L'Archetipo Anno III n. 6, Aprile 1998

SITI E MITI

CASTEL DEL MONTE

Castel del Monte dista 19 chilometri da Andria, in provincia di Bari. Posto in vetta a una breve collina delle Murge, l'edificio ottagonale è legato alla memoria di Federico II di Svevia. Questi, definito dai suoi contemporanei Stupor mundi, annunciato come redentore da Virgilio nella IV egloga e celebrato da Dante quale «l'ultima possanza», fece erigere il castello nel 1240, all'apice delle fortune ghibelline in Italia. A dirigere i lavori l'imperatore chiamò da Cipro l'architetto Philippe Chinard, esperto tanto negli stili occidentali dell'epoca, il romanico e il gotico, quanto in quelli dell'area mediterranea orientale influenzati dalla presenza islamica. La scelta di un architetto "cosmopolita" obbediva alla politica dell'imperatore ispirata a una versatilità culturale, alla concezione universalistica dell'impero, alla tolleranza religiosa e alla convivenza etnica delle popolazioni a lui soggette.
Il castello sembra voler racchiudere, nelle sue linee di sobria ma possente armonia, tutte queste implicazioni, oltre a rendere testimonianza degli interessi di Federico per le concezioni cabalistico-esoteriche che liberamente circolavano all'interno della Magna Curia alla sua corte di Palermo. La costruzione infatti non riveste un ruolo strategico, data l'area di edificazione e il periodo in cui fu eretta, e la struttura manca anche di quei locali destinati a usi militari quali scuderie e arsenali. Pertanto si potrebbe attribuire all'edificio una destinazione accademico-scientifica, una sorta di buen retiro per letterati, filosofi e scienziati di cui Federico amava circondarsi, ma l'assenza di cucine e di aree di intrattenimento fa dubitare anche di questa ipotesi.
Di certo si rileva che la costruzione è orientata, sull'esempio degli antichi templi, sugli equinozi e sui solstizi, in quanto la luce solare vi penetra secondo particolari angolazioni e tangenze, tanto da far supporre che si tratti di una struttura eretta in sintonia e sincronia con i tempi e i ritmi della natura e con le occulte cadenze di eventi cosmici e astrali. Inoltre, va osservata la forma peculiare della pianta, che ripete l'ottagono sia nello sviluppo perimetrale sia in ciascuna delle torri esterne. Una configurazione che rimanda al concetto di una corona. Dunque simbolo esoterico, astronomico, o pura affermazione di supremazia politica? O forse il castello doveva rappresentare il punto di incontro con quel Regno dove ha sede il maniero di Re Artú che secondo la leggenda "ruota su se stesso". Una configurazione spirituale i cui sviluppi architettonici dovevano ribadire l'aspirazione metapolitica di Federico che, sotto le sue insegne imperiali, voleva armonizzare teutoni, latini, arabi ed ebrei, conciliando tutte le filosofie e le religioni in una visione umanistico-sacrale del mondo e della storia.


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