L'Archetipo Anno III n. 11, Settembre 1998

Pittura

LA LUCE DELLE ICONE

La pittura bizantina, emanazione diretta del mondo tardo-romano con influenze mediorientali, nacque a Bisanzio e raggiunse il suo apice nel VI secolo sotto Giustiniano. Le espressioni eminenti che la caratterizzavano erano: il mosaico, l'affresco, la miniatura e l'iconografia. Quest'ultima, prima che esercizio pittorico, era arte liturgica e veniva infatti eseguita da cenobiti. Il monaco pittore cercava Dio col digiuno, l'astinenza e la preghiera, e attraverso l'opera del suo pennello conduceva i fedeli al contatto con il divino attraverso le immagini. Figure ascetiche, rigida stilizzazione e ieraticità costraddistinguevano i primi lavori eseguiti a Costantinopoli e nelle comunità monastiche greco-ortodosse intorno al VI-VII secolo.
Con la conversione della Russia al cristianesimo nel 988, l'arte bizantina di ispirazione ortodossa venne introdotta a Kiev e da qui si estese in tutto il Paese, influenzandone la produzione figurativa per diversi secoli. Riferendoci in particolare alle icone, esse rappresentavano essenzialmente motivi religiosi e illustravano la divinità, i santi e le sacre scritture. L'esecuzione delle prime opere russe mantenne all'inizio una totale fedeltà ai modelli bizantini tradizionali, improntati a una rigida composizione e ai toni austeri delle cromíe e delle figure. Calco originale di tale periodo iniziale fu un'icona importata direttamente da Bisanzio intorno al 1100 raffigurante la Vergine, definita "Nostra Signora di Vladimir" o anche, volendo indicare l'atteggiamento di Maria verso il Bambino, "Nostra Signora della tenerezza".
Piú tardi il polo artistico russo si spostò a Novgorod, intorno al XIII secolo, in seguito alla conquista di Kiev da parte dei Mongoli nel 1240. Novgorod divenne quindi un centro importante di fervore artistico, insieme alle città di Pskov e Suzdal. Qui sorgevano importanti cenobi dove convennero anche monaci dalla Grecia e da Costantinopoli per insegnare l'arte della miniatura e dell'icona. Ma la forte inclinazione russa per il misticismo prese il sopravvento sull'ormai statica figurazione pittorica ortodossa greca, e nuove tendenze si svilupparono in antitesi con i rigidi modelli bizantini. Una nuova luminosità e brillantezza dei toni sostituí le tinte scure e i tratti delle figure si addolcirono, umanizzandosi. La distaccata solennità dei personaggi si stemperò in una fluidità di positure e di gesti condiscendenti e benevoli. Il fervido spirito del popolo russo pervase la composizione delle opere, arricchendole di un fulgore e di un dinamismo inediti. La tavolozza si animò: vennero introdotti il cinabro, il bianco neve, il verde smeraldo e il giallo limone, sconosciuti alle tecniche bizantine. Persino un celebre artista di quel periodo, Teofane il greco, originario di Costantinopoli, produsse opere che già risentivano di tale profonda metamorfosi vivificante. Fu quello il periodo definito "Rinascimento di Novgorod", che coincideva con la dinastia degli imperatori Paleologhi. Con il monaco Andrei Rublev (1360-1430), epigono e collaboratore di Teofane, la pittura delle icone divenne sempre piú un esercizio spirituale che aderiva perfettamente ai dettami iconografici, realizzandoli. La disposizione dei colori sulla tavola di legno scandiva un'interiore preghiera, come un mantra reiterato e profondo che scaturiva dai precordi insondabili dell'artista, divenuto autentico ierofante di un culto simbolico teso a realizzare, a opera compiuta, l'ipòstasi della divinità nelle forme e nei colori elaborati seguendo il filo invisibile dell'ispirazione mistica. Si parla appunto per Rublev, e per altri monaci pittori della sua scuola, della famosa "luce taborica", vale a dire di quella particolare qualità luminescente con la quale sapevano far vibrare e raggiare le figure e le tonalità delle loro icone. Luce taborica conquistata dai pittori officianti attraverso un laborioso affinamento interiore e una devozionalità cui veniva improntato persino ogni gesto operativo. Scambio col soprannaturale ottenuto in virtú di un'acquisita capacità di rappresentare appunto la Trasfigurazione del Cristo sul Monte Tabor.
Riferendosi a tali icone, Rudolf Steiner* dice che esse "in realtà nascono direttamente dal mondo spirituale. Vedendole in modo vivo, non si riesce a immaginare uno spazio fisico dietro una Madonna russa. Si deve pensare che dietro il quadro vi sia il mondo spirituale e che da quel mondo sorga il quadro".

* in: Storia dell'arte specchio di impulsi spirituali,
Editrice Antroposofica, Milano 1996


Madonna col Bambino

Icona bizantino-russa del XVI sec., Kiev

Il trasfigurativo di Sagramora

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