente. La contemplazione delle icone, di queste in
particolare, non dunque come sterile abbandono a un
sentimentalismo nostalgico, ma come evento attuale, di volitiva
determinazione orante, per un’evoluzione possibile della
coscienza umana europea di libertà e d’amore in Cristo. Con
questo augurio, invio l’icona di san Giorgio, “scritta”
oggi da un maestro isografo romeno, il quale osserva fedelmente
il canone antico dell’Athos e la scuola mediterranea
egeo-cretese.
Mario Michele La
Floresta
Abbiamo molto gradito l’invio,
tanto che abbiamo pensato di mostrare anche ai nostri lettori l’icona di
San Giorgio, cosí magistralmente eseguita, ponendola in copertina. Quanto
all’apprezzamento per gli scritti di Fortunato Pavisi, condiviso da gran
parte dei lettori, siamo molto grati al Gruppo antroposofico di Trieste per
averli messi a nostra disposizione. Essi conservano, a distanza di piú di
mezzo secolo, una pregnante attualità che li rende un efficace strumento di
sviluppo spirituale .
Ho
cominciato a frequentare degli incontri di gruppo. Nella mia città ci sono
due gruppi e ho avuto occasione di partecipare a conferenze organizzate da
entrambi. Sono appena i primi contatti con una realtà che non conoscevo,
avendo coltivato l’Antroposofia sempre in maniera molto personale,
parlandone con pochi amici (pochissimi!). Ultimamente però mi è sorto il
desiderio di scoprire l’operato dei gruppi, di capire il lavoro che viene
fatto. Durante alcuni incontri si sono letti dei passi che sottolineano l’importanza
del lavoro di gruppo, dell’incontro, del confronto. Confronto necessario
ad un proficuo lavoro. Non ho idea di come sia organizzata la Società, se
ci sia una presidenza, quali organi al suo interno, chi ne fa parte, come ci
si associ… Sono sicuro che l’Antroposofia, dato il suo carattere pratico
e concreto, viva fra gli uomini (penso alla questione sociale, alla
formazione delle scuole, alle comunità dei medici, alle associazioni
biodinamiche…) e che il lavoro interiore serva a sviluppare le forze per l’azione
nel mondo. Però molti sono i discorsi che mi portano ad essere prudente.
Vorreste forse dirmi qualcosa in proposito?
Daniele
Gli incontri di gruppo sono
importanti per coltivare insieme un’atmosfera di dedizione e di impegno
spirituale. Camminare con ad altre persone lungo lo stesso sentiero fa
sentire piú forti, piú saldi nella decisione presa. Purché, però, non ci
si senta parte di un’“anima di gruppo”: il percorso, pur nella
condivisione fraterna di momenti di studio e di crescita, è assolutamente
individuale, secondo l’indicazione contenuta in tutta l’opera di Rudolf
Steiner, in particolare in Filosofia della Libertà. Indicazione che
non va mai dimenticata, e che Massimo Scaligero non si stancava di
sottolineare, consigliando sempre di conservare un livello di serietà e
sacralità negli incontri con gli altri condiscepoli. Questo per evitare il
rischio di far scadere il rapporto a un livello di banalità, poco consono
ai seguaci della Scienza dello Spirito. Se diverse sono le modalità
organizzative dei vari gruppi, uguali sono le finalità. Lavorando
seriamente, prima o poi le strade convergono e si finisce col camminare
insieme. Vorrei aggiungere che naturalmente non è indispensabile coltivare
l’antroposofia all’interno di un gruppo. C’è chi preferisce un
percorso del tutto personale. Anche qui si tratta di libera scelta. Del
sistema di associazione sarà in grado di parlare piú diffusamente il capo
gruppo. Il pensiero su cui vorrei insistere è che la frequentazione delle
riunioni è senz’altro un valido aiuto, ma ancor piú lo è la
frequentazione dei cinque esercizi: non c’è conferenza o lettura di
gruppo che possa sostituirla. E il risultato che se ne trae è ciò che si
porta poi incontro al mondo, alla società in cui si vive, nelle sue varie
espressioni e secondo le proprie capacità.

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Il mio amore sia con te nella regione
dello spirito.
Lascia trovare la tua anima
dalla mia anima che cerca.
Lascia mitigare il tuo gelo
dal mio pensiero della tua essenza.
Cosí siamo collegati,
Io con Te
e Tu con Me. |
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Meine Liebe sei Dir im Geistgebiet.
Lasse finden Deine Seele
Von meiner suchenden Seele.
Lasse lindern Deine Kälte
Von meinem Denken Deines Wesens.
So seien wir verbunden,
Ich mit Dir
Und Du mit mir. |
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Come anima io non sono sulla Terra,
ma piuttosto nell’acqua, nell’aria e nel fuoco;
nel mio fuoco io sono nei pianeti e nel Sole.
Nel mio essere solare
io sono nel cielo delle stelle fisse.
Come anima io non sono sulla Terra,
bensí nella Luce, Verbo e Vita.
Nella mia vita io sono all’interno
dell’essere planetario e solare:
nello spirito della saggezza.
Nel mio essere di saggezza
io sono nello spirito dell’amore. |
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Ich bin als Seele nicht auf der Erde,
sondern nur in Wasser, Luft und Feuer;
In meinem Feuer bin ich in den Planeten und der Sonne.
In meinem Sonnensein
bin ich der Fixsternhimmel.
Ich bin als Seele nicht auf der Erde,
sondern in Licht, Wort und Leben.
In meinem Leben bin ich im Innern
des planetarischen und Sonnenseins:
im Geiste der Weisheit.
In meinem Weisheitsein
bin ich in dem Geist der Liebe. |
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Nessuna barriera può separare
ciò che conserva uniti nello spirito
lo splendente
e raggiante amore
eterno legame delle anime.
Cosí sono io nella tua memoria,
Cosí sii tu nella mia. |
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Trennen kann keine Schranke,
was im Geist vereint bewahrt
das lichterglänzende
und liebestrahlende
ewige Seelenband.
So bin ich in Eurem Gedenken,
So seid Ihr in meinem. |
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Meditazione
del Cuore di Cristo per i defunti
Questa
meditazione fu data da Rudof Steiner a Giovanni
Colazza.
Dapprima si evoca l’immagine della persona, o
di piú persone,
con la maggiore chiarezza possibile. Poi:
Cuore di X (nome della
persona), Cuore di Cristo
Cuore di Y (nome della persona), Cuore
di Cristo
Cuore di Z (nome della persona), Cuore
di Cristo
Cuore di me stesso, Cuore di Cristo
In Lui tutti i cuori sono uniti. |

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Hanno
curato la traduzione Mark Willan, Marco Allasia e Alberto
Calò.
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