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Il
martirologio romano e il menologio greco datano al 20
luglio del 914 a.C. il rapimento del profeta Elia di
Thesbe da parte di un non meglio specificato “cocchio
di fuoco con cavalli di fuoco”. L’episodio è
raccontato nel Libro IV de I Re. Il profeta si
stava recando, col suo compagno e discepolo Eliseo, da
Galgala a Betel, in una missione per riconvertire gli
adoratori di Baal: «E mentre andavano innanzi, e
camminando discorrevano insieme, subitamente un cocchio
di fuoco, con cavalli di fuoco, separarono l’uno dall’altro;
ed Elia salí al cielo in un turbine».
- Anche
Romolo venne preso da un turbine ed assunto in cielo,
cosí come Numa Pompilio, e ad Efeso la Vergine Maria.
Il corpo fisico, nella sua interezza, viene assorbito da
una forza soprannaturale e trasferito in una dimensione
altra, sottraendosi al processo mortale. Una dimensione
dalla quale è possibile manifestarsi anche dopo l’avvenuto
rapimento, come nel caso del profeta Elia che, a quanto
ci riferisce il Libro II dei Paralipomeni, pur
essendo stato assunto in cielo da lungo tempo, ad un
certo punto inviò una lettera all’empio re di Giuda,
Joran, figlio del pio re Josaphat, per indurlo al
pentimento e all’abbandono dell’idolatria.
- Le
Sacre Scritture dal versante del prodigio, e i libri di
storia da quello della leggenda e della cronaca, ci
parlano di fatti e fenomeni che noi, per fede nello
spirituale o per fiducia nella validità degli autori e
dei testi, oltre che per la grandiosità dei personaggi
coinvolti, siamo disposti a ritenere attendibili. Per
queste ragioni, ad esempio, riteniamo assai probabile,
anzi certo, che Lot e la sua famiglia venissero condotti
fuori da Sodoma da due o tre figure materializzatesi dal
nulla, misteriosamente. Esseri che potevano persino
condividere l’esperienza umana del consumare il cibo
con la famiglia di Lot, anche se poi dai loro occhi
emanava un raggio capace di annientare. La Bibbia li
definisce angeli, ovvero esseri agenti tra l’uomo e la
divinità, di cui sarebbero i latori di annunci o di
ammonimenti, oltre che facenti tutori in casi come
quelli di Lot, o di consolatori nel deserto per lo
stesso Elia e per Gesú al termine delle tentazioni
diaboliche.
- Fin
qui la tradizione religiosa. C’è però chi ritiene
che i salvatori di Lot fossero in realtà abitanti di un’altra
dimensione, planetaria o stellare, venuti a porgere
aiuto a un uomo giusto, non meritevole del tremendo
castigo che avrebbe di lí a breve devastato le
peccaminose città di Sodoma e Gomorra.
- Chi
propende per questa tesi, pur non sconfessando del tutto
il racconto biblico, appartiene alla non folta ma
determinata schiera degli ufologi. Costoro sostengono
che nell’episodio di Lot come in altri frangenti della
storia umana, solleciti paladini, animati da
soccorrevoli sentimenti per l’uomo in difficoltà, si
siano mossi dalle loro dimore extraterrestri per dargli
una fraterna mano, viaggiando su veicoli sottratti alle
leggi spazio-temporali. C’è chi tra loro avanza
persino l’ipotesi che il nostro pianeta sia stato
colonizzato da civiltà aliene, e che le varie razze
sarebbero tentativi genetici sperimentali. La scomparsa
dei dinosauri, subitanea e globale, avrebbe consentito
di preparare uno scenario ambientale sostenibile dalla
creatura umana, di alto potenziale animico-intellettivo
ma vulnerabile fisicamente.
- Ipotesi,
dunque, congetture, un terreno malcerto in cui scienza e
immaginazione si avventurano, ciascuna pronta a
debellare l’altra con la prova delle prove. Mancando
però la conoscenza spirituale, l’unica in grado,
attraverso la cronaca dell’Akasha, di visionare le
passate ère della civiltà umana e dell’evoluzione
cosmica, ferve un’annosa diatriba tra le due
contendenti, entrambe condizionate dalla realtà fisica
e dai riscontri oggettivi.
- Per
dibattere questi argomenti, ultimamente piú di rado, si
organizzano talk show televisivi sui fenomeni ufo
e sulla provata o meno esistenza di forme di vita
intelligente al di fuori della dimensione terrestre.
Sarebbero, queste, occasioni utili a dirimere
controversie e a dissipare dubbi ed equivoci a favore
del grande pubblico assetato di mistero e di
trascendenza. Ma alla fine, tutto ciò che riesce a
decantare dai concitati incontri-scontri catodici tra
gli ufologi e i loro detrattori, è l’esibizione di
una inflessibile sicumera da ambedue gli schieramenti. I
primi, detti anche “contattisti”, credono in maniera
fondamentalistica nell’esistenza degli extraterrestri,
e sarebbero perciò disposti a immolarsi sul rogo per
testimoniare la loro fede. I secondi, altrettanto
fanaticamente, si mostrano decisi a bruciare vivo chi si
ostina ad affermare che il carro d’Elia altro non
fosse che un modulo ricognitore inviato dall’astronave-madre
a recuperare il profeta, in realtà un alieno incaricato
di incivilire gli abitanti della Terra, creature
imperfette piuttosto inclini alla gozzoviglia e alla
cupidigia dei beni materiali, possibilmente altrui.
- A
ben vedere e interpretare i due atteggiamenti, quello
che afferma e quello che nega, viene da chiedersi cosa
ne generi le motivazioni profonde e le reali finalità.
Gli ufologi, pur non essendo certi al cento per cento
delle loro tesi, le sostengono perché, animati da
inconfessate aspettative palingenetiche, nutrono la poi
non tanto segreta speranza che i “fratelli dello
spazio” atterrino finalmente per risistemare le cose
su questa anarchica zolla di cosmo, trovandosi essi
fuori dai giochi e quindi giudici imparziali. I loro
avversari, per contro, sono fermi nel loro ostracismo
per il motivo opposto: temono cioè la possibilità
concreta di un simile evento, e che cioè gli “omini
verdi” siano dotati di armamentari tecnologici e di
conoscenze in ogni campo millenni avanti a noi, e
vengano a ridimensionare, o persino azzerare,
nullificandolo, un potere egemone e ormai globalizzato a
livello planetario, che nel corso di laboriosi percorsi
progettuali e operativi essi sono riusciti a stabilire
su questo pianeta, istituendovi regole giuridiche,
economiche, culturali e dogmatiche, funzionali alla loro
ferrea e inattaccabile supremazia. Paventano che magari
i nuovi venuti, che ambienti new age e di rottura
definiscono anche i “Signori della Fiamma”, nel giro
di poche ore dall’atterraggio possano affidare la
gestione degli affari terrestri proprio agli individui
vittime delle degenerazioni e aberrazioni di quel
potere, mettendo fuori gioco tutto l’arsenale
deterrente, le formule e strategie ricattatorie con cui
i potenti del mondo hanno mantenuto sotto il giogo chi
non era in grado, per censo o per sorte, di accedere
alle stanze dei bottoni e ai sancta sanctorum
delle scienze accademiche e delle lobby finanziarie.
- Da
una parte quindi la paranoia centrifuga verso una
dimensione nella quale molti dei problemi che assillano
l’attuale civiltà – vedi crisi energetica, pandemie
incontrollabili, sperequazioni economiche, conflitti
etnici e territoriali – verrebbero di colpo risolti,
dall’altra una patologia psichica speculare ma
inversa, che interisce chi ne è affetto in una
condizione di mantenimento ad oltranza dello status quo
e dei proventi materiali e morali che da esso derivano.
Lucifero e Ahrimane che si fronteggiano e distillano per
i propri seguaci, uno l’elisir di una perenne e mai
soddisfatta istanza messianica, dalle implicazioni
millenaristiche, e l’altro il vino inebriante che il
Signore del materialismo distribuisce tra gli invitati
alle sue feste nel palazzo rutilante di ori, gemme e
fini broccati.
- L’una
e l’altra posizione non tengono conto delle cadenze
karmiche degli individui e degli stessi pianeti. Le
condizioni di disagio, povertà ed emarginazione, cosí
come i favori della sorte e della natura, fanno parte di
un comune disegno evolutivo da sviluppare in
autocoscienza e autodisciplina, secondo criteri di
moralità e disponibilità animica.
- Solo
quando tale progetto di sublimazione, prima a livello
individuale, e in seguito di tutti gli individui, sarà
compiuto, anche il nostro pianeta avrà finalmente
eterizzato la propria materialità e quindi sarà in
grado di entrare in contatto con altre civiltà del
nostro sistema solare e di mondi posti fuori di esso.
Dobbiamo per il momento contentarci di visitarli durante
il periodo di sogno e sonno profondo, ogni notte, e
riportarne esperienze utilissime alla nostra maturazione
interiore. Sono le visite a quegli scenari di cui dà
ampia testimonianza la Scienza dello Spirito per bocca
di Rudolf Steiner, e che il Maestro di Lione, Maître
Philippe, descrive con vivezza di immagini e avvincenti
suggestioni: «C’è un’infinità di mondi oltre il
nostro, dove le creature si presentano sotto le forme
animali del nostro mondo. Ma questi animali sono ben
piú elevati, ben piú intelligenti della maggior parte
degli uomini attuali. Hanno un’anima identica alla
nostra e sono fatti, come noi, di anima, spirito e
corpo, a immagine di Dio. Conoscono cose che noi
ignoriamo, e noi conosciamo delle cose che essi
ignorano. …La nostra anima può passare in essi e la
loro in noi. …Noi siamo in un mondo molto arretrato;
ci sono dei mondi dove l’ultimo degli abitanti è piú
progredito del primo del nostro pianeta. …Ovunque
esistono esseri buoni mischiati ai cattivi, ovunque si
riconosce un Essere unico, creatore di tutte le cose».
- In
attesa che quanto previsto dalla scienza esoterica si
compia, a noi umani non ancora realizzati spetta fare
ricorso alla scienza della materia, colosso dai piedi d’argilla,
panno troppo corto per coprire tutti i nostri dubbi e le
necessità contingenti. E fosse soltanto la scienza
imperfetta a turbare i nostri sonni e alimentare le
nostre insicurezze! Ci tocca fare i conti con gli
apparati politici, ossia con quelle entità
istituzionali cui è demandato il governo delle
comunità umane, dal piccolo villaggio rurale alla
metropoli multietnica. Tutto comincia in genere con l’elezione
dei candidati alle diverse cariche pubbliche. In Italia
ciò avverrà per l’ennesima volta l’anno prossimo,
2006. Gli italiani dovranno dunque di nuovo scegliere
tra gli articoli visti e rivisti, usati e abusati, e
dovranno accontentarsi di alternative solo in apparenza
tali, non essendo ipotizzabile, neppure a livello
fantascientifico, la parusía dei Signori della Fiamma.
Sarebbe
questa la vera prova del nove, quella per verificare sul
serio come e quanto gli italiani amino e soprattutto
stimino i politici che promettono l’Eldorado a ogni
cadenza elettorale: offrire loro un’alternativa
inedita, di personaggi al di sopra dei giochi e delle
parti.
- Ma
poiché tale ipotesi è nel novero delle utopie, dovremo
scegliere tra gli scampoli che offre il mercato della
nostra politica. Certo, non mancheranno gli imbonitori,
i mercanti, anzi i bancarellari, bravi come sempre a
infiorare il prodotto con frasche e orpelli, proponendo
offerte speciali a tasso zero di qui all’eternità. E
noi compreremo, plagiati come siamo da mille decreti,
codici e divieti. Lo faremo guardando il cielo, un po’
per vedere se ci sono ancora santi disposti a
intercedere per questo popolo confuso e sempre piú
appiattito nelle sue nicchie di sopravvivenza, e un po’
per scorgere, magari chissà, tutto è possibile, l’astronave
madre che manda giú i ricognitori con a bordo gli
angeli di Lot. Ma dovranno essere veramente ben
determinati.
- Altrimenti
dovremo sperare, almeno quelli che non partecipano
direttamente, e neanche indirettamente, ai banchetti del
Palazzo, nell’assunzione o, in ossequio al glossario
ufologico, all’abduction in una dimensione
ultraterrena. Come genialmente illustrato dalle
stupefacenti sequenze finali del bel film di De Sica e
Zavattini “Miracolo a Milano”, o come descritto dai
versi della famosa “ ‘a Mappata”, momento cruciale
del poemetto di Salvatore Di Giacomo Lassammo fa’ a
Dio. Vi si narra che l’Onnipotente, disceso a
Napoli con San Pietro, vedendo la diffusa, inguaribile
miseria della città, provvede, nella fantasia del
poeta, a risolvere l’annoso problema nell’unico modo
possibile:
«Dio
guardaie, spaventato. Mmiez’a strata,
stuorte, struppie, cecate,
giuvene e vichicchiarielle,
guagliune senza scarpe,
vicchiarelle appuiate a ’e bastuncielle,
scartellate, malate,
e ciert’uocchie arrussute
chine e lacreme, e mane
secche, aperte, stennute...
« ’A carità!...».
Sta voce
e voce a centenara
sentette, ’a tutte parte,
disperate, strellà:
e quase lle parette
dint’ a n’eco e ’a luntano
sentí ’o stesso lamiento...
« ’A carità!...». |
Cu
na resella amara,
e allisciannose ’a barba franciscana,
San Pietro suspiraie: – Nun c’è che fa’!...
Mo nu’ ve frasturnate, sentite a me:
mo iammuncenno ’a ccà:
piuttosto quando siamo in Paraviso
se ne riparlerà...
–«Come?... Non ho capito!... ».
’O Patre Eterno
capuzziava, parlava isso sulo,
teneva mente in aria... Tutto ’nzieme
fece segno c’a mano. E nu lenzuolo
scendette sulla Terra lentamente,
lo stendettero a terra in piazza Dante
nu centenaro d’angele
tutte vestite ’e velo
nce ammuntunaino dinto ’e puverielle,
e s’e purtaino ’n cielo...» |
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Eh
sí, perché quando gli uomini che dovrebbero provvedere
làtitano, ci pensa Lui a intervenire con piglio autorevole e
risolutivo nelle realtà umane deteriorate. Che riguardi
Napoli, Bucarest, Nairobi, Calcutta, Baghdad e ora New
Orleans, lo fa a modo suo e con i suoi tempi, misurando il
vento della giustizia al vello della pecora. Ma anche al pelo
dei lupi.
Ovidio Tufelli
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