Redazione

Forse troverete strana la mia lettera, ma io non sono un’assidua lettrice de L’Archetipo e non mi sono mai avvicinata ai temi da voi affrontati, conosco poco l’antroposofia e il pensiero di Steiner. Vorrei comunque sottoporvi la mia esperienza. Un anno fa ho conosciuto una persona che segue e condivide il pensiero di Rudolf Steiner. Me ne sono innamorata e abbiamo iniziato una relazione finita da poco. Sapevo che aveva intrapreso un percorso interiore, ma i suoi accenni a questo lato profondo della propria personalità sono sempre stati piuttosto pochi ed io – e di questo sicuramente me ne faccio anche una colpa – non ho mai mostrato particolare interesse a saperne di piú. Dopo un anno è arrivato il suo radicale cambiamento. Si è chiuso in un mutismo esasperante e mi ha tolto qualsiasi gesto d’affetto e d’amore. Dopo la fine della storia, solamente dopo che io ho chiuso questa relazione, solo dopo, lui mi ha rivelato che la cosa che lo aveva fatto cambiare era il mio mancato interessamento a dei valori che per lui erano fondamentali. Ora la mia domanda è questa: perché a volte le persone che intraprendono un percorso nell’animo non ne traggono anche degli insegnamenti di vita che li portano ad essere aperti verso il prossimo, con tolleranza e amorevole comprensione? Sul numero di agosto ho trovato molto interessante una risposta data a un lettore che si dichiarava poco disponibile al “contraddittorio”. In quella sede è stato usato un termine che mi ha molto colpito: “amorevolezza” verso l’altro, che sia un parente, un amico o anche solo un conoscente. Ed è proprio questo che mi chiedo: il credere fermamente in un percorso che si sta intraprendendo non dovrebbe aiutarci a vivere con serenità anche la diversità altrui? Perché invece spesso si diventa intransigenti e si pretende che un proprio percorso, compiuto faticosamente in anni di vita, diventi automatico per un’altra persona in pochi mesi, senza un aiuto, senza un sorriso?  

Paola d.T.

Per motivi di spazio la lettera è stata riassunta nei suoi contenuti essenziali. Vi si legge di una relazione che avrebbe potuto fiorire con l’aiuto della Scienza dello Spirito, e che non trovando il giusto alimento ha sciupato invece una possibilità karmica. Una delle opere piú grandi per l’uomo, una volta scoperti sicuri ancoraggi interiori e collegamenti al Mondo Spirituale, è di condividerli con quelli che lo circondano, e ancor piú con coloro che ama. Non certo per mezzo di una solerte opera di predicazione o peggio di una intransigente imposizione, ma mostrando un corretto comportamento nei piú diversi avvenimenti della vita, positivi o negativi, fornendo cosí l’esempio della propria effettiva realizzazione animico-spirituale. Se questo non si è verificato, è probabile che tale realizzazione sia ancora lontana per quel discepolo dell’antroposofia, il quale forse non ha posto al centro della propria esperienza la radiosa figura del Cristo, cui tutti dobbiamo ispirarci, e che ci ha dato il massimo comandamento: «Ama il prossimo tuo come te stesso». E come amare di piú se non facendo schiudere l’anima di chi ci è vicino ai meravigliosi insegnamenti del Maestro dei Nuovi Tempi, Rudolf Steiner, che ci aprono lo sguardo ai piú vasti orizzonti della conoscenza umana? Il migliore consiglio, a questo punto, è di proseguire un’individuale ricerca della Via, unita ad una sana disciplina interiore, e forse un giorno un nuovo incontro con quel discepolo, dimostratosi oggi cosí intollerante, aprirà nuove e diverse prospettive, piú consapevoli da entrambe le parti. C’è sempre un risvolto positivo anche in un karma apparentemente negativo, perché si verifichi una nostra maturazione, un approfondimento che ci era necessario, una decisiva svolta di vita. Bisogna cogliere questo aspetto, che spesso deriva da un dolore, a volte persino da una malattia o da un incidente. Il Mondo Spirituale attende il nostro risveglio e c’è gioia in Cielo per ogni nostro piccolo progresso, o presa di coscienza. Anche fra noi c’è gioia quando riconosciamo nell’altro un compagno di strada. La Via è lunga, difficile, ma anche piena di grandi soddisfazioni. Percorriamola insieme.
Mi sembra, ma l’idea forse è ancora acerba, che l’ascesi è male se degenera in brama di sensazioni metafisiche, mentre il piacere erotico non è male se convertito in Luce: ma se è cosí, quali limiti devo pormi? 

FdA 

Nostro còmpito è trasformare il buio in luce, l’istinto in consapevolezza creatrice, la spinta automatica alla riproduzione in volontà generatrice. Finché la riproduzione resterà legata all’animalità – e sappiamo che non dovrà esserlo ancora per molto – l’importante è sollevare, attraverso l’ascesi conoscitiva e l’Amore come offerta di sé (non brama per sé), la bruta animalità fino al livello di umana consapevolezza. Non si tratta di evitare il rapporto d’amore (d’amore, non di semplice accoppiamento fisico), né di evirarsi come fece Klingsor per ottenere una castità fisiologicamente indotta, ma di convertire quanto vi è di automatico in una cosciente donazione di sé all’altro. Vi è anche una tecnica di ascesi, che viene conquistata con lo sviluppo della propria interiorità, ma che non può essere meccanicamente appresa e intellettualizzata. Un aiuto può venire dalla lettura di alcuni libri di Massimo Scaligero in cui l’argomento è stato trattato, in particolare su Graal, Saggio sul Mistero del Sacro Amore.


«Cristo Redentore in trono» mosaico bizantino,
abside della Basilica paleocristiana di San Vitale, Ravenna, sec. VI

Il karma e il Cristo si completano, come il mezzo della salvezza e il salvatore. Col karma l’azione del Cristo diviene una legge cosmica e col principio del Cristo, del Logos manifestato, il karma raggiunge il suo scopo, che è appunto quello della liberazione delle anime coscienti e della loro identificazione in Dio. Il karma è la redenzione graduale, il Cristo è il redentore.
Se gli uomini si compenetrassero bene di queste idee, sentirebbero di appartenere gli uni agli altri e comprenderebbero la legge regnante nelle confraternite occulte: che ciascuno soffra e viva per gli altri(1).
Conseguiremo un momento nell’avvenire, in cui il principio della redenzione esteriore coinciderà per ogni uomo con l’azione interiore del Redentore.
Non è la rivelazione ma la verità che rende gli uomini liberi: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
Il cammino della nostra evoluzione conduce alla libertà. Quando l’uomo avrà destato in sé tutto ciò che profeticamente contiene il principio del Cristo, allora sarà divenuto libero: poiché, se la necessità è la legge del mondo materiale, la libertà regna nel mondo spirituale. La libertà non si conquista che gradualmente, ed essa non apparirà totalmente nell’uomo che al termine della sua evoluzione, quando la sua natura sarà veramente spiritualizzata.

Edouard Schuré

Da Esoterismo cristiano, Ed. Bocca, Milano 1940, pp. 178-179
(Basato su un ciclo di conferenze tenute nel 1906 a Parigi da Rudolf Steiner).

(1) «I salvatori, i liberatori, seguono il modello del Cristo, e perciò assumono un peso maggiore, in quanto essi saranno i salvatori di coloro che assumono su sé il peso del male e dell’errore per essere i salvabili» nota autografa in margine al testo di Massimo Scaligero.