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- In
una posizione ugualmente difficile a quella dell’altra
volta, quando di fronte a voi parlai del concetto di “Inferno”,
mi trovo oggi nel momento in cui devono venire riunite in
una unica trattazione, sui fondamenti del concetto di “Paradiso”,
le diverse trattazioni ed esperienze del ciclo di
conferenze che ho tenuto quest’inverno. Siamo proprio di
fronte a un concetto che, nel suo vero significato, nella
fede delle diverse confessioni religiose, oggi è andato
smarrito, anche quando esse restano fedeli a questo
concetto stesso, con un istinto spirituale assolutamente
giusto e indovinato. Contemporaneamente, abbiamo a che
fare con un concetto dileggiato, respinto nella maniera
piú severa da coloro che non vogliono solo essere
influenti nelle odierne correnti spirituali, ma che anche
tali vengono considerati, in vaste cerchie. Nel concetto
di “paradiso” per un enorme numero di uomini, oggi, vi
è ancora racchiusa la mèta ed il contenuto del piú
profondo anelito del cuore, e ciò forma quello che sta
alla base di tale concetto stesso, forma il contenuto
della fede piena di dedizione per molte anime, un qualcosa
che per questa moltitudine è consolazione, nelle
occasioni piú difficili della vita. Nel contempo, questo
stesso concetto viene concepito da molti come un qualcosa
in cui si esprime la piú profonda superstizione, e a cui
è legata la superstizione umana. Proprio ai nostri
giorni, basta soltanto porre la nostra attenzione alle
apparizioni spirituali, molto discusse in certi circoli, e
si vede subito quali potenti ostacoli si contrappongono
alla comprensione degli uomini attuali, quando si vuole
giungere ad una chiara concezione, scevra da pregiudizi,
di ciò di cui ci si deve occupare oggi. Non c’è
bisogno che nessuno si meravigli, e meno di tutti chi
parla di queste cose come io ho intenzione di parlarne
oggi, se una grande parte di ciò che verrà detto oggi
viene considerato come un modello di vuota fantasticheria
e di un vuoto sognare mistico. Malgrado ciò, la
trattazione odierna ci mostrerà come, proprio nel nostro
tempo, è urgentemente necessario accennare ripetutamente,
e nel modo piú forte possibile, ai fondamenti di questo
concetto.
- Molti
di voi conosceranno un uomo al cui nome oggi alcuni
collegano il concetto di reale informazione, un uomo, le
cui opere negli ultimi tempi hanno fatto un grande
scalpore all’interno della cultura spirituale tedesca.
Naturalmente, non mi azzardo a voler neanche minimamente
sminuire i grandi e potenti meriti che quest’uomo ha
acquisito nello stretto ambito delle scienze naturali.
Avete visto anche, nelle altre conferenze, come per me
abbia rivestito importanza solo il portare ad esposizione,
qui, la ricerca scientifico-spirituale, assieme ai
risultati delle scienze naturali del presente, e in piena
armonia con essi. Da piú parti è giunta voce, riguardo
alla conferenza di August Forel(1),
che bisogna raccomandare di studiare approfonditamente, a
chi vuole un po’ interrogare se stesso, come si possa
profondamente equivocare su ciò che la Scienza dello
Spirito deve esporre, riguardo a tali questioni. I punti
di vista dai quali ci si pone nella prospettiva della
Scienza dello Spirito, nei confronti di tali
pubblicazioni, vengono spiegati nel mio periodico
«Luzifer-Gnosis»(2),
ove si può trovare qualcosa sul rapporto fra Scienza
dello Spirito e scienze naturali. Proprio ciò che produce
le relazioni e le sintonie, e che pone in luce ciò che la
Scienza dello Spirito edifica sulla base delle scienze
naturali, e porta ad elevate prospettive, è il compito
che si pone il trentacinquesimo quaderno del periodico
«Luzifer-Gnosis». L’intera conferenza di Forel su Vita
e morte è piena di disapprovazione, proprio di una
disapprovazione radicale per questo concetto, che
caratterizza oggi il contenuto della nostra conferenza.
- Come
preambolo, poniamo l’attenzione su come, chi vuole
edificare a partire dai puri fatti delle scienze naturali
una concezione del mondo, possa giungere a tali pensieri.
Si dice che «queste scienze naturali hanno portato all’uomo
grandi e potenti progressi, per il fatto che egli è ora
in grado di far luce, nell’edificio cosmico, fin oltre
le stelle a noi piú vicine nello spazio. In che modo
questa concezione sia stata posta nella posizione di
scrutare, per lo meno fino ad un certo grado, all’interno
della regione delle piú piccole componenti delle cellule
dei corpi viventi. In che modo le scienze naturali siano
riuscite, in alcuni àmbiti della tecnica, a superare in
un certo grado spazio e tempo; come nella telegrafia senza
fili e nella telefonia compiano le cose piú incredibili
in tutti i continenti. In che modo le scienze naturali
siano riuscite a descrivere le diverse componenti del
sole, della luna, delle stelle e cosí via. In che modo
siano riuscite a condensare l’aria. In che modo siano
riuscite ad indicare come collaborino le singole parti del
cervello quando l’uomo pensa, sente, e vuole». Tutto
ciò è stato fatto fino ad un certo grado; e a ragione
questo grado viene indicato come degno di ammirazione. Ora
però l’autore di questa conferenza continua:
«Nonostante i suoi ammirevoli risultati, queste scienze
naturali non hanno scoperto nulla di ciò che si chiama
“paradiso”, non hanno scoperto nulla del mondo
spirituale. Di tutto ciò che l’umanità, dalla propria
fantasia, ha sognato come “paradiso” ed “inferno”,
le scienze naturali non hanno trovato nulla, nonostante i
loro ammirevoli risultati». E cosí viene tratta l’audace
conclusione che da molti viene citata: siccome le scienze
naturali non hanno trovato nulla di tutto ciò, dobbiamo
gettare a mare tutti questi concetti. Dobbiamo renderci
conto che nulla, che proprio nulla di ciò di cui l’uomo
ha per lungo tempo sognato e anelato, possa esser vero, e
che esista un immortale nucleo dell’essere nell’uomo,
che sopravvive al decadimento che le scienze naturali
sperimentano, in maniera tanto meravigliosa. E poi, ci
viene affibbiata come un’espressione sentimentale la
considerazione che è piú bello, grande e potente sapere
che l’uomo, prima di pervenire a quest’essere
personale ed individuale, è interamente vissuto nei suoi
antenati fisici, e che poi vivrà solamente nei suoi
posteri fisici. L’essere, per intero, dovrà venire
impresso nel mondo fisico.
L’autore
si dà ad una tale e reale espressione sentimentale,
dicendo: «Ma non è forse piú bello che ciò che l’uomo
ha fatto, dipenda dai suoi ascendenti fisici e prosegua
nei suoi posteri fisici, che accettare – cosa che può
solo venire sognata – che esista un mondo attorno all’uomo,
che vi siano degli esseri di tutti i tipi, un mondo in cui
vi siano cori angelici da ascoltare, e cosí via?». Viene
dato di capire che è indegno per un uomo che pensa
secondo le scienze naturali aderire ad una concezione del
mondo, che anche solo alla lontana abbia a ch1e fare con
tali concetti.
- Questa
conferenza a qualcuno può ricordare quel che ho sentito
dire una volta, molti anni fa, da una delle guide del
moderno movimento illuministico. Questa personalità disse
circa quanto segue: «Perché gli uomini parlano di un
cosiddetto paradiso sovrasensibile, di un qualcosa che
dovrebbe essere in cielo?». E poi chiarificò che la
nostra terra è una sfera che si libra liberamente nello
spazio, e che esistono altri pianeti, che lo spazio è il
paradiso, e che l’anima non ha bisogno di essere in un
altro paradiso, poiché già siamo in paradiso. Tali
uomini non capiscono molto di ciò che in profondità
viene percepito, motivo per cui Schiller fece la fin
troppo fondata enunciazione “Agli astronomi”:
Non
cianciatemi tanto di nebulose e di soli!
Vi è solo quantità nella Natura per il fatto che vi
dà da contare?
Indubbiamente la vostra materia è la piú sublime nello
spazio,
ma, amici, nello spazio non abita il sublime. |
- Da
tutte queste enunciazioni, ed a chi ha raccolto con tutta
l’anima anche solo una parte di ciò che è stato detto
nel corso di questa serie di conferenze invernali, può
divenire chiaro quali profondi malintesi stiano alla base
di tali faccende. È un profondo malinteso, e questi
profondi malintesi possiamo esprimerli al meglio, dicendo:
se la Scienza dello Spirito parlasse di ciò che gli
uomini descrivono come superstizione, sogno e
fantasticheria, tali uomini avrebbero ragione. Ma il fatto
è che la Scienza dello Spirito nella sua veste moderna è
giovane, e che i suoi insegnamenti non sono ancora
penetrati in gran parte dell’umanità, soprattutto non
in coloro che parlano come prima accennato. Gli uomini si
formano rappresentazioni dei mondi sovrasensibili che sono
soltanto lo sfogo della loro fantasticheria e dei propri
sogni, e combattono questi prodotti dei propri sogni e
della loro fantasticheria. Non sanno proprio nulla di ciò
che ha da dire al riguardo la vera Scienza dello Spirito.
Tale è la battaglia che viene condotta oggi da una grande
parte delle persone istruite, una battaglia contro i
mulini a vento da loro stessi creati: una cosa alla Don
Chisciotte. E chi lo comprende profondamente, troverà in
ciò che viene detto da questa parte, che sono solo
parole, nient’altro che parole che vanno incontro,
proprio incontro, alla lotta contro l’opera visionaria
che questa gente ha negli occhi. Ciò non ha nulla a che
fare con ciò che ne comprende la Scienza dello Spirito.
Nel corso di queste conferenze abbiamo potuto dimostrare
una logica particolare, e soprattutto qui, dove
evidentemente, stando nel campo delle scienze naturali, si
rifiuta la teosofia, sebbene non si sappia nulla del suo
contenuto. Ne voglio soltanto comunicare qualche cosa.
- Sapete
come io mi ponga in maniera profondamente riconoscente nei
confronti di ciò che Haeckel ha fatto per i fondamenti
delle scienze naturali. Però, ciò che egli adduce per
rifiutare le rappresentazioni che egli stesso ha formato
su paradiso ed inferno, si regge su una debole logica. La
cosa si presenta ai nostri tempi per molti uomini che
vogliono essere eruditi, in modo uguale a quanto dice
Haeckel: «Qui compare una fede da tempi antichi, accenna,
indica verso il cielo, e dice: qui abita Dio! Chi parla
cosí, non sa che l’alto è del tutto diverso, quando la
terra gira, e quando si è girata completamente si
dovrebbe indicare verso sotto invece che verso sopra»(3).
La questione si presenta proprio con precisione. Se
tuttavia volete un po’ approfondire con la logica, la
sua conclusione si pone su altri piani di quelli in cui si
afferma che con la testa si va in alto, o in basso, quando
la terra gira. Questi signori partono dall’errore che si
tratti di cose nello spazio e non di un accenno allo
spirituale a partire dal fisico. Tutto ciò lo dobbiamo
ripetere, perché proprio l’oggetto delle nostre
considerazioni odierne è, naturalmente, qualcosa di molto
importante.
- Possiamo
ricollegarci a ciò che è stato detto nell’ultima
conferenza: se ci compenetriamo con il sentimento, con
ciò che sgorga dalla Scienza dello Spirito, e ci
rivolgiamo a ciò che progressivamente si forma e si
sviluppa da un bambino che cresce di fronte ai nostri
occhi, abbiamo la sensazione che sempre piú si avvicina a
chiara, lucente e lampante conoscenza, che nel divenire
piú grande, nel trasformarsi, nel tramutarsi del corpo
infantile, viene alla luce qualcosa che, uscendo dai mondi
sovrasensibili, si crea la proprio esistenza in questo
mondo. Giungiamo alla rappresentazione che, come abbiamo
visto, attraverso la Scienza dello Spirito può venire
elevato a piena certezza che il nucleo esistenziale dell’uomo,
che entra nell’esistenza attraverso il concepimento e la
nascita, era già presente prima del concepimento e della
nascita, e che ciò che vediamo nel corpo fisico è il
rivestimento del nucleo esistenziale sovrasensibile e
spirituale.
- Qui
si giunge alla questione: dov’è ciò che entra nell’esistenza
prima attraverso il concepimento e poi con la nascita?
Abbiamo esposto anche piú ampiamente l’idea, e ciò ci
ha portati a riconoscere che questa esistenza fisica dell’uomo
non è la prima, ma che dobbiamo parlare di ripetute vite
terrene, e che l’uomo ripetutamente, nel corso dell’evoluzione
terrena, entra nella sua esistenza fisica. Di conseguenza
abbiamo riconosciuto l’idea che ciò che l’uomo
esperisce nella sua vita, ciò che attraversa in pensare,
sentire, godere, in amore e gioia, in volere e fare, non
è morto, ma ne rimane un frutto, che prosegue, e che la
prossima incarnazione raccoglie in sé questo frutto della
precedente vita terrena. Il fatto che progressivamente il
bambino porti ad esistenza le proprie disposizioni, le
proprie facoltà ed i fatti, rappresenta per noi il
risultato della precedente vita trascorsa. L’uomo ha
superato, lottando fino a qui, diversi gradini dell’esistenza,
e ciò che ha attraversato nella vita precedente si è
trasformato in seme ed è divenuto contenuto, in modo tale
che la sua nuova vita sia piú perfetta ed appaia piú
piena di quella precedente.
- Essenzialmente,
questo è il cammino in ascesa dell’uomo. Ora, nella
Scienza dello Spirito parliamo di ciò che entra nell’uomo
attraverso il concepimento e la nascita nell’esistenza
fisica, e che lasciando il corpo fisico con la morte si
trova in un mondo spirituale sovrasensibile. Abbiamo
affermato nell’ultima conferenza che “l’inferno”
è un pezzo di tale mondo. Dobbiamo ancora parlarne oggi,
per la parte che riguarda il concetto di “paradiso”.
In effetti nella Scienza dello Spirito il paradiso non è
qualcosa di lontano, al di là, qualcosa di sognato, ma è
qualcosa di presente, in cui siamo anche noi.
Conseguentemente, dobbiamo rispondere alla domanda: come
può essere che ciò che noi chiamiamo paradiso, esistenza
sovrasensibile, sia presente qui dove siamo anche noi,
quando gli uomini non lo percepiscono con gli occhi
fisici, quando è vero che le scienze fisiche che hanno
acquisito grandi e potenti risultati non hanno potuto
scoprire nulla di questo paradiso?
- Però,
piú spesso, è stata posta l’attenzione sul fatto che
ogni uomo, ma realmente ogni uomo, può pervenire ad una
piena visione del mondo sovrasensibile e del paradiso. Nel
mio libro dal titolo L’iniziazione(4),
si pone l’attenzione sui metodi attraverso i quali l’uomo
entra nel mondo sovrasensibile. Oggi si accennerà
brevemente da cosa ciò dipende.
Dovete
solo avere sempre ben presente cosa significa percepire
attorno a voi questo mondo fisico-sensibile. Avrete
certamente letto che ciò che chiamiamo l’orecchio umano
pienamente sviluppato è stato formato a partire, per
dirla con Goethe, da un organo “dello stesso valore”.
Osservate gli organi primitivi negli animali, ponderate
cos’è, attorno a questi animali imperfetti, il mondo
dei suoni, delle armonie fisiche, delle melodie ed il
mondo dei suoni normali e dei rumori. Pensate a cosa fu
necessario per configurare finemente un organo umano sino
ad arrivare alle altezze attuali, affinché l’uomo
potesse approfondirsi nel campo dei suoni, nel mondo a lui
circostante.
- In
maniera analoga, potete prendere in considerazione anche
gli altri organi. Osservate l’occhio come si è
progressivamente e cosí ampiamente sviluppato, in modo
che venga illuminato il mondo meraviglioso della luce e
dei colori che una gran parte degli uomini percepisce. Nel
nostro ambiente si trova tutto quanto gli organi sono
capaci di percepire da questo stesso ambiente.
Se
gli organi dell’uomo fossero ad un gradino imperfetto –
raffiguratevi l’organo uditivo a un gradino imperfetto –
che ne sarebbe di un mondo di suoni, di armonie e melodie,
per tali esseri, con un udito non sviluppato? Un mondo che
non potrebbero percepire, un mondo dell’aldilà! Come
questo sta all’uomo sensibile, tanto sta il mondo
spirituale a ciò che si chiama mondo alla corrente
maniera. E proprio come esseri imperfetti, con organi
percettivi imperfetti, si sono sviluppati ad una piú
ampia perfezione, e tramite ciò sono giunti a nuovi
territori della percezione, cosí è altrettanto capace di
svilupparsi l’uomo attuale, come lo era l’uomo nella
preistoria. Sono dati all’uomo i metodi in tutte le
particolarità attraverso cui può venire elevato ciò che
ad un grado superiore l’uomo possiede come forze e
capacità. A nessuno viene in mente di chiamare “paradiso”
ciò che è stato rigettato da Forel. La Scienza dello
Spirito dice solo questo: quando l’uomo ha l’abnegazione,
l’energia, la costanza di sviluppare le capacità che
ora dormono in lui, che sono nel suo petto, allora egli
percepirà i mondi spirituali. Quando egli forma gli
organi, allora un contenuto del mondo dell’aldilà
diviene un suo mondo circostante di percezione, come il
mondo dei suoni è per lui mondo di percezione, e questo
accade in maniera sempre maggiore quanto piú si
perfeziona l’organo fisico.
- Nessuno
può farsi una rappresentazione di questa evoluzione, sin
qui presa in considerazione, come qualcosa di analogo agli
attuali metodi di sviluppo per la formazione di un senso
fisico. Sarebbe un equivoco. Si può facilmente chiedere
ad un cultore di Scienza dello Spirito: come si forma
questo senso? È consequenziale che la gente se lo
rappresenti come se dovesse crescere, fuori dall’organismo,
un occhio. I sensi superiori, sovrasensibili, non sono
cosí. Si pongono in tutt’altra maniera, da quel che
sono i nostri sensi fisici. Caratterizziamo in breve come
si pongano questi sensi superiori – la parola non rende
bene il loro essere, ma non fa nulla – in confronto agli
altri sensi fisici. Il modo e il sistema di sviluppo con
cui l’uomo si innalza ai sensi superiori non è cosa
esteriore, turbolenta, è interiore, intima. E ciò che l’uomo
deve attraversare, affinché il mondo spirituale lo
illumini interiormente nell’esistenza presente, accade
nei suoi confronti in tutto silenzio e delicatezza. Vi
sono tre forze fondamentali dell’anima che sono capaci
di un reale sviluppo verso il superiore: le forze
fondamentali del pensare, del sentire e del volere. Se ci
domandiamo, in sintesi, cosa si deve intraprendere con il
pensare, il sentire e il volere, se si vuole diventare un
cittadino del mondo sovrasensibile, del mondo dei cieli
già in questa esistenza, ne riceviamo come risposta: un
fine e sottile lavoro. Potete andare a leggere nel mio
giornale, a cominciare dal tredicesimo quaderno, che l’uomo,
per il fatto di coltivare in una certa maniera il suo
mondo del pensiero, del sentimento e della volontà,
cresce all’interno in un mondo sovrasensibile.
Ricordiamoci ora di tutto ciò che, nei rapporti
quotidiani, dal mattino presto quando ci svegliamo fino
alla sera, quando la nostra coscienza sprofonda in un buio
indeterminato, scorre attraverso la nostra anima, e
concentriamo l’attenzione su come in maniera del tutto
diversa tutto ciò apparirebbe alla nostra anima se noi,
invece che in questo periodo, in questo luogo dell’Europa
centrale, vivessimo in un periodo antecedente di cento
anni, e in un altro posto di questa terra. Come
conseguenza può venirci in mente che ciò che passa
attraverso l’anima umana dalla mattina alla sera sia il
puro risultato del mondo esteriore che cambia di continuo.
Per una volta, distoglietevi da ciò che scorre attraverso
l’anima umana, tutto ciò che è dato dal luogo e dal
tempo, cercate di allontanare tutti i pensieri dall’anima
che in qualche modo si allacciano al luogo e al tempo, e
domandatevi cosa rimane di un tale contenuto. Tutti i
pensieri, i sentimenti e tutte le azioni di volontà che
ondeggiano attraverso l’anima, e che sono determinati da
luogo e tempo, che in altre parole affluiscono all’uomo
dall’esterno con la vita quotidiana, non sono adatte
allo sviluppo spirituale superiore, allo sperimentare un
mondo sovrasensibile. Non intendete però le cose come se
si dovesse dire qualcosa contro la vita dell’uomo nella
località in cui è stato posto. Egli deve bensí trovare
molto tempo per sollevarsi completamente, per periodi
determinati, al di sopra di ciò che cosí giunge all’anima
nella vita quotidiana. Egli deve darsi, anche solo per
alcuni minuti, a pensieri e sentimenti tali, che siano
indipendenti da luogo e tempo, e che siano eterni. Tali
sentimenti e pensieri esistono già. Sono quelli che
vengono sviluppati in chi ha percorso la formazione verso
una vita spirituale superiore. Se l’uomo, nella sua
anima, fa vivere ed agire di continuo tali verità eterne,
queste diventano nell’anima umana forze operanti che,
veramente, svegliano le capacità dormienti.
- Ed
ora lasciate che vi venga descritto il potente cambiamento
che si attua nel momento in cui l’uomo si dedica ai
pensieri eterni, con metodi severamente prescritti, nel
momento in cui egli capisce di vivere in maniera sottile
con tali idee eterne. Chi potrebbe negare che tali idee
esistono? Che tipo di natura particolare hanno le idee
dell’uomo come sono oggi? Se sono di natura tale che l’uomo
viva con loro nella maniera piú intima, allora cosa vive
piú intimamente nella nostra anima che le nostre idee?
Con che cosa noi siamo piú interiori, che con le nostre
idee e rappresentazioni? Tutti questi pensieri, fintanto
che si riferiscono al mondo esterno, sono la cosa piú
inefficace, la cosa piú passiva, in riferimento al mondo
“reale” delle piccole cose, del banale. Ma si cela una
profonda saggezza nel fatto che, per esempio, si dice che
qualcuno potrebbe non essere attaccato cosí tanto ai suoi
calcoli che esprimono il pensiero di un ponte, dato che il
pensiero di detto ponte potrebbe, sí, esistere in tutte
le particolarità, l’idea è giusta, ma il ponte non è
presente. Il pensiero è la cosa piú intima che alberga
in un’anima. Tuttavia in questo mondo, in cui noi
trascorriamo l’esistenza fisica, il pensiero è la cosa
meno attiva. Esso conduce ad un’esistenza del tutto
interiore. Però, nel momento in cui l’uomo comincia a
dedicarsi – deve cominciare con pazienza – per lo meno
per un lasso di tempo limitato, alle idee eterne, inizia a
conoscere qualcosa che prima non si poteva neppure
sognare. Se nel nostro mondo fisico il pensiero è la cosa
piú intima e contemporaneamente la meno efficace, cosí
attraverso una educazione ai pensieri eterni che noi
facciamo nella vita fisica, veniamo condotti in un mondo
in cui il pensiero stesso è creativo. Questo è l’essenziale
a cui si giunge. E poi un altro mondo inizia a vivere
attorno all’uomo. Conseguentemente, egli impara a
conoscere dalla propria esperienza quanto segue: quando
guardiamo nel mondo fisico, scorgiamo la luce; essa viene
giú dal sole; vediamo che le piante, se togliamo loro la
luce, diventano secche e muoiono; vediamo che la luce
agisce in maniera creativa sulle piante. Ad una tale forza
che inonda lo spazio cosmico, che è una realtà, come
solo un oggetto sensibile può essere una realtà, giunge
il pensiero per chi penetra, attraverso l’educazione,
nel mondo sovrasensibile. Il pensiero, che porta nell’oscurità
dell’intimo un’esistenza interiore non attiva, viene
riconosciuto, attraverso l’educazione, come un qualcosa
che inonda lo spazio cosmico in maniera creativa, ed è
piú reale, piú vero che la luce del sole. Ora, quando l’uomo
scorge questa luce del pensiero di cui egli parla come di
un mondo reale che gli si apre tutto intorno, che scorre
all’interno dell’anima umana, egli nota che ciò che
è l’anima viene, al pari dello spazio che ci circonda,
attraversato da una realtà che l’uomo, quando non
possiede le facoltà necessarie, non può percepire, come
colui il cui orecchio non è formato non percepisce i
suoni.
- Esistono
poi anche determinati sentimenti che possono venire
educati nel mondo sovrasensibile, attraverso un’educazione
sovrasensibile, in un modo diverso dai sentimenti dell’abituale
vita quotidiana. Come vengono questi educati? L’uomo
pone l’attenzione su un oggetto. Gli piace. Il
sentimento di gioia si accresce in lui. Il sentimento di
gioia compare per mezzo dell’oggetto esterno. Ci
sentiamo elevati dall’impressione del bel mondo esterno,
e ci vediamo colmi di ripugnanza se veniamo posti di
fronte a qualcosa di odioso all’esterno. Cosí
ondeggiano su e giú i sentimenti nell’anima dell’uomo.
La Scienza dello Spirito deve condurre l’uomo in maniera
piú profonda al vero, al giusto, al reale. Se l’uomo
vuole risvegliare le capacità interiori verso il mondo
sovrasensibile, deve rendersi capace di sentimenti che non
sono stimolati dall’esterno. Esiste un metodo attraverso
cui, senza che sia necessaria la sensibilità esteriore, l’uomo
può vivere all’interno di un mondo di sentimenti, in
cui i sentimenti stessi non ondeggiano su e giú.
Sentimenti che vengono stimolati dall’esterno, possono
venire risvegliati dalla percezione degli oggetti esterni.
Se l’uomo impara a sviluppare in sé determinati
sentimenti, lo stimolo di tali sentimenti agisce come una
forza che risveglia capacità latenti. A questo punto, l’uomo
acquisisce per esperienza ciò che l’Iniziato può
vedere: il mondo della luce è creativo tanto per lo
spirituale quanto per il fisico, si differenzia anche
nello spirituale nei piú diversi colori come la luce
fisica. Egli sa che esiste un mondo in cui vive il colore
spirituale, un mondo che chiamiamo mondo astrale. Esso si
trova all’interno di questo mondo fisico, per l’uomo
che risveglia le forze e le capacità in lui latenti,
quando – senza il pervenire di un impulso esterno –
puramente si forma in sé, attraverso l’esperienza
spirituale, progressivamente, un sentimento del tutto
particolare, che non viene stimolato all’interno del
mondo sensibile da un agente esterno. Chi è capace di
risvegliare questo sentimento di amore, una pura
esperienza interiore, ha acquisito il collegamento con il
mondo spirituale.
- In
aggiunta all’elemento già descritto, si aggiunge un
altro mondo. Ai colori, si aggiunge un altro dato. L’amore
che viene provocato dagli oggetti fisici, non può portare
allo spirituale. Quell’amore che viene soddisfatto,
anche se l’oggetto dell’amore stesso è presente
solamente nello spirituale, quell’amore che rimane nel
vivere interno e profondo, è una forza creativa per una
specie superiore di elementi che percorrono lo spazio
spirituale. Questo amore è puro amore. Il suo gradino
inferiore è ciò che l’artista percepisce nel creare.
Lo possiede solo quando produce opere spirituali, a
partire dalla sua anima. Quell’amore trasforma lo spazio
spirituale muto, attraversato da luci e colori, in un
mondo di suoni, e si esprime a noi un mondo in suoni
spirituali.
Cosí
vedete come, gradualmente, l’uomo sviluppi in un altro
mondo, nella maniera che qui è posta come base, null’altro
che una pura continuazione di ciò che è presente anche
nell’esistenza naturale dell’uomo, negli avvenimenti
naturali. Come dalle indifferenti vesciche uditive sono
derivati gli orecchi, e di conseguenza da indeterminate
afonie scaturisce il mondo dei suoni fisici, cosí dall’indeterminato
fuoriesce il mondo prima descritto. Di questi mondi che
possono venire percepiti, non parlano coloro che
combattono contro i mulini a vento, come è stato
descritto all’inizio di questa conferenza. Chi dice che
i cieli non sono mai stati trovati, non sa che li deve
cercare altrove; perché il paradiso è dove ci troviamo.
Non dipende solo dall’affermazione: «Ciò che non posso
percepire, non esiste, e se qualcun altro afferma che
esiste qualcosa che io non posso percepire, o è un pazzo,
o un sognatore, oppure un imbroglione». Questa frase è
la frase logicamente piú sbagliata che possa esistere,
perché nessuno può affermare che il confine del suo
percepire è anche il confine dell’esistenza. Altrimenti
il sordo potrebbe supporre come una fantasticheria l’intero
mondo dei suoni, delle armonie e delle melodie.
- Quando
la Scienza dello Spirito parla del paradiso, ne parla nel
modo che a voi è stato descritto ora. Cosí si parla di
questo paradiso nella vera Scienza dello Spirito, e non se
ne è parlato in maniera diversa nelle fonti antiche delle
conoscenze religiose, quando ancora le si comprendeva. In
questo mondo sensibile è presente un mondo non sensibile,
come anche per i sordi esiste un mondo dei suoni. Ed ora
domandiamoci: perché l’uomo non percepisce questo mondo
sovrasensibile al momento della sua attuale evoluzione?
Non lo percepisce perché la percezione fisica, che è
apparsa come una necessità nello sviluppo dell’umanità,
si stende come una coperta, come un velo, sul mondo
sovrasensibile. Non abbiamo pensato diversamente quando
abbiamo descritto ciò che deve percorrere colui che anela
al mondo sovrasensibile. Deve elevarsi al di sopra del
mondo sensibile, deve far tacere per un momento il mondo
sensibile. A questo punto, giunge a ciò che sta dietro a
questo mondo sensibile, poi percepisce come questo mondo
sensibile si stenda come una coperta su quello
sovrasensibile. Chi veramente si eleva nel suo corpo al di
sopra del suo corpo, può percepire cosa sta dietro a
questo velo.
- Dobbiamo
sapere che ciò a cui vengono applicate le forze nella
normale vita di tutti i giorni, può divenire facoltà di
entrare nel mondo sovrasensibile. Non lo si può intendere
in maniera diversa se si considera questo fatto vero: cos’è
realmente il mondo fisico, cos’è il piú imperfetto
corpo fisico, cos’è il perfetto corpo fisico, che
compare a noi quale corpo umano? Tutte le entità fisiche
sono creazioni, creazioni dello spirito. Lo spirituale è
alla base di tutto. Lo abbiamo accennato nelle maniere
piú diverse nel corso di queste conferenze. Come il
ghiaccio si indurisce dall’acqua, cosí tutto ciò che
è fisico si indurisce dallo spirituale. È
contemporaneamente una condensazione dello spirito.
Consideriamo la forma dell’orecchio dell’uomo attuale.
Cosa ne sta alla base? Ne sta alla base la forza creatrice
spirituale. Il suono che vive quale suono fisico attorno a
noi, e che è qualcosa che appartiene al mondo fisico, ha
dietro a sé il suono spirituale. Nello stesso mondo in
cui sentiamo il suono fisico affluire al nostro orecchio
fisico, contemporaneamente qui vive anche il
sovrasensibile suono spirituale. Cos’è il suono
spirituale? Questo suono spirituale è il creatore del
nostro orecchio, nello stesso modo in cui ciò che è
nella luce fisica, la nascosta luce spirituale, è il
creatore del nostro occhio. Per questo motivo dice Goethe,
che ha espresso molte profonde verità spirituali: «L’occhio
è formato alla luce per la luce». La forza che scorre a
noi dal sole, e che rende capace il nostro occhio di
vedere nello spazio ripieno di luce gli oggetti nei loro
confini, contiene anche quegli esseri che hanno formato la
meravigliosa costruzione dell’occhio. Cosí, ciò che l’occhio
fisico vede e l’orecchio fisico ascolta, significherebbe
tanto quanto un penetrare in ciò che vi sta dietro, un’autoelevazione
alle forze spirituali. In un caso particolare lo facciamo
già, cioè quando volgiamo lo sguardo al bambino che
forma progressivamente le sue capacità nel corpo fisico
umano. Scorgiamo queste capacità provenire da un mondo
nascosto dietro al mondo dei sensi, scorgiamo come esse
sboccino all’interno della materia, come creino nella
materia un aspetto dell’esistenza.
- Ritorniamo
alla Scienza dello Spirito e domandiamoci: dov’era
questo essere prima di venire accettato quale essere
fisico attraverso il concepimento e la nascita, dov’era
fra la sua ultima morte e l’ultima nascita? Non era in
nessun mondo spirituale sognante, ma nello stesso mondo in
cui anche noi siamo. L’intera differenza fra quest’essere
prima di entrare nell’esistenza materiale attraverso il
concepimento e la nascita, e ciò che poi diviene, sta in
quanto segue. Prima della nascita, quest’essere è
formato da certi elementi che si possono vedere quando
sono formate quelle capacità, che sono già state
descritte come spirituali. È invisibile fintanto che
queste facoltà non sono sviluppate. Come quando per
qualcuno l’acqua non potrebbe essere visibile fintanto
che è liquida, ma diviene visibile nel momento in cui
gela, cosí l’uomo è invisibile, e diviene visibile
come l’acqua quando gela, cioè quando diviene fisico.
- Parliamo
quindi di due aspetti dell’uomo: di un aspetto fra morte
e nuova nascita, visibile solo ai sensi spirituali, e di
un aspetto in cui ha tessuto attorno a sé un vestito in
modo da comparire in maniera visibile ai sensi fisici.
Vediamo dunque che l’uomo, nel periodo fra morte e nuova
nascita, è legato alle forze creative che scorrono nello
spazio, e che colui che sviluppa le sue capacità
sovrasensibili qui impara a conoscere, come le forze del
paradiso. L’uomo è collegato a queste forze creative.
Qui, nel mondo fisico, esso vive con forze fisiche, con
suoni fisici, con la luce fisica; nel mondo spirituale
vive in ciò che è spiritualmente creativo dietro il
suono, dietro la luce. Vive in un mondo del tutto diverso
dal mondo fisico. Qui, nel mondo fisico, l’occhio vede
attraverso la luce. Nel mondo spirituale l’uomo
percepisce ciò che ha creato l’occhio. Vive nella luce
spirituale, vive nel mondo dei suoni spirituali, vive in
ciò che edifica il suo corpo fisico con l’aiuto del
concepimento e della nascita, vive con l’essenza cosmica
produttiva e creativa, dove il nostro mondo, questo mondo
esterno che si distende come una coperta sul mondo
spirituale, viene edificato. Questa coperta, dunque, si
distende nel mondo spirituale. La coscienza dell’uomo
riluce in una condizione diversa.
- L’intera
differenza fra l’uomo incarnato e disincarnato consiste
nel fatto che l’uomo incarnato vive in uno stato di
coscienza diverso e che percepisce le forze creatrici. E
con questo capiremo cosa significhi: l’uomo con la morte
viene accolto in un mondo spirituale. Non è un mondo di
sogno, un mondo di realtà ristrette come il nostro mondo,
è un mondo di intensità e realtà piú intensa e forte,
in quanto in esso vi sono gli esseri creatori del nostro
mondo fisico. Ora, possiamo capire cosa agisce fra morte e
nuova nascita. L’ultima volta, abbiamo trattato delle
forze ritardanti e abbiamo visto che, quando l’uomo
oltrepassa la porta della morte, compare dinanzi a lui un
quadro di memoria dell’intera vita, e abbiamo visto che
questo quadro viene raccolto come una essenza e che rimane
unito all’uomo nei tempi a venire; abbiamo visto che
egli passa attraverso il periodo del Kamaloka, dove deve
sostenere una specie di divezzamento. Quando lo ha
sostenuto, poi, ciò che ha preso con sé dall’ultima
vita diviene qualcosa di particolare, qualcosa di nuovo.
Sappiamo che l’uomo che passa attraverso la porta della
morte entra in un mondo spirituale, in un mondo
sovrasensibile. Figuriamocelo come un campo, come un
fruttuoso appezzamento di terreno, e figuriamoci che ciò
che l’uomo porta con sé come frutto del suo pensare,
sentire e volere, ciò che si riassume come frutto dell’ultima
vita, venga affondato nel terreno come un seme vegetale e
sbocci. Cosí sboccia il frutto vitale dell’ultima vita
nel campo spirituale, e la coscienza umana osserva e
percepisce questo germogliare, questo separarsi, questo
divenire sviluppato del seme vitale che è stato portato
con sé dall’ultima vita. Tutto ciò che gli uomini
hanno preso con sé dalla vita del proprio tempo, si
impregna in quest’ultimo frutto vitale, e ciò che è
giunto agli uomini dall’esterno si diffonde e nasce,
come un seme. Diviene il mondo di percezione e coscienza
fra morte e nuova nascita.
- Ciò
che l’anima percorre, può essere chiarito solo tramite
un paragone, a chi non possiede la capacità di percepire
in maniera sovrasensibile. Riflettendo profondamente
capirete il paragone. Nello sviluppo di questo ultimo seme
vitale, l’uomo sente ciò che, a ragione, viene
descritto come beatitudine, perché è una beatitudine. È
il sentimento contrario di ciò che l’uomo può
percepire quando sente gli oggetti. Ora li sente
dispiegati, prima scorrono via; ma ora scorre l’essere,
e nell’allestimento del seme vitale lo percorre il
sentimento che si può paragonare con ciò che, ad un
gradino inferiore – con una riflessione profonda vi
apparirà significante – ha la gallina quando cova l’uovo;
il beato dischiudersi di una vita, la beatitudine del
dischiudersi del germoglio. Questa beatitudine porta al
fatto che l’uomo si immagina, spiritualmente, ciò che
lo incatena al mondo fisico, e che lo porta all’esistenza
fisica. Siccome ha raccolto nuove esperienze, che egli
imprime nel seme fondamentale, ogni vita diventa – ad
eccezione delle vie che vanno su e giú, che pure devono
esserci – piú perfetta.
- Come
l’ultima volta abbiamo visto, abbiamo, nell’interezza
della vita, una salita verso una perfezione sempre piú
grande. Vediamo come ciò che si vive dentro il mondo
fisico, nella produzione nel mondo fisico, si mostra
nuovamente creativo nel sentimento della beatitudine.
Dobbiamo renderci chiaro che la condizione di coscienza
dell’uomo è diversa da quella nel mondo sovrasensibile.
Attraverso un confronto, possiamo chiarificare come lo
stato di coscienza sia diverso nel mondo fisico e nel
mondo sovrasensibile. Pensate ad un uomo che ascolta una
sinfonia. Egli fa penetrare in sé il suono dall’esterno.
Ne gode. Immaginatevi ora che sia possibile che l’uomo,
in maniera creativa, costruisca spiritualmente questa
sinfonia, senza toccare un tasto, senza intonare uno
strumento, in modo tale da ordinare creativamente, a
partire da se stesso, nello spirito, i suoni uno accanto
all’altro. Come la percezione del primo sta a colui in
cui germoglia la sinfonia, cosí il mondo fisico sta alla
percezione del sovrasensibile. Perciò dobbiamo dire: per
percepire il mondo dei cieli, l’uomo deve aver
rinunciato al fatto che nel mondo fisico un qualcosa gli
venga incontro spiritualmente. Fintanto che non ha
rinunciato a ciò, non può vedere.
- Il
mondo spirituale non ci appare come un mondo al quale non
possiamo elevare anche il pensare logico. L’obiezione
piú comune dell’uomo è quella di non poter percepire.
Cosí il concetto di “paradiso” per l’uomo del
futuro si riapproprierà del suo significato. Non un
concetto di un mondo fantastico in cui noi ci potremmo
trovare. La coscienza nella creatività è piú chiara ed
intensa che nel mondo fisico. Per questo motivo dobbiamo
rappresentarci la vita, la coscienza dell’uomo, nel
mondo creativo, anche piú intensa che nel mondo fisico.
In
che rapporto sta il mondo fisico con il mondo
sovrasensibile? È naturale che l’uomo si interessi per
prima cosa a questa connessione. Desidererei esprimere la
controdomanda: saprà mai l’uomo del mondo
sovrasensibile, di coloro che per lui sono cari ed
importanti? Avrà un qualche seguito quello che qui si
svolge? Lo avrà! E lo si può facilmente capire se si
riflette in piena chiarezza su ciò che prima è stato
detto nel rendere comprensibile che c’è un’intima
connessione fra questo mondo fisico ed il mondo
sovrasensibile. Un esempio ad hoc: supponiamo che una
madre sia attaccata con amore al suo bambino. Dapprima
questo amore, si potrebbe dire, si sviluppa su basi
naturali. Poi, ad ogni nuovo istante, questo amore si
trasforma da un amore puramente naturale, condizionato da
rapporti fisici, in un amore spirituale. Nella misura in
cui l’amore che è condizionato su basi naturali, viene
metamorfosato in amore materno spirituale, l’uomo cresce
all’interno dell’amore spirituale. Questo amore
diventa un amore piú vero nello spirituale. Come soltanto
l’involucro terreno abbandona l’uomo, cosí soltanto
il fisico-terreno abbandona l’essere spirituale. L’intera
rete che si instaura fra anima umana e anima umana, ciò
che vive di cuore in cuore, da spirito a spirito, esiste
in maniera invisibile anche nel mondo sovrasensibile.
Tutto ciò che qui è legato in maniera spirituale, si
ritrova in piena coscienza, in chiara coscienza nel mondo
spirituale. Quando ci si ritrova, si riforma un legame per
una nuova vita, in modo tale che coloro che si ritrovano
con una simpatia spesso marcata, debbano avere dei
chiarimenti reciproci su ciò che hanno intessuto nella
vita precedente. Cosí vediamo come il nostro mondo
sensibile ci colloca nell’invisibile mondo
sovrasensibile. E come l’uomo è un cittadino nel mondo
sensibile fra nascita e morte, cosí è un cittadino del
mondo sovrasensibile dopo la morte, cosa ai nostri tempi
ignota fra nascita e morte.
- Nell’ultima
trattazione(5) abbiamo
rappresentato il concetto di “inferno” ed oggi il
concetto di “paradiso”, che contiene tutto ciò che
esiste di influssi spirituali sull’uomo. L’ultima
volta ci siamo occupati delle forze che portano all’indurimento,
mentre ciò che è stato descritto oggi appare come il suo
contrario: il principio di evoluzione. La vita incede da
esistenza ad esistenza, e tanto piú è stato trasformato
dall’ultima vita in forze creative, tanto piú elevata
si sviluppa l’esistenza successiva. Non volendo godere
solo di ciò che accoglie in sé, ma anche di ciò che
riesce a penetrare, di ciò che trasforma in forze
spirituali, l’uomo continua ciò che si compie nel mondo
celeste. Tutto ciò che l’uomo può far progredire è
contenuto dell’elemento celestiale, tutto ciò che
ostacola il progresso, è contenuto dei mondi infernali.
Chi vuole portare questo concetto di paradiso in armonia
con quello che hanno acquisito le scienze naturali, lo
può fare facilmente. Lo realizzerà in piena armonia. I
nostri contemporanei non sono molto inclini ad avere a che
fare con la vita interiore di questi mondi superiori. La
nostra epoca è stanca di trattazioni dei mondi
sovrasensibili, e perciò è troppo propensa a credere a
chi enuncia la proposizione: «Ciò che non percepisco,
non è vero, e se qualcuno afferma esser vero allora o è
pazzo, o è cretino». Troppi in quest’epoca credono a
questa opinione. Come vediamo chiaramente quali grandi e
potenti progressi la nostra epoca ha conseguito
relativamente alle scienze fisiche, vediamo d’altro
canto come poco sia incline, la parte di gran lunga
maggiore dei nostri contemporanei, ad approfondire il
mondo sovrasensibile. Si è dell’opinione che
approfondire il mondo sovrasensibile renda un uomo debole
ed estraneo al mondo sensibile. Questo è un pregiudizio.
Se qualcuno che ha di fronte a sé un pezzo di ferro,
dice: «In questo ferro c’è forza magnetica; strofinalo
con un altro ferro ed otterrai un magnete», un altro
potrebbe venire e dire: «Sai cosa? Il pezzo di ferro è
buono per conficcare chiodi!». Questi sono i veri
fantasticatori, che prendono il sensibile, ciò che è
pratico, come colui che prende un magnete solo per battere
chiodi. I realisti, i monisti, gli utilitaristi e cosí
via dicendo, sono i veri fantasticatori. Conoscono solo le
forze del mondo fisico, ed esultano se vengono compiuti
poderosi progressi solo portando alla luce le forze del
mondo fisico. Nulla, ma proprio nulla, la Scienza dello
Spirito ha da obiettare contro questo mondo fisico. Ma sa
anche che è proprio il tempo che gli uomini imparino, di
nuovo, che nel fisico si cela lo spirituale, e che poi gli
uomini diventano proprio sognanti, se chiudono il loro
occhio spirituale al mondo spirituale. Veraci realisti,
apostoli di realtà, oggi sono coloro che accennano alle
forze spirituali! Cosa vogliono questi veraci realisti?
Vogliono che le forze reali che dormono all’interno del
sensibile vengano introdotte in questo mondo, che vivano
all’interno dell’intera evoluzione, e che non
introduciamo solo il telegrafo, il telefono e la ferrovia,
cioè le forze abituali, bensí anche le forze spirituali.
- Se
colui che dà ascolto a queste cose, viene ancora oggi
deriso, poco gliene importa di tale derisione. Egli sa che
come i grandi della scienza fisica hanno dapprima trovato
dei sostenitori solo in una piccola cerchia, anche coloro
che hanno da dire qualcosa dei mondi spirituali
necessariamente non possono trovare subito le proprie vie
nel grande mondo. Anche se solo pochi possono fare
telegrafi, telefoni e locomotive, gli altri, però,
possono ben utilizzarli. Ma il mondo spirituale, ognuno
deve raggiungerlo da sé. I grandi fisici Thomson(6),
Clausius(7), e cosí via,
hanno i loro seguaci, che sono in grado di riconoscere le
leggi fisiche. Una delle piú grandi leggi fisiche è, al
tempo stesso, qualcosa in cui l’uomo si imbatte nel
mondo spirituale. Per quelli che un po’ si sono occupati
di fisica, non dico nulla di sconosciuto se pongo l’attenzione
sul fatto che esiste una legge di entropia, che proviene
da Carnot(8), lo zio del
presidente francese. Cosa afferma? Afferma uno dei piú
certi enunciati fondamentali che abbiamo nel mondo fisico,
propriamente su come le forze del mondo si trasformano, in
rapporto al fisico. Afferma come le forze nel fisico si
trasformano come una forza passa in un altra. Battete con
la mano su un tavolo e misurate con un termometro preciso
l’azione sul piano. Troverete che il punto in cui cadeva
il colpo è divenuto caldo. Vedete come il calore della
locomotiva si trasforma in movimento e questo viceversa in
calore. Alla base di tutto ciò sta una grande legge: la
legge di entropia.
Dalle
considerazioni sul mondo diventa chiaro che la
trasformazione della forza indica una certa linea
direzionale, un senso preciso. La legge di entropia ci
indica che, alla fine, tutte le forze si devono
trasformare in calore, e che questo calore si distribuisce
nello spazio cosmico. Oggi si prova con leggi fisiche che
la Terra, il nostro mondo fisico, alla fine subirà una
morte per il calore. In questo consiste tale legge. Chi è
dell’opinione che nel nostro mondo esistono solo leggi
fisiche, deve negare tale legge; altrimenti questi, se
accettasse tale legge, dovrebbe dire: è tutto finito. Per
questo motivo, Haeckel è dell’opinione che questo
principio di entropia è senza senso, perché contraddice
la sua legge sulle sostanze. È legge naturale che le cose
si trasformino in continuazione. Un fisico russo ha
dimostrato, in uno scritto, come ben fondata sia tale
legge, che ci indica la fine fisica dell’attuale stato
del mondo. Proprio nello scritto di tale professor
Chwolson(9) venne posto
il “dodicesimo comandamento”. Potete vedere come un
fisico possa essere attivo sul piano fisico, e nello
stesso modo potete vedere come tali scienziati in campo
spirituale siano ignoranti, su ciò che dice Hegel.
Infatti il “dodicesimo comandamento” è: «Non devi
scrivere nulla di ciò che non capisci». Chwolson lo
segue nel campo della fisica, ma non lo segue nel campo
dello spirito. Tutto ciò che dice rispetto agli aspetti
fisici è scontato; ma ciò che dice riguardo le questioni
spirituali è di poca importanza, e contemporaneamente un
grosso peccato contro la legge: «Non devi scrivere nulla
di ciò che non capisci».
- In
riferimento alle scoperte di Lavoisier, chi conosce anche
un po’ la ricerca spirituale sa cosa significa il fatto
che si dimostri che, quando le sostanze si uniscono una
all’altra chimicamente, il peso è uguale alla somma
delle parti. E quando viene aggiunto: «Questa legge non
contiene niente altro che la vecchia legge matematica: il
tutto è uguale alla somma delle parti», dovrebbe essere
già chiaro che si tratta solo del peso del tutto, che è
uguale alla somma del peso delle sue parti. Kossuth
proprio dimentica che quando si passa allo spirito la
legge non vale piú. Il signor Kossuth dovrebbe prendere
il suo orologio da tasca e distruggerlo in un mortaio; poi
potrebbe proprio vedere se il tutto è la somma delle
parti. Goethe ha già espresso il pensiero che viene
ripetuto piú volte:
Chi
vuole riconoscere e descrivere il vivente,
tenta dapprima di estrarne lo spirito,
poi ha in mano le parti,
purtroppo manca solo il legame spirituale! (10) |
- Che
le scienze naturali non siano talvolta nient’altro che
un trascurare il legame spirituale, lo sanno quei pochi
che cosí credono di essere sul terreno dei fatti sicuri.
D’altro canto scorgiamo, se guardiamo con sguardo
panoramico la posizione di questa questione e la portiamo
in rapporto con ciò che nelle nostre trattazioni abbiamo
posto in relazione al mondo spirituale, che in molti
uomini vive l’anelito di penetrare nei mondi spirituali.
Gli uomini dubitano soltanto di quella cosa del tutto
particolare, di quelle singolarità di cui deve parlare
chi veramente sa di tali questioni. Vediamo ergersi l’anelito
verso i mondi sovrasensibili; non vediamo, però, secondo
la direzione della Scienza dello Spirito, penetrare né la
forza, né l’energia, nei mondi sovrasensibili. D’altro
canto, vi sono i fatti del nostro tempo. Abbiamo nel
nostro tempo una scienza fisica attiva: i Thomson, i
Clausius e i Carnot hanno trovato buoni seguaci. Se si
proseguirà l’evoluzione nella Scienza dello Spirito con
lo stesso spirito, allora i ricercatori nel campo
spirituale troveranno seguaci tanto sani come quelli di
Thomson, Clausius e Carnot. La conseguenza sarà che dall’umanità
che si esclude dal mondo dei cieli, dal mondo
sovrasensibile, ne proverrà un’altra che porterà la
forza siderale dal mondo sovrasensibile a quello
sensibile. La Scienza dello Spirito non deve alienare l’uomo
dal mondo, bensí renderlo forte, energico e
intraprendente per l’esistenza, arricchendo la realtà.
Non estraneo alla realtà, ma ricco di realtà, diviene il
sentimento, per il fatto che la conoscenza viene trasmessa
agli uomini dal mondo spirituale.
- Abbiamo
bisogno di aggiungere ancora due cose, e allora tutto
sarà connesso: nella stessa maniera severa come ora nella
scienza fisica, una grande parte degli uomini avrà la
possibilità di soddisfare il bisogno del cuore, a partire
dal mondo spirituale. Il fatto di congiungere queste due
correnti spirituali, soddisfacimento delle esigenze
sensibili che hanno come origine le scienze naturali, e
soddisfacimento dell’anelito del cuore che ha come
origine lo spirituale, è il compito della Scienza dello
Spirito come corrente culturale.
- Queste
conferenze verranno continuate il prossimo inverno nello
stesso senso. Quello che è rimasto a livello di schizzo
lo completeremo e lo approfondiremo. In conclusione, il
concetto piú importante ed esteso doveva formare l’oggetto
dell’ultima conferenza. Realisticamente si è giunti al
punto di dare una saggezza che da un canto può essere
religione, e che dall’altro può soddisfare quelle che
sono le piú profonde esigenze del cuore. Sorgerà una
corrente spirituale che basterà per tutte le esigenze del
pensare logico, cosí come per l’anelito verso la vita
sovrasensibile. Esiste questo anelito a cui la Scienza
dello Spirito rivolge le proprie parole. Quando verrà
trovata la via a ciò che è presente in questa
aspirazione, allora la sapienza che verrà introdotta in
questo mondo sovrasensibile affluirà in un modo tale nell’anima
umana che la cultura – non si intenda ciò in maniera
retorica – esperirà una rinascita spirituale che
collegherà al fuoco che vive in molti e penetrerà nei
mondi sovrasensibili. Da questo fuoco, la saggezza
scientifico-spirituale giungerà nel mondo sovrasensibile,
perché questo è il suo vero ideale.
- Bisogna
essere grati al grande ideale, che vuole infiammare verso
il fuoco dell’entusiasmo per il sovrasensibile la
saggezza del sovrasensibile; poi, il fatto che la luce
della saggezza si sviluppi dal fuoco dell’amore e dell’entusiasmo,
sarà sempre il cammino della cultura spirituale.
Rudolf
Steiner
|
(1)
August Forel (1848-1931), neurologo, Vita e
morte, conferenza, Monaco 1908 (le citazioni
non sono letterali).
(2)
“Questioni vitali del movimento teosofico” e
“Giudizi dalla scienza presunta tale”, in
«Luzifer-Gnosis», raccolta di articoli, O.O
n° 34.
(3)
Ernst Haeckel (1834-1919), Coloro degni di
vivere, studi generali sulla filosofia
biologica, Stoccarda 1904, 5° Capitolo (la
citazione non è letterale).
(4)
Rudolf Steiner, L’iniziazione, O.O. n°
10.
(5)
Rudolf Steiner, L’inferno, O.O. 56, in
«L’Archetipo» 9, X, 2005.
(6)
William Thomson, dal 1892 Lord Kelvin
(1824-1907), fisico e matematico inglese, fece
importanti scoperte nel campo della
termodinamica, introducendo la scala assoluta
delle temperature, detta poi “scala Kelvin”.
(7)
Rudolf Clausius (1822-1888), fisico tedesco
studioso di termodinamica, in particolare di
entropia, termine da lui coniato.
(8)
Nicolas Léonard Sadi Carnot (1796-1832), fisico
e ingegnere francese, portò a termine ricerche
per migliorare il rendimento del motore a
vapore.
(9)
Orest Danilovitch Chwolson (1820-1911),
professore all’Università imperiale di San
Pietroburgo, scrisse il saggio critico Hegel,
Haeckel, Kossuth ed il dodicesimo comandamento,
Braunschweig 1906.
(10)
Goethe. Faust , Studio, Scena dello
Scolaro.
|
|
|
R. Steiner, Il Paradiso,
conferenza tenuta a Berlino il 14 maggio 1908,
O.O. n° 56, tratta dal ciclo La conoscenza dell’anima
e dello spirito. |
Traduzione di Paolo
Perper. |
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