L’Archetipo Anno III n. 2, Dicembre 1997

Il racconto

Queste pagine sono dedicate in particolare ai piú piccoli, perché possano accogliere in sé immaginativamente il significato del Natale.


IL FUOCO

C’era una volta un uomo che uscí nella notte per cercare del fuoco. Andò di casa in casa picchiando:
«Oh, buona gente, apritemi! La mia donna ha dato alla luce un bambinello ed io devo avere del fuoco per lei e il piccolo».
Ma era notte profonda. Tutti dormivano, nessuno ascoltava. L’uomo camminò a lungo, a lungo, finché notò un chiarore. Si diresse verso quella parte e vide un fuoco bruciare all’aperto. Intorno al fuoco c’era un gran numero di pecore addormentate e un pastore a guardia del gregge.
Quando l’uomo si avvicinò alle pecore, tre grossi cani ai piedi del pastore si destarono e spalancarono le bocche per abbaiare. Ma non si udí alcun latrato; poi, mostrando i terribili denti aguzzi, si gettarono sull’uomo. Tentavano di addentarlo alla gola, alle mani, alle gambe, ma i denti non riuscivano ad affondarsi nella carne. Volle allora avvicinarsi al fuoco, ma le pecore giacevano cosí fitte, una accostata all’altra, che a nessuno sarebbe riuscito passare. Ma egli passò sui corpi delle pecore addormentate e nessuna si destò e nessuna si mosse.
Quando l’uomo giunse vicino al fuoco, il pastore alzò gli occhi. Era costui una persona burbera e arcigna, dura verso tutti. Vedendo lo straniero, afferrò il suo lungo bastone acuminato e glielo lanciò contro con forza. Il bastone sibilò in aria e, quando stava per colpire, deviò, andando a cadere lontano, nel campo. Ora l’uomo si fece vicino al pastore e gli disse:
«Amico, aiutami e dammi un po’ di fuoco. La mia donna ha dato alla luce un bambinello e devo scaldare lei e il piccino».
Il pastore stava per rispondere sgarbatamente di no, ma si ricordò che i cani non avevano morso, che le pecore non si erano mosse, che il bastone aveva deviato; fu preso da timore e disse:
«Prendine quanto ne vuoi!»
Ma intanto non era rimasto piú né un ceppo acceso né un ramo, solo una grande quantità di brace: e lo straniero non aveva né pala né orciolo per prendere e portar via la brace.
Appena il pastore se ne accorse, ripeté con gioia cattiva:
«Prendine quanto ne vuoi!» e pensava: “Non potrà prendere un bel nulla!”.
Ma l’uomo si chinò e con le mani prese i carboni piú accesi e li mise nel mantello. I carboni non gli bruciarono le mani né il mantello ed egli li portò via come se fossero noci e mele.
Quando il perfido pastore vide questo strano caso, cominciò a stupirsi.
“Che notte è mai questa – pensava – che i cani non mordono, le pecore non si spaventano, il fuoco non brucia?”
E richiamò indietro lo straniero:
«Che notte è questa, e come avviene che tutte le cose hanno pietà di te?»
«Non te lo posso dire, se non lo vedi da te!» e cosí dicendo si ripose in cammino per portare il fuoco alla donna e al bambinello.
Ma il pastore era curioso di conoscere il perché di quei fatti cosí strani e si levò in piedi e seguí da lontano lo straniero. Vide che l’uomo non aveva nemmeno una capanna e la donna e il bambinello giacevano in una grotta. Allora il pastore si sentí muovere a compassione per il bambino che poteva morire di freddo nella grotta. E cosí, senza quasi accorgersene, sciolse il sacco, ne tolse un caldo panno di lana di pecora e lo diede allo straniero, perché ne facesse un giaciglio per il bimbo.
Allora, mentre il cuore del pastore si muoveva alla pietà, egli vide quello che prima non aveva potuto vedere e udí ciò che prima non aveva potuto udire.
Intorno al bambinello era una fitta schiera di piccoli angeli con le ali d’argento e tutti cantavano che nella notte era nato il Salvatore, Colui che doveva salvare il mondo dai peccati. Era grande giubilo, grande letizia e canti e suoni, là dove il pastore prima non aveva potuto vedere alcuna cosa. Allora egli cadde in ginocchio e ringraziò Dio.

Selma Lagerlöf

(S. Lagerlöf, da: Intorno al mondo, De Agostini, Novara 1978)


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