L’Archetipo Anno III n. 2, Dicembre 1997

Pittura

 

Se con animo libero da pregiudizi o retrivi o rivoluzionari, tentiamo d’abbracciare in un panorama i vari impulsi e indirizzi artistici che da oltre un secolo si son manifestati nelle varie arti e nei vari paesi civili, vediamo presentarsi spontaneamente all’occhio interiore un carattere saliente che, simile ad una spiccata linea isometrica, attraversa e in certo modo accomuna fra loro le disparate correnti e le varie tendenze creative.
Per denominare siffatto carattere comune, useremo la parola espressionismo, ma in un significato ben differente da quello in cui la parola è stata usata finora. Si tratta qui di un espressionismo sorto spontaneamente nell’arte moderna quale tendenza pressoché istintiva a lasciar predominare nella creazione artistica una disposizione prettamente individuale, da far valere prevalentemente dall’interno dell’uomo.
Secondo questo espressionismo, come noi l’intendiamo, il mondo esterno non ha valore essenziale come contenuto d’arte, poiché l’espressionismo in arte tende a sostituire al mondo esteriore, inaccettabile come canone artistico, un mondo quanto piú assolutamente individuale interno. All’arte realistica oggettiva, sostituisce un’arte (o meglio, una aspirazione d’arte) di assoluta interiorità. Ma tale sforzo realmente ha potuto essere, finora, quasi soltanto uno sforzo formale; giacché è rimasto pur sempre vecchio il contenuto spirituale dell’interiorità stessa; e perciò la cosa si è risolta, per lo piú, in una sfrenata e spesso capricciosa rottura della forma, o deformazione tecnica, fatta in applicazione (sia pure polemica) all’arte del passato e alla tradizione. La sostanza era sempre quella antica. Nulla, o ben poco, si è fatto nel mondo dell’arte, se si eccettuino alcune sparse intuizioni, per rinnovare nell’arte il contenuto spirituale dell’Io; e tanto meno poi per la ricerca di un metodo che portasse a questo rinnovamento.
Resta tuttavia, quale orientazione positiva, la tendenza istintiva all’assoluta interiorità, che naturalmente non potrà essere realizzata per la via della ricerca formale, bensí per una via precisamente inversa; poiché aspirazione veramente interiore sarà quella che mirerà coscientemente al rinnovamento del contenuto vivente dell’anima. Neppure la forma potrà essere realmente mutata, in arte, se non sarà mutato l’essere interno dell’uomo, tutt’intero.
A differenza dell’antica, l’arte moderna deve prender coscienza del suo nuovo compito, se vuole realmente eseguirlo. Questo è il punto. Non si potrà piú parlare di veri artisti ingenui, fanciulleschi, inconsci. Ciò non è possibile per il presente, e tanto meno lo sarà per l’avvenire.

Arturo Onofri

(A. Onofri, Nuovo Rinascimento, Laterza, Bari 1925)


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