L'Archetipo Anno III n. 10, Agosto 1998

Il racconto

CINQUE 
STORIE 
ZEN

Le porte del paradiso

Un soldato che si chiamava Nobushige andò da Hakuin e gli domandò:
"C'è davvero un paradiso e un inferno?".
"Chi sei?" volle sapere Hakuin.
"Sono un samurai" rispose il guerriero.
"Tu un soldato! rispose Hakuin Quale governante ti vorrebbe come sua guardia? Hai una faccia da accattone!".
Nobushige montò cosí in collera che fece per snudare la spada, ma Hakuin continuò:
"Sicché hai una spada! Come niente la tua arma è troppo smussata per tagliarmi la testa".
Mentre Nobushige snudava la spada, Hakuin osservò:
"Qui si aprono le porte dell'inferno!".
A queste parole il samurai, comprendendo l'insegnamento del maestro, rimise la spada nel fodero e fece un inchino.
"Ora si aprono le porte del paradiso" disse Hakuin.

La mente di pietra

Hogen, un insegnante di Zen, viveva tutto solo in un piccolo tempio in campagna. Un giorno arrivarono quattro monaci girovaghi e gli chiesero se potevano accendere un fuoco nel suo cortile per scaldarsi.
Mentre stavano preparando la legna, Hogen li sentí discutere sulla soggettività e sull'oggettività. Andò loro accanto e disse:
"Ecco questa grossa pietra. Secondo voi, è dentro o fuori della vostra mente?".
Uno dei monaci rispose:
"Dal punto di vista del Buddhismo, tutto è un'oggettivazione della mente, perciò direi che la pietra è nella mia mente".
"Devi sentirti la testa molto pesante osservò Hogen se te ne vai in giro portandoti nella mente una pietra come questa".

Imparare a star zitti

Gli allievi della scuola di Tendai solevano studiare meditazione anche prima che lo Zen entrasse in Giappone. Quattro di loro, che erano amici intimi, si ripromisero di osservare sette giorni di silenzio.
Il primo giorno rimasero zitti tutti e quattro. La loro meditazione era cominciata sotto buoni auspici; ma quando scese la notte e le lampade a olio cominciarono a farsi fioche, uno degli allievi non riuscí a tenersi e ordinò a un servo:
"Regola quella lampada!".
Il secondo allievo si stupí nel sentire parlare il primo.
"Non dovremmo dire neanche una parola" osservò.
"Siete due stupidi. Perché avete parlato?" disse il terzo.
"Io sono l'unico che non ha parlato" concluse il quarto.

La strada fangosa

Una volta Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto.
Dopo una curva, incontrarono una bella ragazza, in kimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare la strada.
"Vieni, ragazza!" disse subito Tanzan. Poi la prese in braccio e la portò oltre le pozzanghere.
Ekido non disse nulla finché quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non poté piú trattenersi.
"Noi monaci non avviciniamo le donne disse a Tanzan e meno che meno quelle giovani e carine. È pericoloso. Perché l'hai fatto?".
"Io quella ragazza l'ho lasciata laggiú disse Tanzan. Tu la stai ancora portando con te?".

Bene e male

Durante le settimane in cui Bankei faceva il suo ritiro di meditazione, gli allievi venivano da tutto il Giappone per assistervi. Nel corso di uno di questi seminari, un allievo fu sorpreso a rubare. L'episodio fu riferito a Bankei con la richiesta che il colpevole fosse scacciato. Bankei ignorò il fatto.
Successivamente l'allievo fu colto di nuovo in flagrante, e anche stavolta Bankei non si curò della faccenda. Questo fece andare in collera gli altri allievi, che presentarono una petizione in cui chiedevano l'allontanamento del ladro, affermando che altrimenti se ne sarebbero andati tutti quanti.
Allorché Bankei lesse la petizione, li convocò tutti.
"Voi siete fratelli assennati disse. Voi sapete quello che è bene e quello che non lo è. Voi potete andarvene a studiare altrove, se cosí vi garba, ma questo povero fratello non sa nemmeno distinguere il bene dal male. Chi glielo insegnerà, se non lo faccio io? Lo terrò qui anche se doveste andarvene tutti quanti".
Un fiume di lacrime inondò la faccia del fratello che aveva rubato. Ogni desiderio di rubare era scomparso in lui.

da: 101 Storie Zen a cura di N. Senzaki e P. Reps,
Adelphi, Milano 1982

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